Punti cardinali #92
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi proibitivi dei volumi specialistici.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
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In questo numero: l’analisi di 3 nuove opere appena pubblicate dalle maggiori case editrici accademiche.
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“Clash of Empires: From ‘Chimerica’ to the ‘New Cold War’” Ho-fung Hung (Cambridge University Press, 2022)
Pubblicato da Cambridge University Press nel 2022, Clash of Empires: From “Chimerica” to the “New Cold War” di Ho-fung Hung prende di petto un enigma che domina il dibattito contemporaneo: come si è potuti passare, in pochi anni, dalla rappresentazione di Stati Uniti e Cina come pilastri di un ordine economico integrato alla percezione diffusa di un antagonismo strutturale, spesso definito “Nuova Guerra Fredda”. Il libro invita a guardare oltre le spiegazioni più immediate, che richiamano differenze di ideologia e di regime politico, e a interrogarsi su cosa renda possibile—e poi improvvisamente instabile—una simbiosi tra due economie e due potenze così diverse. In filigrana, emergono domande più ampie: quali attori, oltre agli Stati, plasmano davvero la traiettoria dei conflitti globali? In che modo la competizione economica può riorientare le scelte di politica estera, trasformando equilibri che sembravano consolidati? E, soprattutto, quali condizioni materiali e istituzionali fanno sì che l’interdipendenza non produca moderazione, ma alimenti una rivalità crescente, capace di riscrivere priorità strategiche, alleanze e sfere di influenza?
“China’s Rising Foreign Ministry: Practices and Representations of Assertive Diplomacy” Dylan M. H. Loh (Stanford University Press, 2024)
Pubblicato nel 2024 da Stanford University Press, il libro di Dylan M. H. Loh sposta l’attenzione su una dimensione spesso data per scontata: la diplomazia come lavoro quotidiano, fatto di riunioni, scartoffie, rituali e micro-decisioni che raramente finiscono nei “grandi racconti” delle relazioni internazionali. Proprio questa apparente ordinarietà diventa, nell’argomento del volume, la chiave per capire perché oggi molte percezioni su “che cosa sia la Cina” si formino non solo attraverso la forza militare o i proclami dei leader, ma attraverso la condotta concreta dei suoi diplomatici e dell’apparato che li organizza. Il punto di partenza è semplice e insieme ambizioso: se le politiche estere sono anche pratiche, allora per comprendere la controversa idea di una Cina “assertiva” bisogna guardare a come essa viene rappresentata e resa credibile nelle interazioni diplomatiche, nelle conferenze stampa, nei protocolli e nei linguaggi che definiscono ciò che è “accettabile” tra Stati. Il libro invita così a interrogarsi su come nasce, si consolida e circola l’immagine della Cina contemporanea, su quali attori la rendono tangibile e su perché certe azioni vengano interpretate come segnali di pressione o di disciplina verso gli altri. In filigrana, emerge un interrogativo più generale: quanto conta la diplomazia come “motore” della politica internazionale, e quanto invece la sottovalutiamo perché preferiamo spiegare il potere con eventi spettacolari e decisioni dall’alto?
“Clausewitz: His Life and Work” Donald Stoker (Oxford University Press, 2014)
In un’epoca in cui il nome di Clausewitz viene evocato come un marchio globale – nelle accademie militari, nel dibattito strategico e perfino nel linguaggio giornalistico – la domanda più utile non è “che cosa dice Clausewitz?”, ma “da quali prove di realtà nasce ciò che dice?”. In Clausewitz: His Life and Work (Oxford University Press, 2014), Donald Stoker affronta proprio questo punto: ricostruire le condizioni umane, professionali e politiche che hanno reso possibile un pensiero capace di attraversare due secoli senza ridursi a un prontuario. Il libro invita a guardare Clausewitz non come un filosofo astratto né come un semplice ufficiale di stato maggiore, ma come un uomo immerso nella frattura storica che trasforma le “guerre dei re” in “guerre dei popoli”, e che costringe gli apparati statali europei a misurarsi con una nuova scala di violenza, mobilitazione e incertezza. Il cuore dell’operazione non è la celebrazione del “grande teorico”, ma l’analisi di come una vita attraversata da campagne, sconfitte, ritirate, prigionia, riforme e conflitti di lealtà possa generare, passo dopo passo, una concezione della guerra come fenomeno politico totale, refrattario alle ricette e dominato da giudizio, probabilità e frizione.
“Chinese Statecraft in a Changing World: Demystifying Enduring Traditions and Dynamic Constraints” Jean Dong (Springer Nature Singapore Pte Ltd., 2023)
In Chinese Statecraft in a Changing World, Jean Dong (Springer, 2023) propone di leggere la “questione Cina” non come un enigma morale da approvare o condannare, ma come un problema di comprensione: che cosa rende certe scelte probabili, quali sono i limiti strutturali entro cui i decisori si muovono, e in che modo la storia lunga continua a modellare la percezione del rischio e della sicurezza. In un’epoca segnata da crisi intrecciate – competizione geopolitica, fragilità economica, shock tecnologici, tensioni sociali – l’autrice colloca l’ascesa cinese dentro una “normalità” di turbolenza globale, dove il pericolo maggiore non è solo la capacità materiale di uno Stato, ma la combinazione di paura, incomprensione e calcolo errato che può trasformare rivalità gestibili in conflitti. Il libro invita quindi a spostare l’attenzione dalla domanda “la Cina è una minaccia?” a domande più operative: che cosa la Cina ritiene indispensabile per la propria sopravvivenza politica e sociale; quali costi teme più di altri; quali compromessi la sua leadership è costretta a fare; e dove, invece, esistono margini di adattamento. Questa impostazione, rivolta esplicitamente a un pubblico occidentale, mira a ridurre l’attrazione per narrazioni semplicistiche (la Cina inevitabilmente aggressiva o inevitabilmente destinata al collasso) e a costruire lenti interpretative capaci di distinguere tra retorica, posture di deterrenza e interessi “non negoziabili”.





