La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
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“Fear and Fury: The Reagan Eighties, the Bernie Goetz Shootings, and the Rebirth of White Rage”, Heather Ann Thompson (Pantheon Books, 2026)
Pubblicato nel 2026 da Pantheon Books, Fear and Fury: The Reagan Eighties, the Bernie Goetz Shootings, and the Rebirth of White Rage di Heather Ann Thompson affronta una questione che oltrepassa largamente la ricostruzione di un celebre fatto di cronaca: come una società arrivi a considerare comprensibile, e talvolta persino legittima, una violenza che in circostanze diverse condannerebbe senza esitazione. Al centro dell’indagine vi è l’America degli anni Ottanta, e in particolare una New York attraversata contemporaneamente dalla crisi dei servizi pubblici, dalla crescita delle disuguaglianze, dalla paura della criminalità, dalle tensioni razziali e da una profonda trasformazione del discorso politico. Thompson utilizza la vicenda di Bernhard “Bernie” Goetz, l’uomo bianco che nel dicembre 1984 sparò a quattro giovani neri in un vagone della metropolitana, come punto di osservazione dal quale interrogare un passaggio storico assai più vasto. La domanda decisiva non riguarda soltanto ciò che accadde su quel treno, ma ciò che rese possibile la straordinaria reazione collettiva che seguì: perché una parte consistente dell’opinione pubblica vide immediatamente nell’autore degli spari un cittadino esasperato che aveva finalmente reagito, mentre i ragazzi feriti vennero rapidamente trasformati da vittime in presunti aggressori? Il problema investe il rapporto tra percezione e realtà, tra sicurezza e giustizia, tra responsabilità individuale e condizioni sociali. Investendo politica, economia, informazione, sistema giudiziario e relazioni razziali, il libro pone inoltre un interrogativo sulla formazione del senso comune: le paure collettive non sorgono necessariamente in modo spontaneo, ma possono essere orientate, selezionate e trasformate in spiegazioni politiche. È in questo spazio che la rabbia privata può acquisire una dimensione pubblica e che il pregiudizio può presentarsi non più apertamente come tale, bensì come difesa dell’ordine, della sicurezza e del diritto individuale. L’interesse dell’opera sta dunque nella capacità di mostrare quanto un singolo episodio possa diventare rivelatore di una trasformazione storica molto più profonda. Thompson invita a interrogarsi non soltanto su chi venga considerato pericoloso in una determinata società, ma anche su chi abbia il potere di stabilirlo, attraverso quali immagini e narrazioni, e con quali conseguenze destinate a protrarsi ben oltre gli eventi originari.
“How the Human Arrived in Islam and Then Disappeared. From Athens to Baghdad”, Houari Touati (Brill, 2026)
Pubblicato da Brill nel 2026, How the Human Arrived in Islam and Then Disappeared. From Athens to Baghdad di Houari Touati affronta una questione che investe insieme la storia della filosofia, l’antropologia, la teologia e la storia delle scienze: quando e in quali condizioni l’essere umano diventa un oggetto autonomo di conoscenza? Il problema non coincide semplicemente con la presenza, in una determinata cultura, di riflessioni sull’uomo. Touati si interroga piuttosto sulla formazione di un vero e proprio dispositivo concettuale capace di individuare nell’“umano” una realtà dotata di proprietà specifiche, distinguibile dagli animali e dal divino e, soprattutto, suscettibile di essere studiata attraverso una pluralità di saperi. La questione implica immediatamente altri interrogativi: che cosa rende umano un essere umano? La ragione, il linguaggio, la libertà, il corpo, la capacità di apprendere, la socialità? E ancora: l’umanità è una condizione posseduta integralmente dalla nascita oppure una possibilità che deve essere realizzata mediante educazione, esercizio e vita politica? L’interesse dell’indagine risiede anche nel fatto che questi problemi vengono osservati attraverso la grande trasformazione intellettuale verificatasi nel mondo arabo-islamico fra l’età abbaside e il XII secolo, quando materiali provenienti dalla filosofia, dalla logica e dalla medicina greche furono tradotti, discussi e profondamente rielaborati. Touati mostra così che la trasmissione delle idee non consiste nella semplice conservazione di un’eredità: tradurre significa selezionare concetti, modificarli, farli entrare in nuovi conflitti teorici e attribuire loro funzioni impreviste. Il concetto di essere umano diventa pertanto un luogo privilegiato nel quale osservare l’incontro e lo scontro tra filosofia e teologia, ragione e rivelazione, natura e cultura, universalità della specie e differenze individuali. È in questo senso che il libro invita a ripensare la geografia tradizionale della storia intellettuale: il problema dell’uomo non appartiene a una sola civiltà né segue una linea esclusivamente europea, ma attraversa spazi linguistici e religiosi differenti, trasformandosi a ogni passaggio.
“Constructing Economic Nationalisms in Brazil and India” Jason Jackson (Cambridge University Press, 2026)
Pubblicato nel 2026 da Cambridge University Press, Constructing Economic Nationalisms in Brazil and India di Jason Jackson affronta una questione centrale della politica economica contemporanea: perché società che si trovano davanti a problemi economici comparabili possono elaborare risposte profondamente differenti, pur condividendo obiettivi apparentemente simili di sviluppo, modernizzazione e autonomia nazionale? Il problema assume particolare rilievo quando riguarda il rapporto tra uno Stato e il capitale straniero, perché le decisioni sull’ingresso delle imprese multinazionali non dipendono soltanto da valutazioni quantitative su investimenti, tecnologia, occupazione o disponibilità di valuta estera. Esse chiamano in causa anche il modo in cui una comunità politica interpreta la propria storia, definisce gli interessi nazionali e attribuisce significati diversi alla presenza economica straniera. Il libro parte proprio dall’insufficienza della nozione corrente di «nazionalismo economico», spesso utilizzata come sinonimo di protezionismo o di ostilità verso i mercati internazionali. Jackson mostra invece che il carattere nazionale di una politica economica non permette di prevederne automaticamente il contenuto: il nazionalismo può giustificare la chiusura verso il capitale straniero, ma può anche legittimarne l’ingresso quando questo viene considerato funzionale al rafforzamento della nazione. Il punto decisivo diventa allora comprendere come si costruisca storicamente ciò che una società considera «nazionale», quali esperienze rendano alcune attività economiche particolarmente sensibili alla sovranità e perché determinati attori stranieri siano percepiti come collaboratori dello sviluppo mentre altri vengono rappresentati come strumenti di subordinazione. Il confronto tra Brasile e India consente all’autore di affrontare questi interrogativi evitando una spiegazione fondata semplicemente sulle ideologie dichiarate dei governi: l’India associata al socialismo e il Brasile segnato anche da esperienze autoritarie non costituiscono categorie sufficienti a spiegare le rispettive scelte. Ciò che interessa Jackson è il processo attraverso il quale interessi economici, idee sullo sviluppo, memoria del colonialismo, istituzioni e narrazioni nazionali interagiscono nella formazione delle preferenze politiche. Il volume propone così di considerare il nazionalismo economico non come una disposizione uniforme e già data, ma come una costruzione storica il cui contenuto deve essere ricostruito empiricamente. È questa prospettiva a rendere il libro rilevante anche oltre i due casi studiati: comprendere come una società stabilisca quali attività debbano essere controllate da attori nazionali significa interrogarsi sui fondamenti stessi della sovranità economica, sulle condizioni politiche dello sviluppo e sul rapporto sempre problematico tra apertura internazionale e autonomia nazionale.
Parlare una lingua lontana
Come si costruisce la competenza orale nell’italiano LS per apprendenti sinofoni, tra distanza linguistica, interazione e strategie comunicative
Parlare una lingua lontana. Oralità e competenza comunicativa nell’italiano LS per apprendenti sinofoni, di Ines Vanore, affronta uno dei problemi più concreti e complessi dell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera: il passaggio dalla conoscenza della lingua alla capacità di usarla realmente nell’interazione. Il volume prende in esame il caso degli studenti universitari sinofoni, osservando come la distanza tra italiano e cinese non riguardi soltanto lessico e grammatica, ma coinvolga anche fonologia, prosodia, pragmatica, aspettative comunicative, pratiche didattiche e modi differenti di partecipare allo scambio linguistico. L’analisi si concentra in particolare sui livelli iniziali A1 e A2, alla luce del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue e del relativo Volume complementare, per mostrare quali competenze siano necessarie affinché l’apprendente possa passare dalla produzione di enunciati corretti alla gestione effettiva di una conversazione.
L’oralità viene quindi trattata come una competenza articolata: saper pianificare il discorso, prendere e mantenere il turno, chiedere chiarimenti, riformulare, compensare le lacune, adattarsi all’interlocutore e negoziare il significato. Su queste basi il volume propone undici principi per una didattica dell’oralità e una microsequenza destinata ad apprendenti universitari sinofoni, concepita come modello teorico-operativo adattabile anche ad altri contesti. Pubblicato da Licosia nella collana peer reviewed PHILOGLOSSIA, il libro è disponibile anche in Open Access, con l’obiettivo di rendere accessibile una riflessione che interessa non soltanto la glottodidattica dell’italiano in Cina, ma più in generale il modo in cui una lingua straniera diventa progressivamente uno strumento reale di relazione e partecipazione.
La versione cartacea del volume può essere acquistata su Amazon.
Licosia
Licosia è la casa editrice accademica del circuito Stroncature, indipendente, di ispirazione liberale e laica, attiva dal 2015. Pubblica ricerca scientifica in collane affidate a direttori e comitati scientifici, con peer review e attenzione all’open access, ma il progetto editoriale non si esaurisce nella pubblicazione del libro: ogni volume può continuare a vivere attraverso presentazioni, dibattiti e approfondimenti realizzati nel circuito Stroncature. Il nuovo sito sviluppa inoltre un’infrastruttura concreta per chi deve pubblicare ricerca, con una sezione dedicata ai fondi di ateneo e di dipartimento, un servizio di verifica delle procedure e uno screening aggiornato dei finanziamenti esterni. L’obiettivo è accompagnare l’autore non soltanto nella trasformazione della ricerca in un libro, ma anche nell’individuazione delle risorse disponibili, negli adempimenti amministrativi e nella successiva circolazione del lavoro scientifico. Visita il sito.





