“Unconquered States: Non-European Powers in the Imperial Age” H. E. Chehabi, David Motadel (Oxford University Press, 2024)
Nel 2024 Oxford University Press pubblica Unconquered States: Non-European Powers in the Imperial Age, un volume collettaneo curato da H. E. Chehabi e David Motadel che prende di petto una domanda di fondo spesso elusa nella narrazione classica dell’età degli imperi: che cosa accade quando l’espansione europea non incontra solo colonie e protettorati, ma anche Stati non europei che, pur sotto pressione estrema, riescono a conservare – almeno formalmente – la propria sovranità? Il libro invita a guardare l’imperialismo non soltanto come dominio diretto, ma come un insieme di pratiche, linguaggi e dispositivi che tendono a trasformare la sovranità in un bene “condizionato”, graduato e negoziabile. L’interesse dell’opera sta nel ribaltare l’angolo visuale: invece di raccontare il mondo ottocentesco e primo-novecentesco dalla prospettiva delle cancellerie europee, segue le strategie, gli apprendimenti, le resistenze e anche le ambivalenze delle élite politiche non europee poste di fronte a un ordine internazionale che si proclamava universale, ma funzionava in modo gerarchico. La posta in gioco non è solo descrivere un “resto” del mondo non conquistato: è comprendere come si costruisce, nel vivo di conflitti e negoziati, l’idea moderna di Stato sovrano e quali condizioni pratiche – militari, giuridiche, diplomatiche, simboliche – permettano a una comunità politica di essere trattata come pari, o di essere relegata a una semi-parità. In questa prospettiva, le vicende di Cina, Giappone, Impero ottomano, Persia/Iran, Siam/Thailandia ed Etiopia non appaiono come eccezioni curiose, ma come laboratori decisivi per capire la globalizzazione della politica internazionale nel secolo dell’imperialismo.


