“What We Inherit. How New Technologies and Old Myths Are Shaping Our Genomic Future” — Sam Trejo e Daphne O. Martschenko (Princeton University Press, 2026)
What We Inherit. How New Technologies and Old Myths Are Shaping Our Genomic Future, pubblicato nel 2026 da Princeton University Press, affronta una questione che attraversa insieme la scienza, la politica, la medicina, l’educazione e l’immaginario collettivo: che cosa significa, oggi, parlare di ereditarietà genetica in una società che dispone di strumenti sempre più potenti per leggere il DNA, ma continua a portare con sé miti antichi e pericolosi su ciò che i geni sarebbero in grado di determinare. Sam Trejo e Daphne O. Martschenko costruiscono il libro a partire da una doppia competenza: da un lato la sociologia quantitativa e l’uso dei dati genomici per studiare i rapporti tra DNA e traiettorie di vita; dall’altro la bioetica e l’analisi dei modi in cui le idee sui geni influenzano le istituzioni, le disuguaglianze e l’immagine che le persone hanno di sé e degli altri. L’interesse dell’opera nasce proprio da questa tensione: non si tratta di negare che il DNA abbia effetti reali, né di accettare ingenuamente l’idea che quei dati parlino da soli. Il punto è capire come le nuove tecnologie genomiche entrino in società già segnate da gerarchie, discriminazioni e narrazioni ereditarie. Il libro merita attenzione perché mostra che il futuro genomico non dipenderà soltanto dalla precisione tecnica dei test genetici, ma anche dalla capacità collettiva di distinguere tra ciò che la scienza può dire, ciò che non può dire e ciò che viene proiettato su di essa da vecchie credenze. La domanda di fondo non è dunque se i geni contino, ma in che modo contino, attraverso quali ambienti, con quali limiti conoscitivi e con quali conseguenze sociali quando le informazioni genetiche vengono trasformate in strumenti di previsione, selezione, classificazione o mercato.


