La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“Exploring the Evolution of Our Ancestors: On the Human Track”, Dominique Adriaens (CRC Press, 2026)
Pubblicato nel 2026 da CRC Press, Exploring the Evolution of Our Ancestors. On the Human Track di Dominique Adriaens affronta l’evoluzione umana partendo da una domanda tanto semplice nella formulazione quanto complessa nelle sue implicazioni: perché il nostro corpo è fatto proprio in questo modo? Il problema non consiste soltanto nello stabilire quando siano comparsi determinati caratteri, ma nel comprendere quali condizioni ambientali, esigenze funzionali, vincoli ereditari e compromessi biologici ne abbiano favorito la conservazione. Il corpo umano viene così considerato come un documento storico nel quale si sono sovrapposte trasformazioni avvenute in tempi molto diversi: alcune risalgono ai primi vertebrati, altre ai mammiferi e ai primati, altre ancora appartengono alla storia più recente degli ominini. Da questa prospettiva, camminare eretti, possedere una pelle quasi priva di peli visibili, avere un cervello metabolicamente costoso o incontrare difficoltà nella crescita dei denti del giudizio non sono fatti isolati, ma esiti di una lunga serie di modificazioni anatomiche e funzionali. Adriaens osserva tali fenomeni dal punto di vista della morfologia evoluzionistica, disciplina che mette in relazione la forma degli organismi con ciò che essi fanno e con l’ambiente nel quale devono sopravvivere. Il libro merita attenzione perché sottrae l’origine umana sia alla rappresentazione di un progresso inevitabile sia all’idea di una separazione assoluta dal resto del mondo animale. Apre invece interrogativi più precisi: quali caratteristiche sono realmente specifiche della nostra specie? Quali sono antiche eredità condivise con altri organismi? In che misura il corpo attuale conserva soluzioni adatte a condizioni che non esistono più? E quanto delle ricostruzioni proposte dipende da prove solide, quanto da ipotesi ancora modificabili?
“La vie des femmes au Moyen Âge. Une autre histoire, VIe–XIe siècle”, Justine Audebrand (Perrin, 2026)
Pubblicato nel 2026 da Perrin, La vie des femmes au Moyen Âge. Une autre histoire, VIe–XIe siècle di Justine Audebrand prende posizione su un problema storico che è anche un problema di sguardo: come ricostruire l’esistenza di metà della popolazione quando le testimonianze conservate sono state prodotte soprattutto da uomini, spesso ecclesiastici, e quando ciò che esse registrano dipende dalle gerarchie e dagli interessi del loro tempo? Il libro merita attenzione perché non sostituisce una caricatura con un’altra. Non trasforma il primo Medioevo in un’età di emancipazione femminile, ma neppure accetta l’immagine indistinta di un millennio nel quale le donne sarebbero state soltanto soggetti passivi, chiusi nella casa e privi di capacità d’azione. Audebrand invita piuttosto a interrogare la distanza tra norme e pratiche, tra il linguaggio che proclama la superiorità maschile e le circostanze concrete nelle quali una donna può amministrare, negoziare, trasmettere beni, conservare una memoria o sostenere un potere. La questione decisiva non è dunque stabilire se le donne medievali fossero “libere” secondo categorie contemporanee, ma comprendere quali possibilità fossero loro accessibili, da che cosa dipendessero e perché mutassero nel tempo. Ne emerge un’indagine sulle forme storiche della dipendenza e dell’autorità, sulle risorse sociali che rendono possibile l’azione, ma anche sui limiti imposti dalla vulnerabilità fisica, dalla condizione economica e dalla documentazione stessa. Le fonti trasmettono infatti rappresentazioni elaborate dall’ideologia dominante, mentre il confronto con l’archeologia, le immagini e gli oggetti permette di riconoscere pratiche più mobili e meno uniformi. È questa attenzione alle ambivalenze, più che la ricerca di eccezioni spettacolari, a dare al volume la sua rilevanza conoscitiva.
“A History of Economic Thought at the Frankfurt Institute: Beyond the Critical Theory of the Frankfurt School, 1923–1945”, Ali Ahmad (Routledge, 2026)
Le tradizioni intellettuali vengono spesso ricordate attraverso pochi nomi, alcune opere divenute canoniche e una definizione sintetica capace di imporsi sulle molte direzioni che la ricerca aveva assunto nella sua fase originaria. È proprio questo processo di selezione della memoria a costituire il problema da cui muove A History of Economic Thought at the Frankfurt Institute, pubblicato da Routledge nel 2026. Ali Ahmad invita a interrogarsi su ciò che accade quando un’istituzione complessa viene identificata quasi esclusivamente con la sua componente filosoficamente più celebre: quali studiosi scompaiono dal racconto, quali metodi vengono considerati secondari e quali aspetti della realtà storica risultano meno comprensibili? Il libro merita attenzione perché pone in discussione un’immagine consolidata senza limitarsi a sostituirla con una genealogia alternativa. Al centro vi è una questione più generale: il rapporto tra la formazione di un canone e l’effettiva pluralità del lavoro scientifico prodotto all’interno di un centro di ricerca. Da questa domanda ne discendono altre, riguardanti il valore dell’osservazione empirica nell’analisi della società, la possibilità di costruire teorie economiche storicamente determinate e la tensione tra la critica filosofica delle categorie e lo studio concreto delle istituzioni, delle crisi, degli interessi organizzati e dei rapporti di potere. Ahmad osserva tali problemi dalla prospettiva della storia intellettuale, ricostruendo le teorie nel contesto politico ed economico in cui furono elaborate e mostrando come le scelte metodologiche non siano mai del tutto separabili dagli avvenimenti che sollecitano la ricerca. Il risultato apre un interrogativo rilevante anche oltre il caso francofortese: quanto si perde della storia delle idee quando l’identità di una scuola viene ricostruita retrospettivamente a partire soltanto dai suoi esiti più conosciuti?
Licosia
Licosia è la casa editrice del circuito Stroncature: indipendente, di ispirazione liberale e laica, pubblica dal 2015 ricerca scientifica e accademica in collane affidate a direttori e comitati scientifici, con valutazione tra pari e attenzione all’accesso aperto. Il catalogo raccoglie monografie di ricerca, saggi e volumi collettanei nelle discipline umanistiche, giuridiche, economiche e politologiche. A ogni libro corrisponde un luogo: una pagina che ne raccoglie l’indice, la collana, gli autori, le presentazioni e i dibattiti che ne accompagnano la vita nel circuito.
Trasversalità, etica e aspetti formali della traduzione poetica come atto individuale e collettivo
Trasversalità, etica e aspetti formali della traduzione poetica come atto individuale e collettivo, a cura di Víctor Anguita Martínez, Esther Gracia Palomo ed Ester Lidia Cicchetti, esce per Licosia nella collana Philoglossia diretta da Simone Greco, in edizione digitale ad accesso aperto, con il contributo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Diciannove studi, ordinati in due sezioni — la traduzione fra lingue affini e quella fra lingue distanti, dall’inglese al cinese al polacco — muovono tutti da una convinzione che i curatori dichiarano fin dal prologo: il traduttore di poesia non è un intermediario, ma un interprete chiamato a esercitare una sensibilità speculare a quella dell’autore per dire ciò che pare indicibile. Si va dalle versioni italiane di Pedro Salinas all’autotraduzione di Alba de Céspedes, dalle voci spagnole di Leopardi al trilinguismo di Cecilia Böhl von Faber, dal gergo delle banlieues di Rachid Djaïdani al silenzio di Philippe Jaccottet, fino all’ecocritica di Paula Meehan, alla fantascienza di Chen Qiufan e alla fortuna polacca del Principe di Machiavelli. Ne emerge un’idea della traduzione come pratica di resistenza — individuale, perché costringe chi la esercita a misurarsi con i propri limiti e con un’imperfezione irriducibile; collettiva, perché apre spazi di riconoscimento fra culture che la geopolitica tiene separate — e come esercizio controcorrente in un tempo che pretende dal linguaggio velocità e rendimento immediato.





