The Accidental Taxonomist, pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Information Today, Inc., affronta un problema divenuto centrale con la crescita dell’informazione digitale: come rendere conoscibili e reperibili contenuti che, senza un’organizzazione coerente, rischiano di trasformarsi in una massa opaca. Heather Hedden considera questa difficoltà dalla prospettiva concreta di chi deve scegliere nomi, stabilire distinzioni, riconoscere equivalenze e costruire percorsi di accesso utilizzabili da persone diverse. Dietro operazioni apparentemente semplici si nascondono domande impegnative: quando due parole indicano davvero lo stesso concetto? In quali casi una categoria può essere considerata parte di un’altra? Quanto deve essere specialistico il linguaggio di un sistema informativo? E in che modo si può conciliare la precisione terminologica con le abitudini di ricerca degli utenti? Il libro merita attenzione perché mostra che l’ordine dell’informazione non è mai un risultato automatico della tecnologia. Un motore di ricerca può elaborare enormi quantità di dati, ma non può eliminare da solo le ambiguità del linguaggio, le differenze fra contesti o la pluralità delle espressioni con cui viene formulata una medesima esigenza. Occorre quindi un lavoro intellettuale capace di tradurre la complessità dei contenuti in strutture comprensibili, senza impoverirne il significato. Hedden presenta questo lavoro come una pratica interdisciplinare, situata all’incontro fra linguistica, biblioteconomia, informatica, gestione documentale e conoscenza degli utenti. La questione fondamentale aperta dall’opera riguarda pertanto il rapporto fra classificazione e accesso: organizzare significa rendere visibile la conoscenza, ma significa anche assumersi la responsabilità dei criteri attraverso i quali essa potrà essere trovata.
“The Accidental Taxonomist”, Heather Hedden (Information Today, Inc., 2010)



