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Trascrizione

“Dopo la secolarizzazione. Affermazione e crisi del diritto moderno” di Paolo Becchi

Lo scorso 29 maggio, Stroncature ha ospitato la presentazione del libro “Dopo la secolarizzazione. Affermazione e crisi del diritto moderno” di Paolo Becchi (Rubbettino, 2026).

Il volume ripercorre la vicenda di due testi fondativi della modernità giuridica – Codice e Costituzione – interrogandone la pretesa di autoaffermarsi nel processo di secolarizzazione. Al centro vi è una domanda decisiva: la secolarizzazione ha agito come forza distruttiva nei confronti della religione, oppure, per riprendere Walter Benjamin, come una traduzione che non cancella l’originale ma lo trasforma?

Inserendosi in un dibattito che da Carl Schmitt conduce a Hans Blumenberg, fino a Ernst-Wolfgang Böckenförde e Jürgen Habermas, l’autore affronta in modo originale il nodo del rapporto tra modernità, diritto e radici teologiche. L’analisi mostra come Codice e Costituzione, pur nati nel segno dell’autonomia moderna, restino attraversati da forme sacrali e da un bisogno di legittimazione che il diritto non riesce mai del tutto a produrre da sé.

Da questa tensione emerge il principio della dignità umana, inteso come universale che precede e fonda il diritto stesso: non semplice formula normativa, ma possibile apertura verso un ordine più autenticamente umano. Completa il volume un’appendice dedicata al processo di secolarizzazione nell’ebraismo, che ne arricchisce ulteriormente la portata teorica e l’attualità.

Con l’autore, dialogano il Prof. Giampaolo Azzoni e il Prof. Filippo Moretti entrambi dell’ Università di Pavia.

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Assolutamente, procediamo.