“The Social Psychology of Trauma: Connecting the Personal and the Political” di Orla T. Muldoon (Cambridge University Press, 2024)
Il volume “The Social Psychology of Trauma: Connecting the Personal and the Political” di Orla T. Muldoon, propone un rovesciamento di prospettiva: la sofferenza traumatica non è un fatto che riguarda anzitutto individui “fragili” da riparare, ma un fenomeno socialmente situato, la cui comparsa, intensità e traiettoria dipendono da relazioni, appartenenze, istituzioni, disuguaglianze e contesti storici. In questa impostazione il trauma diventa un punto di intersezione tra biografia e politica: ciò che appare come esperienza privata rimanda spesso a condizioni collettive (violenza, povertà, marginalizzazione, guerre, pandemie), mentre ciò che accade su scala pubblica entra nelle vite singole attraverso vincoli, norme, rituali interrotti, fiducia tradita e risorse di supporto negate o rese disponibili. L’autrice insiste sul fatto che la cultura occidentale tende a leggere il trauma come “problema clinico” da trattare, e che questa abitudine riduce la visibilità delle cause sociali e politiche dell’esposizione al trauma e delle possibilità di risposta. L’obiettivo generale è quindi costruire un quadro concettuale capace di tenere insieme due piani che di solito vengono separati: la specificità dell’esperienza personale (che può frantumare il senso di sicurezza e ordine morale del mondo) e la struttura sociale che rende alcune vite più esposte, più isolate, meno protette e meno ascoltate di altre.


