Punti cardinali #101
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“Explaining Creativity: The Science of Human Innovation” R. Keith Sawyer, Danah Henriksen (Oxford University Press, 2024)
In Explaining Creativity: The Science of Human Innovation, terza edizione, R. Keith Sawyer e Danah Henriksen propongono una tesi di fondo tanto semplice quanto impegnativa: se la creatività è ciò che rende possibile l’emergere di qualcosa di nuovo e capace di funzionare nel mondo, allora non può essere ridotta né a un lampo misterioso, né a una dote rara riservata a pochi. Pubblicato da Oxford University Press nel 2024, il volume prende sul serio l’idea che “spiegare” la creatività sia un compito scientifico e, al tempo stesso, culturale: significa chiarire quali processi mentali, quali condizioni sociali e quali pratiche concrete rendano plausibile l’innovare, dal gesto minimo dell’inventare una soluzione domestica fino alle trasformazioni che cambiano un’arte, una disciplina o un mercato. Il libro è costruito come un attraversamento ragionato di decenni di ricerche, ma l’obiettivo non è l’archivio: è mostrare come le nostre credenze spontanee sulla creatività – spesso figlie di una specifica tradizione occidentale che esalta il genio solitario e l’“ispirazione” – reggano (o non reggano) alla prova dei dati. La posta in gioco, per gli autori, non è solo teorica: se la creatività è diventata una competenza decisiva per affrontare problemi complessi, dall’organizzazione del lavoro alle crisi collettive, allora capire che cosa la sostiene e che cosa la ostacola diventa un’esigenza pubblica, non un lusso per specialisti.
“The World of Homer. Archaeology, Social Memory, and the Emergence of Greek Epic Poetry” di Michael B. Cosmopoulos (Cambridge University Press, 2025)
Il volume The World of Homer. Archaeology, Social Memory, and the Emergence of Greek Epic Poetry, pubblicato nel 2025 da Cambridge University Press, si propone di spiegare in modo sistematico come i poemi omerici siano emersi da un intreccio complesso di dinamiche storiche, culturali, sociali e memoriali che interessarono la Grecia tra la fine dell’età del Bronzo e l’età arcaica. Michael B. Cosmopoulos, archeologo specializzato nella civiltà micenea, affronta un problema tradizionale della ricerca – l’origine dell’epica greca – adottando un approccio interdisciplinare che combina archeologia, filologia, antropologia culturale, teoria della memoria collettiva e studi sull’oralità poetica. L’obiettivo dichiarato dell’autore non è solo ricostruire il contesto materiale e culturale che rese possibile la formazione dell’Iliade e dell’Odissea, ma anche mostrare come questi testi siano espressione di una memoria sociale stratificata, frutto della progressiva rielaborazione di eventi, pratiche e ideologie appartenenti sia al mondo miceneo sia alle comunità post-palaziali che conservarono e trasformarono tali ricordi. Il libro non propone una soluzione definitiva al “problema omerico”, ma mira a ridefinirlo, sostenendo che l’epica non può essere compresa senza tener conto dei fenomeni di continuità e rottura che caratterizzarono il passaggio dal sistema miceneo ai secoli oscuri e, successivamente, la formazione delle poleis. La tesi di fondo è che l’epopea non è un documento storico diretto, ma un prodotto culturale collettivo che traduce in forma poetica i meccanismi attraverso cui le comunità greche costruirono un passato condiviso.
“Exploitation: Perspectives from Philosophy, Politics, and Economics” Benjamin Ferguson, Matt Zwolinski (Oxford University Press, 2024)
Nel 2024 Oxford University Press ha pubblicato Exploitation. Perspectives from Philosophy, Politics, and Economics, un volume collettaneo curato da Benjamin Ferguson e Matt Zwolinski che affronta una parola inflazionata nel dibattito pubblico e, proprio per questo, concettualmente scivolosa: “sfruttamento”. Il libro parte dall’idea che non basti indignarsi davanti a casi emblematici o limitarsi a ripetere definizioni tradizionali: occorre capire che cosa stiamo davvero nominando quando diciamo che qualcuno “sfrutta” qualcun altro, perché lo sfruttamento appare moralmente riprovevole anche quando le parti sembrano trarre beneficio dallo scambio, e quali risposte—giuridiche, politiche, istituzionali—siano sensate senza cadere in automatismi proibizionisti o, all’opposto, in una neutralizzazione moralistica del problema. La prospettiva è dichiaratamente interdisciplinare: filosofia morale e politica, teoria del diritto, economia e scienze sociali vengono chiamate a dialogare perché, come mostrano i curatori nell’introduzione, il concetto di sfruttamento cambia di volto a seconda che lo si osservi come relazione tra individui, come effetto di strutture e catene di intermediazione, come questione di distribuzione dei benefici o come questione di rispetto, dominazione e vulnerabilità. L’ambizione del volume è proprio mettere ordine in questa pluralità senza ridurla a un’unica formula, offrendo al lettore strumenti per orientarsi tra casi reali (dal lavoro in sweatshop alle catene globali di produzione, fino a esempi più inattesi) e per riconoscere quali presupposti teorici sono all’opera quando si invoca lo sfruttamento come argomento morale o politico.
“Innovation in Real Places” di Dan Breznitz (Oxford University Press, 2023)
Il libro Innovation in Real Places di Dan Breznitz, pubblicato da Oxford University Press nel 2021, propone un’analisi sistematica di come le comunità locali possano costruire prosperità economica durevole sfruttando le diverse forme di innovazione disponibili nel sistema produttivo globale. L’autore parte dal presupposto che, contrariamente alle narrazioni dominanti che definiscono l’innovazione come sinonimo di invenzione radicale, alta tecnologia o start-up venture capital–driven, esiste una pluralità di modalità attraverso cui territori differenti possono generare valore, lavoro qualificato, crescita economica e resilienza. Il testo mette in discussione l’idea che un modello – quello della Silicon Valley o delle “Silicon-Hyphens” – possa essere replicato universalmente come ricetta per la crescita. Al contrario, Breznitz sostiene che le regioni devono comprendere il proprio posizionamento all’interno della produzione frammentata globale, individuando le capacità che possono sviluppare e le fasi del ciclo dell’innovazione in cui possono eccellere. Il volume ha un’impostazione esplicitamente strategica: mira a fornire alle istituzioni locali, ai decisori pubblici e agli attori economici una cornice per orientare politiche, investimenti, competenze e istituzioni verso percorsi concreti di crescita, riconoscendo le specificità strutturali e storiche dei territori. L’approccio che emerge dalle pagine iniziali chiarisce che il libro non intende descrivere un modello ideale di innovazione, bensì una gamma di strategie possibili, ciascuna coerente con condizioni socioeconomiche e istituzionali diverse. L’obiettivo è dimostrare che l’innovazione non è un privilegio di pochi luoghi eccezionali, ma un processo diffuso che prende forma in molteplici contesti e che può essere orientato in modo consapevole attraverso politiche adattive e coerenti, capaci di evolvere con i cambiamenti globali.
“The Origins of Elected Strongmen. How Personalist Parties Destroy Democracy from Within” di Erica Frantz e Andrea Kendall-Taylor (Oxford University Press, 2024)
Il volume The Origins of Elected Strongmen. How Personalist Parties Destroy Democracy from Within, pubblicato da Oxford University Press nel 2024, analizza l’origine, la natura e le dinamiche di consolidamento dei regimi personalistici nati all’interno di sistemi democratici. Gli autori, Erica Frantz e Andrea Kendall-Taylor, studiosi di scienza politica e autoritarismo comparato, esaminano come leader formalmente eletti attraverso processi democratici riescano progressivamente a concentrare il potere, indebolendo le istituzioni rappresentative e distruggendo la competizione politica. L’opera intende spiegare perché e come questi “strongmen eletti” emergano non come deviazioni occasionali, ma come esiti sistemici di trasformazioni politiche, sociali e partitiche che precedono la loro ascesa. Il libro si colloca nel filone della letteratura contemporanea che indaga le forme ibride di autoritarismo, ponendo in rilievo il ruolo cruciale dei partiti personalistici come meccanismo organizzativo di cattura del potere. L’approccio è comparativo e empirico: attraverso un’analisi di dati storici e casi contemporanei, gli autori individuano le caratteristiche strutturali che rendono vulnerabili le democrazie e tracciano un quadro delle traiettorie che portano un sistema pluralista a degenerare in un regime personalistico-elettorale. L’obiettivo non è solo descrittivo, ma esplicativo: comprendere i meccanismi che favoriscono la nascita di tali leader è un prerequisito per prevenirne la diffusione.






