La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“Profit and Power: Arbitrage in the Era of the Multinational Corporation”, Ronen Palan (Cambridge University Press, 2026)
Quando si parla del potere delle grandi imprese, si pensa anzitutto alle dimensioni dei loro mercati, ai prodotti che vendono e alle risorse finanziarie di cui dispongono. Eppure la loro capacità di agire dipende anche da qualcosa di meno visibile: il modo in cui sono costituite, i diritti che possiedono e le regole alle quali rispondono. Una decisione economicamente unitaria può essere compiuta attraverso soggetti giuridici diversi; chi osserva un’attività in un paese può così vederne soltanto una parte. In Profit and Power, pubblicato da Cambridge University Press nel 2026, Ronen Palan affronta le domande che nascono da questa distanza fra ciò che un’impresa fa e il modo in cui il diritto la riconosce. Come si individua il responsabile di una scelta quando più società partecipano alla stessa attività? Che rapporto esiste fra la ricchezza attribuita a un’impresa e la sua capacità di ottenere redditi in futuro? Quanto spazio di manovra nasce dal fatto che gli affari attraversano le frontiere, mentre l’autorità degli Stati incontra confini territoriali? Palan osserva questi problemi dalla prospettiva concreta di chi organizza e dirige le imprese, senza perdere di vista le conseguenze collettive delle sue decisioni. Il libro merita attenzione perché porta una questione apparentemente tecnica al centro del rapporto fra economia, diritto e potere. Invita a chiedersi non soltanto quali regole esistano, ma chi sia in grado di scegliere come operare al loro interno e quali effetti quella scelta produca sugli altri.
“The Dollar’s Long Goodbye: How Global Money Is Quietly Changing”, Elan Moritz (Eagles Perch Press, 2026)
Il ruolo internazionale di una moneta si comprende davvero quando si prova a immaginare che cosa accadrebbe se non fosse più possibile usarla come previsto. Un deposito può risultare regolarmente iscritto in bilancio e tuttavia essere irraggiungibile; un titolo può conservare un prezzo di mercato senza poter essere trasferito, dato in garanzia o venduto nel momento necessario. In The Dollar’s Long Goodbye, pubblicato da Eagles Perch Press nel 2026, Elan Moritz prende le mosse da questa distanza fra il possesso di un’attività finanziaria e la capacità effettiva di disporne. È una questione che riguarda le banche centrali, ma anche le imprese che commerciano oltre confine e gli intermediari da cui dipendono i pagamenti. Quando un sistema monetario funziona bene, le regole che lo sostengono tendono a scomparire dalla vista: si dà per acquisito che un contratto sarà eseguibile, che i fondi arriveranno e che un’attività sicura rimarrà utilizzabile. Le tensioni politiche e finanziarie riportano invece quelle condizioni al centro delle decisioni. Il libro chiede come si formi tale fiducia, quali istituzioni la rendano possibile e in che modo gli operatori reagiscano quando cominciano a considerarla meno incondizionata. Moritz affronta il problema attraverso i meccanismi del sistema monetario internazionale: osserva dove sono custodite le attività, quali passaggi richiede un pagamento e chi può fornire liquidità durante una crisi. La rilevanza dell’opera sta nelle domande che questo punto di vista apre sul rapporto fra efficienza economica, autorità politica e sicurezza finanziaria.
“Carthage: A New History of an Ancient Empire”, Eve MacDonald (Ebury Press, 2025)
Ricostruire la storia di una città distrutta è difficile soprattutto quando la maggior parte dei racconti sopravvissuti appartiene ai suoi avversari. Le notizie che sembrano più vivide possono conservare un fatto reale, ma anche il giudizio di chi lo ha narrato; gli oggetti ritrovati dagli archeologi, a loro volta, richiedono interpretazioni che non sempre conducono a una risposta unica. In Carthage: A New History of an Ancient Empire, pubblicato da Ebury Press nel 2025, Eve MacDonald affronta questo problema chiedendosi che cosa possiamo sapere di Cartagine al di là dell’immagine lasciata dalla sua sconfitta. La domanda investe la vita di una comunità, le ragioni delle sue scelte e il modo in cui costruì la propria identità. Investe anche il nostro rapporto con il passato: quanto spazio concediamo a una civiltà quando le sue parole ci sono giunte quasi soltanto attraverso altri? MacDonald osserva queste questioni da storica e archeologa, confrontando testimonianze scritte e tracce materiali, senza attribuire alle une o alle altre una certezza che non possiedono. Il libro merita attenzione perché prende sul serio tanto la ricchezza delle prove disponibili quanto le loro lacune. Ne deriva un’indagine sulle possibilità della conoscenza storica: come riconoscere ciò che un racconto tramanda, come individuare ciò che deforma e come restituire consistenza a persone che la memoria dei vincitori ha spesso ridotto a figure nemiche.
GeoStrategia
GeoStrategia analizza le relazioni internazionali a partire dalle ragioni della sicurezza e dagli imperativi strategici che stanno ridefinendo le priorità degli Stati. Per circa trent’anni siamo stati abituati a leggere il mondo soprattutto attraverso la crescita, il commercio, l’efficienza e l’integrazione economica. Quel quadro non è scomparso, ma non basta più quando la necessità di difendersi, proteggere interessi vitali e ridurre le dipendenze prevale sulla convenienza economica immediata. Comprendere questo passaggio significa riconoscere quali minacce orientino le decisioni dei governi, quali capacità ritengano indispensabili e quali costi siano disposti a sostenere per conservare la propria libertà d’azione. È da queste esigenze che occorre partire per interpretare anche la riorganizzazione delle produzioni, il controllo delle tecnologie e le scelte energetiche e infrastrutturali. Attraverso fonti primarie, documenti strategici, dati e ricerca internazionale, GeoStrategia ricostruisce il rapporto fra gli obiettivi dichiarati e le condizioni necessarie a realizzarli, distinguendo intenzioni da capacità, spesa da risultati e annunci da trasformazioni strutturali. Il valore di questo lavoro consiste nel riconoscere una nuova gerarchia delle priorità mentre prende forma, comprendendo quali conseguenze possa produrre sugli equilibri di potere prima che Stati, imprese e mercati abbiano già adeguato le proprie decisioni.


