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“Theory of International Politics” Kenneth N. Waltz (Addison-Wesley, 1979)

apr 06, 2026
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In “Theory of International Politics” (Addison-Wesley, 1979) Kenneth N. Waltz prova a fare una cosa che, nella disciplina, viene spesso invocata e più raramente realizzata: costruire una teoria in senso forte, capace di spiegare regolarità e non solo di descrivere eventi. Il punto di partenza è un’insoddisfazione per la resa cumulativa degli studi di politica internazionale: molti dati, molte classificazioni, molte polemiche, ma un guadagno modesto di potere esplicativo. Waltz mette al centro una domanda semplice e severa: che cosa rende possibile una teoria dell’internazionale, dato che gli attori cambiano, le tecnologie mutano, le intenzioni divergono eppure certi esiti – competizione, insicurezza, ricorrenza della guerra, formazione di contrappesi – tendono a ripresentarsi? Il libro, per come è impostato, non offre una cronaca “capitolo per capitolo” né una galleria di casi, ma un’architettura concettuale: chiarisce che cosa significhi “teoria”, mostra perché molte spiegazioni usuali restano parziali, e propone un modo di isolare l’ambito internazionale come “dominio” dotato di una propria logica. La promessa, dichiarata fin dall’avvio, è triplice: valutare gli approcci teorici esistenti, correggerne difetti ricorrenti e mostrare alcune applicazioni del quadro costruito, cioè come una teoria strutturale consenta di formulare aspettative generali sugli esiti della politica tra Stati.

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