Unitree e la scelta della forma umana per i robot generalisti
L’interesse per i robot umanoidi viene spesso spiegato come il tentativo di costruire macchine sempre più simili agli esseri umani. Questa lettura coglie l’aspetto più visibile della tecnologia, ma rischia di oscurare il problema industriale che ne determina la possibile utilità. Le economie avanzate possiedono già un’enorme quantità di capitale fisico progettato intorno alle dimensioni, ai movimenti e alle capacità del corpo umano: linee produttive, magazzini, utensili, scaffalature, veicoli, scale, porte, postazioni di lavoro e procedure operative. Ogni nuova generazione di automazione deve quindi scegliere se modificare questi ambienti affinché diventino adatti alle macchine oppure costruire macchine capaci di funzionare negli ambienti esistenti. La forma umanoide acquista significato dentro questa alternativa. La questione non è stabilire se il corpo umano rappresenti la forma tecnicamente migliore per un robot, ma se possa costituire una soluzione economicamente conveniente quando il costo di riconfigurare infrastrutture, strumenti e processi supera quello necessario a rendere la macchina più complessa e adattabile. Da questa scelta dipende anche la natura della trasformazione produttiva: non soltanto quali attività potranno essere automatizzate, ma se l’automazione continuerà a richiedere ambienti costruiti intorno alle macchine oppure potrà progressivamente entrare negli spazi materiali già organizzati intorno al lavoro umano.


