Continente Gulag

Nella propaganda filo putiniana che ha invaso i media vecchi e nuovi e le menti più confuse vi è l’idea che in fin dei conti, in fondo in fondo, sotto sotto, alla fin fine l’aggressione della Russia un po’ ce la siamo cercata. Un ex generale dell’Areonautica militare ha avuto il coraggio di definire l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin “un fallo di reazione” e molti altri, che evidentemente hanno perso il don dell’intelletto, continuano a sostenere che è colpa nostra che siamo andati a stuzzicare l’orso che dormiva: la Nato s’è allargata troppo. Altri, invece, sostengono che il nostro errore è aver dimenticato che la Russia è sempre stata un impero e che continuerà ad esserlo per sempre, mentre noi l’abbiamo trattata come un paese normale. Verrebbe da dire che sono tutte scemenza. Ma proviamo a rimanere educati e allora diciamo che le cose non stanno così e vale la pena fare qualche riflessione di ordine politico e storico. Ma prima qualche battuta su quanto detto sinora.

Mettiamo pure che a Putin abbia dato fastidio che paesi dell’ex blocco sovietico siano entrati nella NATO, questo giustifica l’invasione in armi di un paese, la distruzione delle sue città e il bombardamento di civili? È questione di proporzioni e anche chi sostiene queste tesi dovrebbe essere in grado di comprenderlo. In fondo non è complicato.

Altra battuta sulla questione della Russia grande potenza imperiale. Qui ci sono due cose singolari, da una parte la declinazione in senso ottocentesco dell’idea impero, vale a dire quello di accumulare terre e uomini, senza sosta, sotto un’unica autorità. È un’idea del tutto stupida di impero, rozza e superata, in un mondo dove non la terra è la fonte della ricchezza, ma le menti creative delle persone. Vuoi essere un impero? Diventa una grande potenze economica, delle conoscenza, della ricerca scientifica, dell’arte, non farlo sbranando i vicini e rubando i loro averi.

Ma proviamo a prendere il problema da un altro punto di vista. Il blocco sovietico è imploso perchè non era in grado di stare in piedi da solo, per la ferocia della repressione di ogni libertà, per l’irrazionalità totale nella gestione del suo sistema economico e per le velleità espansionistiche. Nessuno ha attaccato l’Unione Sovietica, nessuno ha cannoneggiato le sue città o attentato alla vita dei suoi leader politici: hanno fatto tutto da soli. Si sono suicidati perchè si sono votati a un modello che non funzionava. Se qualcuno ha umiliato la Russia questi sono stati i suoi leader politici.

Dopo che l’Unione Sovietica è collassata, sono sorti una serie di paesi indipendenti e altri, quelli dell’Europa dell’Est che erano caduti sotto il controllo di Mosca, hanno recuperato la piena indipendenza e autonomia. Ora, senza voler troppo filosofeggiare, conviene per un attimo mettersi nei panni di questi paesi. Dopo aver sofferto privazioni materiali, essere stati privati per decenni di ogni libertà, con i propri sentimenti nazionali e religiosi repressi, si ritrovano a dover scegliere se stare con Mosca o guardare verso quell’Occidente che scintillava per opulenza economica, libertà, creatività ed esuberanza. La risposta è nei fatti, i paesi che hanno potuto farlo sono entrati all’interno dell’Unione Europea.

C’è di più, molti di questi paesi avevano provato il giogo della tirannide di Mosca e i carri armati nelle loro strade se li ricordavano bene. Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, per non dire delle Repubbliche Baltiche. Così quando hanno potuto, hanno fatto una cosa del tutto logica: alla prima occasione utile hanno scelto di mettersi sotto l’ombrello protettivo della NATO, una forma di assicurazione sul perdurare della libertà appena acquista in caso qualcuno a Mosca avesse iniziamo ad accarezzare di nuovo mire imperiali. Per dirla diversamente non è la NATO che li ha inglobati, ma sono stati loro a chiedere di entrare perché all’interno di quella organizzazione si sentivano più sicuri, come del resto anche Berlinguer (Si veda intervista a Giampaolo Pansa del luglio del 1976).

Tutto questo per dire che cosa: che la scelta di non stare con Mosca, ma di entrare nella NATO o nell’UE è stata una libera scelta dei paesi europei dell’ex blocco sovietico che hanno optato per un modello più attrattivo e più sicuro rispetto a quello di Mosca. Anche in questo caso, la Russia ha fatto tutto da sola affidandosi, per la seconda volta, a un modello fallimentare in termini economici (la totale dipendenza del paese dall’estrazione e vendita di materie prime e prodotti energetici) e in termini politici (una nuovo dispotismo orientale, addirittura peggiore rispetto a quello dei soviet, visto che ora tutto dipende dalla visioni fantastiche di un uomo solo al comando).

È dunque questione di modelli a confronto. Da una parte il modello Occidentale delle liberal-democrazie, dall’altro quello Orientale autocratico di Russia e Cina. Il punto è che il primo è attrattivo; l’altro è repulsivo e per questo a Mosca devono ricorrere alla minaccia, all’intrigo e alla guerra per impedire che gli altri paesi si allontanino, come il caso dell’Ucraina dimostra. Di qui la follia di Putin e cioè pensare di potersi tenere gli amici con la forza bruta. Ecco, forse siamo arrivato al punto.

I sistemi dove si deve usare la forza per impedire che qualcuno scappi hanno uno nome preciso: sono i sistemi penitenziari. Il che vuol dire che il progetto politico di Putin non è altro che la costruzione di un immenso lager nel quale rinchiudere con la forza i paesi dell’ex blocco sovietico e i cittadini russi stessi. Non un arcipelago, ma un continente gulag.


Fonte dell’immagine: MILLION, Georges. Guère épais : dessins d’actualité 1991-1994 et dessins d’humour. Albertville: Georges Million, 1994. 168 p. Copyright: (c) Georges Million
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