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Trascrizione

“Estetica e modernità. Sulle radici medievali dell’arte” di Daniele Guastini

Lo scorso 11 marzo, Stroncature ha ospitato la presentazione del libro “Estetica e modernità. Sulle radici medievali dell’arte” di Daniele Guastini (il Mulino, 2026).


Questo libro rovescia un luogo comune tenace: l’idea che l’estetica, come filosofia dell’arte e della sensibilità, sia nata soprattutto dalla presa di distanza della cultura moderna dalla fede religiosa. È vero che l’Illuminismo ne segna l’emersione disciplinare, ma la separazione tra arte e religione non è stata lineare né pacifica: è stata, piuttosto, un processo lungo, stratificato, spesso conflittuale. E affonda le sue radici in una trasformazione più antica, quando, alla fine del Medioevo, la fede inizia a assumere una tonalità sempre più emotiva e meno speculativa, aprendo uno spazio di contatto con categorie destinate a diventare centrali nel pensiero estetico: immaginazione, genio, sentimento.

Ne deriva un paradosso fecondo: il nuovo volto dell’arte moderna si modella proprio su quella fede da cui pure tenta di emanciparsi. Attraverso un percorso che va da Giotto e Dante al Barocco, passando per i grandi protagonisti dell’arte figurativa e della teoria poetica tra Quattro e Cinquecento — da Piero della Francesca a Leonardo e Raffaello, da Alberti e Vasari a Bembo e Castiglione — il volume ricostruisce la metamorfosi della sensibilità che accompagna l’ingresso nella modernità. Una modernità riletta non come semplice esito di un progresso, ma come effetto di una crisi del pensiero: una frattura produttiva, capace di aprire nuove possibilità di esperienza, di forma e di conoscenza.


Con l’autore, dialogano la dott.ssa Giulia Giambrone e il dott. Francesco Restuccia.

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Assolutamente, procediamo.