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“Walmart: Made in China” – Eileen M. Otis (Stanford University Press, 2026)

giu 05, 2026
∙ A pagamento

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Walmart: Made in China, pubblicato da Stanford University Press nel 2026, affronta un nodo decisivo per comprendere il capitalismo contemporaneo: il modo in cui le merci, dopo essere state prodotte, distribuite e trasportate, vengono effettivamente trasformate in profitto attraverso il lavoro quotidiano dei negozi, dei commessi, dei cassieri, degli addetti agli scaffali e dei venditori. Il libro di Eileen M. Otis non si limita a osservare Walmart come grande impresa americana o come simbolo della globalizzazione commerciale. Lo usa invece come punto di ingresso per analizzare un problema più ampio: che cosa accade quando un modello di capitalismo fondato sulla grande distribuzione, sulla logistica, sul controllo dei fornitori e sulla promessa di prezzi bassi incontra la Cina postsocialista, con le sue eredità maoiste, le sue città densamente popolate, i suoi mercati regionali frammentati e la sua forza lavoro migrante. La prospettiva dell’autrice è sociologica ed etnografica: non parte dai bilanci aziendali o dalle strategie manageriali, ma dai corpi, dalle voci e dalle pratiche dei lavoratori che rendono possibile la vendita. La domanda che attraversa l’opera è semplice solo in apparenza: che cosa significa vendere una merce? Dietro l’atto ordinario dello scaffale riempito, del prodotto consigliato, del codice a barre scansionato, Otis individua una parte essenziale del circuito capitalistico, spesso trascurata perché appare banale, ripetitiva, poco qualificata. Il libro merita attenzione proprio perché sposta lo sguardo dal luogo classico della produzione, la fabbrica, al luogo della realizzazione del valore, il punto vendita. In questo modo mostra che il capitalismo globale non vive soltanto di produzione a basso costo, ma anche di un insieme di pratiche minute, disciplinate e spesso invisibili, attraverso cui le merci vengono rese disponibili, desiderabili e acquistabili. La Cina diventa così non solo il luogo in cui molti prodotti Walmart sono fabbricati, ma anche il luogo in cui Walmart stesso viene adattato, trasformato e, in un certo senso, “rifatto” attraverso il lavoro di chi opera nei suoi negozi.

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