Punti cardinali #102
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
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“Facing Authority: A Theory of Political Legitimacy” Thomas Fossen (Oxford University Press, 2024)
Facing Authority: A Theory of Political Legitimacy di Thomas Fossen (Oxford University Press, 2024) prende le mosse da una scena semplice e insieme drammatica: quando un regime è contestato e qualcuno ti chiama a “scendere in piazza”, la domanda non è astratta ma pratica, quasi immediata: che rapporto devo avere con l’autorità che mi governa, devo riconoscerla, sopportarla, ignorarla, contrastarla? Il libro sostiene che questa è la forma elementare della “questione di legittimità”: non un enigma da risolvere in laboratorio morale, ma un dilemma di posizione, di condotta, di responsabilità. Fossen invita a leggere la legittimità come un problema che si manifesta in condizioni reali di disaccordo e incertezza, dove non esiste un punto di vista neutrale che “chiuda” la disputa, e dove il soggetto che giudica è coinvolto, esposto, spesso vulnerabile. Da qui l’ambizione: non fornire criteri definitivi per stabilire quando un regime è legittimo, bensì chiarire che cosa stiamo facendo quando lo giudichiamo e come si può giudicare “bene” senza illudersi di eliminare l’incertezza con una formula.
“Generative Artificial Intelligence: What Everyone Needs to Know” Jerry Kaplan (Oxford University Press, 2024)
Nel dibattito pubblico degli ultimi anni l’espressione “intelligenza artificiale” è diventata una scorciatoia per parlare insieme di innovazione, paura, lavoro, creatività, potere e controllo. Jerry Kaplan, con Generative Artificial Intelligence: What Everyone Needs to Know (Oxford University Press, 2024), si colloca in questo punto di frizione: non vuole soltanto descrivere una tecnologia, ma chiarire perché essa stia modificando il modo in cui interpretiamo le macchine e, indirettamente, noi stessi. Il libro parte dall’idea che la “generazione” automatica di testi, immagini, musica e software non sia una semplice funzione nuova aggiunta ai computer: è un cambiamento di paradigma, perché rende possibile trattare come manipolabile, sintetizzabile e operativa una massa enorme di informazioni non strutturate. Kaplan insiste su una doppia esigenza: capire “come funziona” ciò che oggi chiamiamo GAI e, soprattutto, capire cosa comporta il fatto che questi sistemi appaiano così competenti da spingerci a proiettare su di loro intenzioni, emozioni, agency morale. La promessa è ambivalente: da un lato una nuova forma di assistenza cognitiva capace di democratizzare competenze rare; dall’altro una forza che può destabilizzare fiducia, istituzioni, mercati del lavoro, diritto e perfino categorie filosofiche come mente, creatività e libero arbitrio. L’impianto del volume è dichiaratamente orientato a lettori non specialisti, ma la posta in gioco è alta: imparare a leggere la rivoluzione dei modelli generativi senza ridurla né a propaganda tecnofila né a catastrofismo, e senza confondere l’apparenza conversazionale con una “presenza” mentale.
“Foreign Policy and Security Strategy” Martin Wight (Oxford University Press, 2023)
Pubblicato da Oxford University Press nel 2023, Foreign Policy and Security Strategy raccoglie una serie di testi di Martin Wight che, pur non nascendo come “manuale di strategia”, ruotano attorno a un nucleo molto preciso: capire che cosa rende possibile, e che cosa rende fragile, l’ordine internazionale quando non esiste un’autorità superiore agli Stati. Il libro merita attenzione perché costringe a prendere sul serio una domanda che spesso, nel dibattito pubblico, viene aggirata con formule consolatorie: in che modo si può parlare di “ordine” e di “sicurezza” se la politica mondiale resta un campo dove la forza, la paura e il calcolo del rischio non scompaiono mai davvero. Wight osserva questo problema con uno sguardo storico e filosofico insieme: guarda alle istituzioni (alleanze, organizzazioni internazionali, regole giuridiche), ma soprattutto alle idee che guidano gli attori politici e alle illusioni ricorrenti con cui essi provano a neutralizzare la realtà del conflitto. Il punto di partenza non è la celebrazione di un modello, bensì la ricostruzione delle alternative che ricompaiono ciclicamente: equilibrio o predominio, deterrenza o azzardo, diritto o necessità, neutralità o responsabilità collettiva, speranza di progresso o ritorno dell’anarchia. In questo senso, il volume si presenta come un laboratorio di concetti: non invita a “scegliere” una dottrina, ma a capire le tensioni che ogni dottrina porta con sé, e il prezzo politico e morale che implica.
“Superagency: What Could Possibly Go Right with Our AI Future” Reid Hoffman; Greg Beato (Authors Equity, 2025)
In Superagency. What Could Possibly Go Right with Our AI Future (Authors Equity, 2025), Reid Hoffman e Greg Beato propongono di spostare l’asse del dibattito sull’intelligenza artificiale dal lessico dell’allarme a quello dell’orientamento. Il punto di partenza non è la negazione dei rischi, ma l’idea che la posta in gioco reale consista nel modo in cui una società decide di abitare una trasformazione tecnologica che appare già in corso e difficilmente arrestabile. Per gli autori, la domanda decisiva non è “quanto sarà potente l’AI”, ma “che cosa farà alla nostra capacità di scegliere, agire, costruire”: in altri termini, che cosa accadrà all’agenzia umana. La storia delle tecnologie moderne, ricordano, è costellata di paure ricorrenti — dalla stampa ai telai meccanici, dall’automobile ai computer — che spesso hanno sottovalutato la capacità delle società di adattarsi e di incorporare le novità trasformandole in strumenti di vita quotidiana. L’AI, tuttavia, rende questo nodo più esplicito, perché non riguarda solo nuovi mezzi di comunicazione o di produzione, ma l’accesso diffuso a una forma di “intelligenza sintetica” capace di assistere, suggerire, organizzare e, in parte, agire. Da qui l’esigenza di una bussola: un criterio di direzione che non prometta controllo totale del futuro, ma indichi un orientamento praticabile, rivedibile, e soprattutto centrato su ciò che rende desiderabile la tecnologia: la possibilità che aumenti, e non riduca, la libertà concreta delle persone.





