Pubblicato nel 2026 dalla University of Michigan Press, The Mind of the Slave: The Limits of Ownership in Roman Law and Society di Nicole J. Giannella affronta uno dei paradossi più profondi della schiavitù romana: la possibilità di possedere giuridicamente un essere umano senza poter mai possedere interamente ciò che quell’essere umano pensa, vuole, ricorda o decide. Il problema non riguarda soltanto la distanza tra una norma giuridica e una realtà sociale più complessa, ma investe la natura stessa della proprietà quando il suo oggetto è una persona dotata di capacità razionale. Il diritto romano attribuiva al padrone poteri amplissimi sul corpo dello schiavo e sui risultati della sua attività; tuttavia la società romana dipendeva anche da schiavi capaci di comprendere istruzioni, prendere decisioni, amministrare patrimoni, dirigere altri lavoratori, commerciare, mantenere segreti e dimostrare fedeltà. Proprio queste capacità rendevano possibile lo sfruttamento economico dello schiavo, ma introducevano contemporaneamente una zona che il dominio proprietario non poteva raggiungere con certezza: l’interiorità. Giannella sposta quindi l’attenzione dalla domanda tradizionale su quanto fosse esteso il potere giuridico del dominus a un interrogativo differente: che cosa significava concretamente essere proprietari di qualcuno del quale non era possibile conoscere completamente intenzioni, carattere e volontà? Il libro individua qui una tensione strutturale della società schiavistica, perché quanto più uno schiavo era competente, autonomo e utile, tanto più il padrone doveva affidarsi a facoltà mentali che non controllava direttamente. La coercizione fisica poteva imporre un comportamento, ma non garantiva la lealtà, la buona fede o la corretta esecuzione di compiti complessi. Il problema emerge così nelle decisioni quotidiane: acquistare uno schiavo senza poter conoscere davvero il suo carattere; affidargli denaro senza sapere se resterà fedele; interpretare una fuga distinguendo il desiderio di libertà da altre intenzioni; decidere se una condotta virtuosa dimostri l’idoneità alla manomissione. Il volume studia dunque la schiavitù non soltanto come sistema di coercizione, ma come rapporto umano costruito sopra una contraddizione insolubile: trasformare una persona in proprietà senza poter eliminare completamente la sua autonomia mentale. È precisamente in questo spazio, sostiene Giannella, che diventano visibili i limiti pratici della proprietà romana.
“The Mind of the Slave: The Limits of Ownership in Roman Law and Society”, Nicole J. Giannella (University of Michigan Press, 2026)



