“Weltsystemcrash. Krisen, Unruhen und die Geburt einer neuen Weltordnung”, Max Otte (FinanzBuch Verlag (FBV) 2019)
In “Weltsystemcrash. Krisen, Unruhen und die Geburt einer neuen Weltordnung”, Max Otte propone una lettura unitaria di fenomeni che di solito vengono trattati separatamente: instabilità geopolitica, fragilità finanziaria, trasformazioni sociali e progressivo irrigidimento delle democrazie occidentali. Pubblicato in tedesco da FinanzBuch Verlag (FBV) nel 2019, il libro sostiene che non siamo di fronte a una “normale” recessione ciclica, ma a una crisi di sistema in cui più piani — monetario, istituzionale, strategico e culturale — entrano simultaneamente in tensione. Otte parte da un presupposto semplice: la stabilità degli ultimi decenni era legata a un equilibrio di potenza e a un’architettura economica costruita nel secondo dopoguerra; se il perno di quell’ordine (la supremazia statunitense e il primato del dollaro) si indebolisce, allora diventano più probabili conflitti, guerre commerciali, ricatti finanziari, polarizzazione interna e, soprattutto, decisioni straordinarie che comprimono diritti e libertà in nome dell’emergenza. La “diagnosi” non è presentata come profezia, ma come ricostruzione di nessi causali: quando i meccanismi di compensazione non funzionano più, le società non scivolano lentamente verso l’aggiustamento; tendono piuttosto a inciampare in discontinuità improvvise, spesso accompagnate da narrazioni consolatorie che impediscono di vedere la portata del problema.


