Pubblicato nel 2026 da Princeton University Press, Worse than War: The Global Costs of Violence affronta una questione che riguarda non soltanto la sicurezza delle persone, ma anche il modo in cui le società costruiscono le proprie priorità morali e politiche. Hoeffler e Fearon partono dallo scarto tra la violenza che occupa stabilmente lo spazio pubblico e quella che, pur essendo radicata nella vita quotidiana, rimane spesso confinata alla sfera privata, alle statistiche sanitarie o alle cronache locali. Le guerre, gli attentati e le distruzioni su vasta scala producono immagini immediatamente riconoscibili, capaci di mobilitare governi, organizzazioni internazionali e opinioni pubbliche. Altre forme di aggressione, invece, possono ripetersi per anni dentro le famiglie, nelle relazioni affettive, nelle comunità o nei rapporti tra adulti e minori senza acquisire la stessa visibilità. Il libro merita attenzione perché trasforma questa disuguaglianza percettiva in un problema conoscitivo: come si stabilisce quali violenze costituiscano una priorità collettiva? La frequenza di un danno dovrebbe contare più della sua spettacolarità? È possibile confrontare fenomeni diversi senza ridurre la sofferenza umana a una graduatoria astratta? E quali conseguenze derivano dal fatto che alcune vittime siano più facilmente rappresentate di altre? La prospettiva adottata combina economia, scienza politica e salute pubblica, ma non presuppone che i numeri siano autosufficienti. Al contrario, gli autori mostrano che ogni misurazione dipende da definizioni, scelte morali, dati incompleti e ipotesi controfattuali. L’obiettivo non è ridimensionare la gravità della guerra, bensì verificare se la distribuzione dell’attenzione e delle risorse rifletta effettivamente la distribuzione dei danni prodotti dalla violenza.
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