Punti cardinali #93
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
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“Comics and Modernism: History, Form, and Culture” Jonathan Najarian (University Press of Mississippi, 2024)
Nel dibattito su che cosa sia stato il modernismo e su dove cominci davvero la sua storia culturale, questo volume sceglie una strada precisa: spostare lo sguardo dai confini canonici delle “arti alte” verso una zona di contatto in cui estetiche, tecniche e pubblici si intrecciano. Comics and Modernism: History, Form, and Culture (University Press of Mississippi, 2024), curato da Jonathan Najarian, parte dall’idea che la relazione tra modernismo e fumetto non sia un episodio marginale o una curiosità per specialisti, ma un punto da cui si vedono meglio alcune tensioni decisive del Novecento: la frattura tra sperimentazione e mercato, l’ambivalenza verso le nuove tecnologie della visione, la crisi delle gerarchie tra cultura “seria” e intrattenimento, la trasformazione dei corpi e delle sensibilità nella città moderna. Il libro merita attenzione perché non tratta il fumetto come semplice “specchio” popolare del modernismo, né il modernismo come puro repertorio di stili da riconoscere; piuttosto lo assume come problema storico e formale: in che modo un medium seriale, riproducibile, quotidiano, destinato al consumo di massa, può essere attraversato da logiche moderniste senza diventare automaticamente “arte” nel senso istituzionale del termine? E, inversamente, che cosa cambia nella nostra idea di modernismo quando si accetta che la modernità estetica si è nutrita anche di giornali, vignette, rubriche illustrate, cultura d’epoca, circolazione e abitudini di lettura?
“A Theory of Everyone. The New Science of Who We Are, How We Got Here, and Where We’re Going” di Michael Muthukrishna (MIT Press, 2023)
Pubblicato nel 2023 da MIT Press, A Theory of Everyone di Michael Muthukrishna si presenta come un tentativo ambizioso di riorganizzare in modo unitario la comprensione scientifica del comportamento umano e dell’evoluzione delle società. Il libro nasce da una constatazione di fondo: molte delle discipline che studiano l’essere umano – dalla psicologia all’economia, dall’antropologia alla scienza politica – hanno prodotto negli ultimi decenni una grande quantità di dati, risultati sperimentali e modelli parziali, ma faticano ancora a convergere in un quadro teorico coerente e cumulativo. Muthukrishna propone di affrontare questa frammentazione costruendo un impianto concettuale capace di collegare genetica, cultura, apprendimento, istituzioni ed energia in un’unica cornice interpretativa. L’obiettivo non è fornire una teoria totale nel senso riduttivo del termine, ma rendere visibili le regolarità profonde che attraversano fenomeni apparentemente diversi: cooperazione e conflitto, innovazione e stagnazione, disuguaglianza e crescita, progresso morale e collasso sociale. Il libro invita il lettore a sospendere alcune intuizioni consolidate sull’intelligenza, sulla razionalità e sull’individualismo, per interrogarsi sulle condizioni strutturali che rendono possibili certe forme di organizzazione sociale piuttosto che altre. In questo senso, l’opera non promette risposte semplici, ma propone un insieme di strumenti concettuali per comprendere perché le società funzionano come funzionano e come potrebbero funzionare diversamente. La posta in gioco non è solo teorica: Muthukrishna suggerisce che senza una visione sistemica del comportamento umano, anche le politiche pubbliche e le soluzioni istituzionali rischiano di restare frammentarie, inefficaci o controproducenti.
“Common Circuits: Hacking Alternative Technological Futures” Luis Felipe R. Murillo (Stanford University Press, 2025)
In Common Circuits: Hacking Alternative Technological Futures (Stanford University Press, 2025) Luis Felipe R. Murillo prende sul serio una parola che, negli ultimi decenni, è diventata insieme mitologia popolare, stigma penale, slogan aziendale e bandiera politica: “hacking”. Il libro non si limita a chiedere che cosa significhi davvero, ma perché questo significato continui a cambiare, e che cosa riveli, di volta in volta, sulle forme contemporanee di potere tecnico e sulle possibilità di sottrarsi ai suoi automatismi. L’interrogativo di fondo non riguarda solo i computer, bensì la possibilità di pensare e praticare una tecnologia che non coincida con l’espansione proprietaria di “Big Tech”, con la dipendenza da infrastrutture opache, o con l’idea che l’innovazione sia inevitabilmente una corsa competitiva. Murillo guarda all’hacking come a un prisma: in esso si riflettono le tensioni tra libertà e controllo, tra sperimentazione e disciplina, tra cooperazione e appropriazione. Il punto non è celebrare i “geni del codice” né demonizzarli, ma ricostruire come, in luoghi concreti e reti transnazionali, si provi a reimmaginare il rapporto tra competenza tecnica, vita collettiva e responsabilità sociale.
“Comparative Judicial Review” Erin F. Delaney; Rosalind Dixon (Edward Elgar Publishing, 2018)
Nella seconda metà del Novecento e nei primi decenni del XXI secolo, il potere dei giudici è diventato una delle variabili centrali con cui leggere la trasformazione degli Stati costituzionali: non soltanto perché le corti decidono controversie, ma perché definiscono confini, linguaggi e aspettative della politica democratica. Comparative Judicial Review, pubblicato nel 2018 da Edward Elgar Publishing, parte da questa constatazione senza trattarla come uno slogan: prova invece a capire in quali condizioni il controllo di costituzionalità diventa plausibile, utile, contestato o fragile, e perché le stesse parole (diritti, democrazia, legalità, stabilità) possano sostenere scelte istituzionali diverse. Il libro assume che il “come” conti quanto il “che cosa”: la forma del controllo, la cultura dei giudici, l’architettura degli accessi, le alleanze sociali che rendono effettive le decisioni, e perfino la circolazione internazionale di idee e citazioni giurisprudenziali. Ne emerge un invito a guardare al giudizio costituzionale come a un fenomeno che non si spiega né si valuta solo sul piano astratto delle teorie normative, ma dentro una storia di conflitti, compromessi e aspettative reciproche tra istituzioni e società.





