Anche se attaccati…

 

Quanto Putin sia pericoloso per la sicurezza globale emerge in maniera abbastanza chiara se si fa una considerazione anche piuttosto banale. Le cose sul terreno per i russi non stanno andando bene di qui il cambio di strategia: dalla decapitazione del governo di Zelensky e occupazione di Kyiv in stile colpo di stato, all’assedio medievale delle città ucraine. La cosa impressionante è che invece di prendere atto della situazione e aprire delle trattative, Putin rilancia di continuo: minaccia nucleare, minaccia di utilizzo di armi chimiche e batteriologiche, minaccia nei confronti dei paesi europei e apertura del quarto fronte ad Ovest, con i bombardamenti su Leopoli.

È possibile che questa strategia di escalation continua sia dovuta al fatto che Putin non può tornare indietro e che nell’avventura nella quale si è lanciato c’è in ballo non solo la sopravvivenza del suo regime, ma la sua stessa esistenza. Eppure, ci potrebbe essere anche un’altra spiegazione, che qui si era accennata nei giorni scorsi. E cioè che, paradossalmente, Putin sta facendo di tutto perché la NATO intervenga nella partita.

Al momento la strategia americana ed europea sta producendo dei risultati strategici importanti. Le forze regolari ucraine resistono, anche grazie al sostegno del mondo libero, mettendo in evidenza la brutalità dell’occupante russo e al tempo stesso la sua arretratezza in termini di dottrina militare, tecnologia, addestramento e logistica.

Questa brutalità e la chiarezza della situazione sul campo, uno stato aggressore che cerca di espandersi territorialmente bruciando e saccheggiando le città di un paese libero e indipendente, sta spingendo gli amici della Russia, gradualmente, a prendere le distanze. A modo suo, la dichiarazione di Xi Jinping in cui si dice turbato per quanto sta accadendo in Ucraina è di fatto una condanna, anche perché (e ci ritorneremo nei prossimi giorni) l’attacco russo all’Ucraina ha destabilizzato tutto il terreno strategico che Pechino aveva negli anni coltivato.

C’è di più, la poderosa reazione economica dei paesi liberi sta avendo ripercussioni economiche e finanziarie enormi e ben presto il regime di Putin potrebbe non avere le risorse non solo per continuare la guerra, ma neppur per pagare la fedeltà delle strutture istituzionali su cui si regge (esercito, imprese di stato, servizi segreti). E infine il consenso interno, che sta iniziando a a mostrare delle crepe, ora che le notizie degli orrori compiuti dai russi in Ucraina penetrano la censura del regime e le bare iniziano ad arrivare in patria.

Se la NATO dovesse intervenire, di fatto salverebbe Putin e lo tirerebbe fuori dall’angolo. Potrebbe compattare il consenso interno chiamando a raccolta i popoli russi come in una nuova grande guerra patriottica di liberazione (una mossa alla Stalin), compatterebbe il fronte delle autocrazie, sventolando il vessillo di una resistenza contro un Occidente imperialista e sfruttatore; potrebbe trasformare una sporca guerra di aggressione in una battaglia ideologica in difesa dei valori della sacra tradizione contro un occidente secolarizzato. Il che vorrebbe dire per i russi morire per la difesa della grande madre Russia e non per una cricca di autocrati fuori di testa.

La strategia impostata da Biden e dai paesi alleati sta dunque funzionando e la prova ne è il tenore delle minacce putiniane. Il punto è che più funziona quella strategia più si faranno preoccupanti le minacce. C’è di più. Se Putin si convince che la NATO resterà salda sulla sua posizione di difesa, potrebbe essere tentato di creare ad arte un casus belli al contrario: non per attaccare, ma per farsi attaccare.

Anche in quel caso, paradossalmente potrebbe essere utile non reagire e continuare a tenere la presa salda, così come ora si sta facendo, fino all’implosione del sistema putiniano e alla liberazione dell’Ucraina dagli invasori. Anche in caso di attacco. Finché è possibile.

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