“Refashioning the Renaissance. Everyday dress in Europe, 1500–1650” Paula Hohti, ed. (Manchester University Press, 2025)
Refashioning the Renaissance. Everyday dress in Europe, 1500–1650, curato da Paula Hohti e pubblicato da Manchester University Press nel 2025, affronta una questione storica apparentemente circoscritta, ma in realtà decisiva per comprendere la società europea tra Rinascimento e prima età moderna: il modo in cui le persone comuni si vestivano, sceglievano, adattavano e attribuivano significato agli abiti. Il libro non osserva la moda soltanto come fenomeno di corte, né come linguaggio esclusivo delle élite, ma la ricolloca dentro la vita quotidiana di artigiani, bottegai, piccoli commercianti, lavoratori urbani e rurali. La domanda di fondo riguarda la possibilità stessa di parlare di “moda” per gruppi sociali che la storiografia ha spesso rappresentato come marginali, immobili, legati alla necessità e privi di reale capacità di scelta. L’opera parte invece dall’ipotesi opposta: anche al di sotto della nobiltà, l’abito era uno strumento di distinzione, di aspirazione, di decoro, di reputazione e di partecipazione a trasformazioni economiche e culturali più ampie. La rilevanza del volume sta proprio in questo spostamento dello sguardo. Studiare un nastro, una calza, una perla irregolare, un tessuto imitativo o un farsetto ricostruito significa interrogare il rapporto tra consumo, lavoro, tecnica, desiderio e identità sociale. L’abito non appare come superficie ornamentale, ma come punto d’incontro tra materiali, competenze, mercati, norme e pratiche del corpo. Il libro, nato dal progetto di ricerca Refashioning the Renaissance, propone quindi una storia della moda più ampia e meno gerarchica, nella quale il Rinascimento non viene misurato soltanto attraverso i grandi committenti o i ritratti aristocratici, ma anche attraverso gli oggetti che circolavano nelle case, nelle botteghe, nei mercati, nei pegni e negli inventari delle famiglie ordinarie.


