Punti cardinali #97
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Democracy’s Resilience to Populism’s Threat: Countering Global Alarmism” Kurt Weyland (Cambridge University Press, 2024)
In Democracy’s Resilience to Populism’s Threat. Countering Global Alarmism (Cambridge University Press, 2024), Kurt Weyland prende di petto una delle ansie politiche più diffuse dell’ultimo decennio: l’idea che l’ascesa di leader populisti renda la democrazia, quasi ovunque, fragile e prossima al collasso. Il libro non nega che il populismo sia un pericolo reale, né minimizza le torsioni illiberali che la sua governance può produrre; ma invita a cambiare domanda. Non basta elencare i modi in cui una democrazia può morire: occorre capire quanto sia probabile che muoia, e soprattutto quali condizioni rendano davvero praticabile, per un capo di governo, trasformare una vittoria elettorale in un progetto di egemonia duratura. Da questo spostamento discendono scelte analitiche precise: guardare non solo ai casi “emblematici” in cui la democrazia è stata soffocata, ma anche alla massa di tentativi incompiuti, falliti o rovesciati; ricostruire i vincoli che resistono; misurare i momenti in cui, invece, questi vincoli cedono. È un libro che, più che pronosticare catastrofi, prova a scomporre un rischio politico in meccanismi verificabili, e a chiarire perché la paura generalizzata può produrre diagnosi distorte.
“Dictating the Agenda. The Authoritarian Resurgence in World Politics” Alexander Cooley, Alexander Dukalskis (Oxford University Press, 2025)
In Dictating the Agenda. The Authoritarian Resurgence in World Politics, Alexander Cooley e Alexander Dukalskis (Oxford University Press, 2025) propongono una domanda di fondo che attraversa molte controversie contemporanee: che cosa accade quando l’autoritarismo non si limita più a difendersi dalle critiche liberali, ma riesce a spostare l’asse delle discussioni globali, ridefinendo quali temi contano, quali parole sono legittime e quali attori possono parlare senza pagare un prezzo. Il libro invita a guardare la politica mondiale non soltanto come confronto tra Stati, ma come lotta per il controllo di reti, standard, istituzioni e “spazi” transnazionali che, nel dopoguerra e soprattutto dopo il 1989, erano stati associati all’espansione di diritti, trasparenza, pluralismo, libertà di informazione e autonomia di università, media, organizzazioni civiche. Ciò che merita attenzione, per gli autori, è il carattere pratico e quotidiano di questa trasformazione: non riguarda solo la guerra o la diplomazia di vertice, ma anche i luoghi in cui si costruiscono reputazioni, si formano élite, si definiscono regole morali di consumo e si legittimano modelli di società. La questione diventa allora capire con quali meccanismi il potere illiberale riesca a neutralizzare la critica, a sfruttare l’interdipendenza e, in prospettiva, a imporre le proprie cornici interpretative come nuove normalità.
“Digital Culture Shock. Who Creates Technology and Why This Matters” Katharina Reinecke (Princeton University Press, 2025)
Digital Culture Shock. Who Creates Technology and Why This Matters di Katharina Reinecke (Princeton University Press, 2025) parte da una constatazione semplice solo in apparenza: la tecnologia digitale non è un insieme di strumenti neutri che “funzionano” ovunque allo stesso modo, ma un ambiente sociale che incorpora presupposti, valori, abitudini e persino stili di pensiero di chi la progetta. Reinecke invita a guardare la cultura non come un ornamento esterno alla tecnica, bensì come una componente operativa: entra nelle scelte di design, nelle metriche di successo, nei dati su cui si addestrano i sistemi, nelle regole dei prodotti e nei comportamenti che essi rendono “normali”. Il libro propone di prendere sul serio le frizioni che emergono quando una tecnologia attraversa confini culturali: non come dettagli di colore o “resistenze al cambiamento”, ma come segnali di un potere discreto e pervasivo. Se certe tecnologie risultano intuitive per alcuni e alienanti per altri, se alcune comunità vengono ascoltate e altre restano invisibili, se l’innovazione produce vantaggi concentrati e svantaggi diffusi, allora la domanda cruciale non è solo che cosa la tecnologia fa, ma per chi è fatta, da chi, e con quali conseguenze. È su questa linea che Reinecke costruisce la propria argomentazione: comprendere la cultura come infrastruttura invisibile del digitale significa rendere leggibili i conflitti, le esclusioni e le possibilità di un design più giusto.
“The Struggle for Supremacy in the Middle East. Saudi Arabia and Iran” di Simon Mabon (Zed Books, 2023)
Il volume di Simon Mabon, The Struggle for Supremacy in the Middle East. Saudi Arabia and Iran, pubblicato nel 2015 da Zed Books, analizza in profondità la rivalità geopolitica tra l’Arabia Saudita e l’Iran, considerata dall’autore come la principale dinamica strutturante della politica mediorientale contemporanea. Il libro si propone di spiegare come tale competizione non sia un semplice conflitto religioso tra sunniti e sciiti, ma una lotta complessa per l’egemonia regionale che coinvolge fattori politici, ideologici, economici e di sicurezza. Mabon, studioso di relazioni internazionali e Medio Oriente, adotta un approccio che combina teoria politica e analisi empirica, integrando prospettive realiste, costruttiviste e postcoloniali. La sua tesi centrale è che la rivalità tra i due Paesi sia un processo in continua evoluzione, alimentato da una molteplicità di attori statali e non statali, e che la dimensione religiosa funzioni come strumento politico di legittimazione del potere e di mobilitazione delle masse. L’obiettivo dell’autore è superare le interpretazioni riduttive e proporre una lettura multilivello della competizione tra Riyadh e Teheran, mostrando come essa abbia rimodellato la geopolitica mediorientale dopo la fine della Guerra Fredda e, in particolare, dopo le Primavere arabe.





