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“Roman Military Architecture on the Frontiers: Armies and Their Architecture in Late Antiquity” + Rob Collins, Matthew Symonds, Meike Weber (Oxbow Books, 2015)

apr 17, 2026
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Nella storia delle frontiere romane, l’architettura militare è spesso trattata come un repertorio di forme riconoscibili (porte, torri, castra) che rimandano automaticamente a un “modello” stabile. Questo volume, pubblicato da Oxbow Books nel 2015, sposta l’attenzione: non chiede soltanto “che cosa” si costruisse, ma “che cosa significassero”, in termini di organizzazione degli eserciti, gestione delle risorse, trasformazioni sociali e percezioni di sicurezza, le modifiche materiali osservabili nelle installazioni tardoantiche. Il cuore dell’indagine è la fase in cui la prevedibilità dei forti del Principato si incrina: compaiono varianti regionali più marcate, si riducono e si frammentano presìdi e unità, cambiano funzioni interne e rapporti con gli insediamenti civili, mentre il vocabolario stesso con cui descriviamo truppe e siti diventa meno univoco. Il libro lavora su un presupposto metodologico chiaro: quando le fonti scritte sono ambigue o “generaliste”, la stratigrafia, le sequenze edilizie e la ri-funzionalizzazione degli spazi diventano la via più solida per ricostruire le realtà operative del soldato e della comunità di frontiera nella tarda antichità.

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