“Theory of Strangers. Science of People, Democracy, Non-Psychoanalysis” François Laruelle (Edinburgh University Press, 2026)
Theory of Strangers. Science of People, Democracy, Non-Psychoanalysis, pubblicato in traduzione inglese da Edinburgh University Press nel 2026, a partire dall’originale francese del 1995 uscito presso Éditions Kimé, affronta una questione tanto teorica quanto politica: come pensare l’uomo senza ridurlo alle immagini che la filosofia, le scienze umane, la politica e la psicoanalisi hanno costruito attorno a lui. Il libro non si presenta come un trattato sulla figura sociale dello straniero, né come un’analisi empirica delle migrazioni, dell’alterità culturale o dell’esclusione politica. Il suo problema è più radicale: capire se lo straniero possa diventare il nome di una nuova comprensione dell’umano, sottratta alla logica dell’opposizione tra io e altro, soggetto e oggetto, individuo e comunità, identità e differenza. Laruelle parte da una difficoltà molto ampia: ogni volta che la filosofia parla dell’uomo, tende anche a dividerlo, a interpretarlo attraverso categorie che gli sono anteriori o superiori, come l’essere, il soggetto, la coscienza, il linguaggio, il desiderio, la storia, la legge. Le scienze umane, da parte loro, sembrano studiare l’uomo, ma lo fanno spesso attraverso frammenti, proprietà, funzioni o campi particolari. Il libro merita attenzione perché tenta di spostare il terreno stesso della domanda: non più “che cos’è l’uomo?” secondo le categorie già disponibili, ma quali condizioni permettono di pensare l’uomo senza farne subito l’effetto di una decisione teorica che lo divide. In questo senso, lo “straniero” non è semplicemente l’altro che incontriamo fuori di noi, ma una figura concettuale attraverso cui Laruelle prova a ridefinire l’identità umana, la democrazia e persino l’inconscio.


