Punti cardinali #127
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
Logical Empiricism as Scientific Philosophy, Alan W. Richardson (Cambridge University Press, 2023) ”
In “Logical Empiricism as Scientific Philosophy” (Cambridge University Press, 2023) Alan W. Richardson propone di ripensare il significato filosofico dell’empirismo logico non a partire dal suo “catalogo” più noto di tesi, ma dalla funzione che esso intendeva svolgere nel panorama intellettuale del Novecento: trasformare la filosofia in un’impresa scientificamente responsabile. Il punto di partenza è una constatazione semplice ma spesso trascurata: l’etichetta “empirismo logico” continua a circolare come se designasse un insieme ben definito di dottrine, mentre le ragioni per cui quel movimento nacque, si organizzò e si diffuse riguardavano anche un problema di statuto della filosofia, della sua credibilità pubblica e della sua capacità di produrre risultati cumulativi, non soltanto una disputa interna su significato, logica e verificazione. Richardson invita quindi a leggere l’empirismo logico come un progetto di “riforma” della pratica filosofica: un tentativo di portare la filosofia dentro una concezione scientifica del mondo, dotandola di metodi, norme e obiettivi analoghi a quelli delle scienze esatte, e sottraendola alla frammentazione in scuole e “sistemi” in competizione permanente.
The Weaponization of Expertise. How Elites Fuel Populism, Jacob Hale Russell e Dennis Patterson (MIT Press, 2025)”
Nel volume “The Weaponization of Expertise. How Elites Fuel Populism (MIT Press, 2025)”, Jacob Hale Russell e Dennis Patterson affrontano un paradosso che attraversa la vita pubblica contemporanea: mai come oggi il linguaggio dell’“esperto” e della “scienza” è stato invocato per orientare decisioni collettive, eppure mai come oggi la fiducia in istituzioni, professioni e competenze appare fragile e intermittente. Il libro non parte da una difesa nostalgica dell’autorità né da una denuncia indistinta dell’anti-intellettualismo, ma da un problema più concreto: l’uso politico dell’expertise come scorciatoia retorica, come sigillo di legittimità capace di chiudere discussioni che, per loro natura, non possono essere chiuse soltanto da dati o modelli. In questo quadro, l’invito a “seguire la scienza” diventa meno una postura di prudenza epistemica e più un dispositivo di governo delle controversie: promette certezza dove ci sono trade-off, pretende unità dove ci sono conflitti di valori, sostituisce la deliberazione con la deferenza. Russell e Patterson leggono la polarizzazione e la crescita di stili populisti anche come reazione a questa trasformazione: non perché la competenza sia inutile, ma perché l’ostentazione di competenza, quando si fa dogma, erode le basi stesse della credibilità che pretende di salvare.
“What to Expect When You’re Dead: An Ancient Tour of Death and the Afterlife” Robert Garland (Princeton University Press, 2025)
“What to Expect When You’re Dead. An Ancient Tour of Death and the Afterlife” (Robert Garland, Princeton University Press, 2025) propone un’idea semplice e insieme vertiginosa: se nessuno può raccontare in prima persona che cosa accada “dopo”, allora vale la pena osservare come le società del passato hanno immaginato, temuto, amministrato e ritualizzato la morte, perché in quelle costruzioni si riflettono bisogni, paure, gerarchie, speranze e meccanismi di controllo morale. Il libro invita a guardare la morte non come un tema astratto, ma come un’esperienza sociale totale che investe il corpo, la famiglia, la comunità, il rapporto con il sacro e perfino l’economia. Garland parte dall’idea che molte culture antiche, costrette a convivere con malattie, mortalità infantile e assenza di strutture “separate” per morire, dovessero affrontare il problema in modo più diretto di quanto accada spesso nelle società contemporanee. Da qui la domanda di fondo: che cosa possiamo imparare, non per “credere” come loro, ma per capire come si costruisce un senso condiviso di fronte all’inevitabile?




