La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“Le dernier néandertalien. Comprendre comment meurent les hommes”, Ludovic Slimak (Odile Jacob, 2023)
Pubblicato nel 2023 dalla casa editrice Odile Jacob, Le dernier néandertalien. Comprendre comment meurent les hommes di Ludovic Slimak affronta una domanda che oltrepassa i confini della paleoantropologia: che cosa significa la scomparsa completa di una forma umana? L’estinzione dei neandertaliani non è considerata soltanto come un episodio remoto dell’evoluzione, ma come un problema capace di interrogare il rapporto fra identità, alterità, sopravvivenza e memoria. La morte di un individuo appartiene all’ordine naturale delle generazioni; la morte di un’intera umanità, invece, interrompe definitivamente una catena biologica e culturale, cancellando modi di pensare, conoscenze, gesti e rappresentazioni del mondo che nessun discendente potrà più trasmettere. Slimak osserva questo problema dalla prospettiva dell’archeologo che lavora direttamente sui reperti, ma rifiuta di ridurre la ricerca a una raccolta di misurazioni o a una successione di certezze quantitative. Il passato più lontano è accessibile soltanto attraverso tracce frammentarie, spesso ambigue, che richiedono di distinguere continuamente fra ciò che i materiali consentono di affermare e ciò che l’osservatore proietta su di essi. Ne deriva una riflessione sulla natura stessa della conoscenza scientifica: scoprire non significa semplicemente confermare quanto appare plausibile, ma accettare dati capaci di contraddire le categorie consolidate. Il libro merita dunque attenzione perché trasforma l’indagine sui neandertaliani in un esame delle nostre abitudini mentali. Che cosa vediamo realmente quando guardiamo un’altra umanità? Siamo in grado di comprenderne la differenza senza trasformarla in una versione incompleta di noi stessi? E quali aspetti della natura di Homo sapiensemergono dal fatto che, tra numerose umanità un tempo esistenti, sia rimasta soltanto la nostra?
“Five Thousand Years of Monarchy”, Michael Arnheim (John Wiley & Sons, 2026)
Pubblicato nel 2026 da John Wiley & Sons, Five Thousand Years of Monarchy di Michael Arnheim affronta un problema che attraversa l’intera storia politica: come individuare chi detenga realmente il potere al di là delle denominazioni ufficiali, delle costituzioni e delle rappresentazioni che ogni regime offre di sé. L’interesse dell’opera nasce dal divario, spesso trascurato, tra la forma dichiarata di uno Stato e la sua effettiva struttura di comando. Parole come monarchia, repubblica e democrazia sembrano fornire classificazioni immediate, ma possono nascondere assetti profondamente differenti da quelli suggeriti dal loro significato convenzionale. Un sovrano incoronato può essere privo di autentica autorità, mentre un presidente eletto, un capo di partito o un dittatore può concentrare nelle proprie mani un potere sostanzialmente monarchico. Arnheim invita pertanto a spostare l’attenzione dalle istituzioni formali ai rapporti di forza che le sostengono, chiedendo chi prenda le decisioni decisive, chi sia in grado di imporre la propria volontà e quali gruppi sociali traggano vantaggio dall’ordinamento esistente. Da questa prospettiva, lo studio della monarchia non coincide con una storia delle dinastie, delle corti o delle successioni ereditarie, ma diventa un’indagine comparativa sulla natura del governo. L’arco cronologico di cinquemila anni permette all’autore di mettere in relazione società lontanissime, dall’antica Mesopotamia alla Cina contemporanea, dall’Egitto faraonico agli Stati Uniti. La questione centrale non riguarda dunque la persistenza simbolica delle corone, bensì il rapporto tra concentrazione del potere, dominio delle élite, consenso popolare, stabilità politica, libertà, uguaglianza e mobilità sociale. Il libro merita attenzione soprattutto perché rimette in discussione categorie normalmente considerate ovvie e domanda se esse descrivano davvero il funzionamento delle società oppure costituiscano, in molti casi, soltanto facciate giuridiche e ideologiche.
“A Terrible Intimacy: Interracial Life in the Slaveholding South”, Melvin Patrick Ely (Henry Holt and Company, 2026)
Il sistema schiavistico statunitense non si fondava soltanto sulla distanza imposta tra gruppi razziali, ma anche su una prossimità quotidiana tanto intensa quanto contraddittoria. Bianchi e neri vivevano spesso negli stessi spazi, lavoravano fianco a fianco, si conoscevano per nome, condividevano consuetudini, linguaggi, credenze religiose, commerci e momenti ricreativi. Questa familiarità non impediva tuttavia ai primi di esercitare sui secondi un dominio fondato sulla proprietà, sulla coercizione fisica e sulla possibilità di separare famiglie, vendere individui o infliggere punizioni. È precisamente questa compresenza di riconoscimento umano e violenza istituzionale a costituire il problema centrale di A Terrible Intimacy: Interracial Life in the Slaveholding South di Melvin Patrick Ely, pubblicato da Henry Holt and Company nel 2026. Il libro invita a interrogarsi su come persone che conoscevano direttamente coloro che tenevano in schiavitù potessero continuare ad accettare e difendere un ordinamento che li privava della libertà. L’autore non cerca una conciliazione morale tra vicinanza e oppressione, né trasforma alcuni episodi di solidarietà in una rappresentazione attenuata della schiavitù. Mostra invece che proprio l’intimità rende più inquietante la crudeltà: lo sfruttamento non colpiva individui invisibili o completamente estranei, ma persone delle quali i bianchi conoscevano il volto, il carattere, i legami familiari e talvolta persino le speranze. La domanda decisiva riguarda dunque la capacità di una società di convivere con una contraddizione evidente, riconoscendo ogni giorno l’umanità degli afroamericani e negandola contemporaneamente sul piano giuridico e politico. Attraverso una serie di procedimenti giudiziari della Virginia schiavista, Ely conduce il lettore dentro situazioni concrete nelle quali paura, interesse economico, razzismo, consuetudini comunitarie e relazioni personali si intrecciano. Ne deriva un’indagine sulla natura del potere schiavistico e, più in generale, sui meccanismi attraverso i quali gli esseri umani possono stabilire rapporti di familiarità senza rinunciare al privilegio e alla sopraffazione.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.




