“The Invention of the Future: A History of Cities in the Modern World” Bruno Carvalho (Princeton University Press, 2026)
The Invention of the Future. A History of Cities in the Modern World, pubblicato nel 2026 da Princeton University Press, affronta una questione che riguarda insieme la storia urbana, la storia delle idee e il modo in cui le società moderne hanno imparato a immaginare ciò che ancora non esiste. Bruno Carvalho non tratta la città soltanto come un insieme di strade, edifici, infrastrutture e popolazioni, ma come il luogo in cui il futuro diventa visibile prima ancora di realizzarsi. Il libro parte da una domanda semplice solo in apparenza: come hanno fatto gli esseri umani, in un certo momento della modernità, a pensare che il mondo potesse essere non solo atteso, temuto o affidato alla provvidenza, ma progettato? Da questa domanda discende una riflessione ampia sulle città come spazi di promessa, conflitto, esclusione, emancipazione, errore e reinvenzione. L’opera merita attenzione perché mostra che le immagini del futuro non sono mai neutre: stabiliscono chi può abitare la modernità, chi ne resta fuori, chi può decidere la forma dello spazio comune e chi deve adattarsi a decisioni prese da altri. La città moderna, in questa prospettiva, non è solo lo scenario del cambiamento, ma uno dei suoi strumenti principali. Carvalho ricostruisce quasi tre secoli di piani, catastrofi, rivoluzioni, migrazioni, utopie, fallimenti e adattamenti, mettendo in rapporto Lisbona, New York, Parigi, Rio de Janeiro, Buenos Aires, Brasília, Lagos e molte altre città. Il punto decisivo non è stabilire chi abbia “previsto” meglio il futuro, ma capire perché ogni previsione urbana produca effetti, anche quando sbaglia, e perché ogni piano, appena incontra la vita reale, venga trasformato da usi imprevisti, resistenze sociali, interessi economici e condizioni materiali.


