"Robophilosophy: Philosophy of, for, and by Social Robotics", Johanna Seibt, Raul Hakli e Marco Nørskov (The MIT Press, 2025)
Il passaggio decisivo affrontato da Robophilosophy. Philosophy of, for, and by Social Robotics, volume curato da Johanna Seibt, Raul Hakli e Marco Nørskov e pubblicato nel 2025 da The MIT Press, non consiste semplicemente nella crescente capacità delle macchine di eseguire compiti complessi. La questione più profonda nasce quando gli artefatti tecnologici vengono progettati per entrare nello spazio delle relazioni umane, sollecitando fiducia, attenzione, collaborazione, affetto, obbedienza o perfino preoccupazione morale. In quel momento non basta più domandarsi che cosa una macchina sappia fare: occorre comprendere che cosa accade agli esseri umani quando cominciano a rivolgersi a essa come a un interlocutore, a interpretarne i movimenti come segnali intenzionali e a inserirla nelle pratiche attraverso cui si costruiscono legami, responsabilità e aspettative reciproche. Il libro merita attenzione perché colloca la robotica sociale nel punto d’incontro fra innovazione tecnica e trasformazione della nostra immagine dell’umano. Le macchine capaci di simulare comportamenti sociali obbligano infatti a riesaminare distinzioni che sembravano relativamente stabili: quella tra oggetto e soggetto, tra strumento e agente, tra comportamento significativo e semplice prestazione programmata, tra relazione autentica e apparenza di relazione. L’interrogativo non riguarda soltanto l’eventuale somiglianza dei robot con le persone, ma la disponibilità delle persone ad adattare i propri concetti, le proprie emozioni e le proprie norme alla presenza di nuovi interlocutori artificiali. La prospettiva adottata è quindi filosofica in un senso concreto: non osserva la tecnologia da una distanza astratta, ma cerca di chiarire quali forme di vita, di convivenza e di comprensione di noi stessi stiamo rendendo possibili prima ancora che esse divengano ordinarie e difficilmente reversibili.


