Pubblicato originariamente nel 2013 da Pan Books con il titolo The Spartans. An Epic History e proposto nel testo allegato nell’edizione francese del 2026 di Passés Composés e Terre Neuve Éditeurs, il libro di Paul Cartledge affronta un problema storico che supera largamente la ricostruzione delle vicende di una singola città greca. Sparta è infatti, nello stesso tempo, una società realmente esistita e un’immagine politica continuamente rielaborata: un modello di disciplina e di sacrificio civico, ma anche un ordinamento fondato sulla subordinazione, sull’esclusione e sulla violenza. Cartledge muove dalla domanda su chi fossero realmente gli antichi Spartani e sulle ragioni per cui continuano a occupare una posizione tanto rilevante nell’immaginazione occidentale. La questione non riguarda soltanto l’efficienza di un esercito o la memoria di alcune battaglie, ma il rapporto fra libertà e obbedienza, fra coesione collettiva e annullamento dell’individuo, fra sicurezza della comunità e dominio esercitato su altri esseri umani. L’interesse del libro nasce proprio dalla necessità di tenere insieme questi elementi senza trasformare Sparta né in un ideale da celebrare né in un’anomalia da condannare retrospettivamente. L’autore osserva la città dall’interno delle sue specifiche condizioni storiche, ma segue anche il processo attraverso cui quelle condizioni furono convertite in valori universali, simboli, formule politiche e miti di lunga durata. Ne emerge un interrogativo fondamentale: come può una società costruire un’immagine di eccezionale stabilità e grandezza quando la propria sopravvivenza dipende da una tensione permanente, dal controllo di una popolazione asservita e dalla disponibilità dei cittadini a subordinare ogni legame personale alle esigenze dello Stato?
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