Stroncature Digest #141
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
L’accettabilità dell’intelligenza artificiale simbiotica
Quando parliamo di intelligenza artificiale ci chiediamo quasi sempre se funziona: se i risultati sono accurati, se il sistema è efficiente, se regge grandi quantità di dati. Questo articolo — nato dalle attività di Terza Missione che Stroncature conduce con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro — sposta la domanda su un terreno più scomodo. Nel momento in cui l’IA smette di essere uno strumento esterno ed entra in un’attività condivisa, contribuendo a costruire decisioni e valutazioni insieme all’essere umano, l’efficacia non basta più: diventa decisivo il come. Come vengono prese quelle decisioni, quali dati usano, chi ne risponde. Rielaborando il contributo scientifico del progetto FAIR, il testo mostra che l’accettabilità di un’IA «simbiotica» non è un’aggiunta etica esterna ma una condizione interna al suo uso — e che si gioca su due piani intrecciati. Sul piano etico, la centralità della persona resta una formula vuota finché non si traduce in criteri concreti: definizione del metodo, screening, valutazione del rischio, analisi dell’impatto. Sul piano giuridico, il nodo è il controllo umano significativo, cioè la possibilità di ricostruire e contestare il procedimento — un’esigenza che diventa acuta là dove più conta, come nell’uso di sistemi predittivi per valutare la pericolosità in ambito penale. La tesi di fondo è netta: in una collaborazione tra umano e macchina, il risultato non può essere separato dal percorso che lo produce.
“Dieta e invecchiamento in salute: leggere il tempo biologico negli orologi epigenetici” Laura Bordoni
Due persone nate lo stesso giorno non hanno necessariamente la stessa età. È la premessa da cui muove l’incontro che Stroncature ha ospitato il 24 giugno con Laura Bordoni, nell’ambito della Terza Missione condotta insieme all’Università di Camerino: accanto all’età cronologica, che conta gli anni trascorsi, esiste un’età biologica che descrive lo stato reale dell’organismo — e che gli orologi epigenetici permettono oggi di stimare leggendo la metilazione del DNA, cioè il modo in cui le istruzioni genetiche vengono usate senza che la sequenza cambi. Partendo dalla sua ricerca pubblicata su The American Journal of Clinical Nutrition, e in dialogo con Cinzia Mannozzi e Giorgia Vici, Bordoni mostra come la qualità della dieta lasci una traccia leggibile su quel tempo biologico: su una coorte di circa 760 persone, un’alimentazione più ricca di vegetali e tè si associa a un invecchiamento rallentato, mentre gli alimenti ultra-processati — le bevande zuccherate su tutti — spingono nella direzione opposta. Ma la parte più interessante della conversazione è quella in cui gli strumenti vengono ridimensionati: nessun singolo nutriente spiega l’invecchiamento, nessun orologio epigenetico è ancora una diagnosi individuale, e uno studio osservazionale racconta associazioni, non cause. È un discorso che resiste alla tentazione della scorciatoia, e proprio per questo dice qualcosa di serio su come dieta, tempo e salute si intrecciano.
“L’assedio di Tiro. 332 a.C. L’impresa epica di Alessandro Magno” di Omar Coloru
Una città che sorge su un’isola, protetta dal mare come da una muraglia liquida: Tiro sembrava, semplicemente, un problema senza soluzione. La risposta di Alessandro nel 332 a.C. fu non aggirare l’ostacolo ma annullarlo, facendo costruire un molo artificiale che congiungesse la terraferma all’isola — trasformare la geografia, quando non si può vincerla. È da qui che muove il libro di Omar Coloru (L’assedio di Tiro. 332 a.C. L’impresa epica di Alessandro Magno, Carocci, 2026), presentato da Stroncature il 3 luglio con l’autore in dialogo con Manuela Mari (Università di Bologna) e Francesca Gazzano (Università di Genova). Ma il volume non si ferma alla cronaca militare. Rileggendo le fonti antiche e la loro fortuna successiva, ricostruisce il modo in cui un episodio bellico diventa mito: Tiro si fissa nell’immaginario come l’assedio perfetto, la prova che l’ingegno umano può piegare persino gli ostacoli imposti dalla natura, e Alessandro come paradigma universale del conquistatore. Il seguito è forse la parte più affascinante: quel precedente continua a lavorare nella memoria dei potenti ben oltre l’età ellenistica, da Antigono Monoftalmo fino ad Alessandro Farnese e Richelieu, offrendo a sovrani e condottieri un repertorio simbolico sul rapporto tra guerra, potere e costruzione della grandezza. Un libro su come un fatto d’armi diventa lezione politica — e su quanto a lungo continui a insegnare.
“Controstoria dell’alpinismo” di Andrea Zannini
Siamo abituati a raccontare la nascita dell’alpinismo come un’invenzione dell’Illuminismo: sarebbero stati gli uomini di città, armati di ragione, a scoprire le Alpi come laboratorio della natura, strappandole alle superstizioni e alle paure dei montanari e aprendo la strada alla conquista delle vette. Il libro di Andrea Zannini (Controstoria dell’alpinismo, Laterza, 2026), presentato da Stroncature il 29 giugno, rovescia questa narrazione dalle fondamenta. Ricostruendo decine di ascensioni compiute tra il XVI e il XIX secolo — da cacciatori, cercatori di cristalli, artigiani, religiosi, servitori di monasteri, notabili locali — Zannini mostra che le alte quote erano frequentate ben prima che l’alpinismo «moderno» le dichiarasse scoperte. Le montagne, insomma, non erano spazi vuoti in attesa di un conquistatore illuminato: erano luoghi abitati, conosciuti e attraversati da generazioni di uomini e donne di cui la storia ufficiale ha dimenticato il nome. Ne esce una controstoria che riscrive persino gli episodi fondativi del genere, dall’assalto al Mont Aiguille del 1492 alla salita di Petrarca al Monte Ventoso — e che, restituendo voce a quei protagonisti rimossi, invita a ripensare chi possiede davvero un territorio: chi lo racconta per primo nei libri, o chi lo abita da sempre. Con l’autore ne discutono Pietro Causarano (Università di Firenze) e Andrea Pojer (Università di Trento e FBK), modera Riccardo Pennisi.
“Economie e coercizione. I prelievi signorili non fondiari nell’Italia del XIV-XV secolo” Maria Ginatempo
Il prossimo 10 luglio alle 16:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Economie e coercizione. I prelievi signorili non fondiari nell’Italia del XIV-XV secolo” Maria Ginatempo (Viella, 2026).
Il volume affronta la fiscalità signorile nell’Italia tardomedievale, dalle Alpi alla Sicilia, collocandola all’interno dei più ampi processi di formazione e consolidamento dei poteri territoriali. Al centro dell’indagine vi sono le molteplici forme di prelievo attraverso cui le signorie esercitavano la propria capacità di estrazione della ricchezza: non soltanto imposte in senso stretto, ma anche pedaggi, tributi, prestazioni obbligatorie e sfruttamento delle risorse collettive, strumenti che facevano della coercizione un elemento decisivo dell’ordine economico e politico.
Attraverso un approccio comparativo e “cartografico”, il libro ricostruisce la distribuzione e il peso di questi prelievi nei diversi contesti regionali, mettendoli in relazione con gli altri circuiti di redistribuzione pubblica della ricchezza – statali, cittadini e comunitari. L’attenzione si concentra sulle risorse a disposizione delle signorie, sulle modalità con cui esse venivano acquisite e soprattutto sugli effetti che tali pratiche producevano sul piano economico, sociale e territoriale.
Lontano da interpretazioni pregiudiziali, il volume offre una lettura articolata del ruolo svolto dalle signorie nei processi di costruzione degli Stati medievali, misurandone concretamente l’impatto e contribuendo a una comprensione più ampia delle relazioni tra potere, fiscalità e trasformazione delle società italiane tra Medioevo ed età moderna.
Con l’autrice dialogheranno la prof.ssa Marta Gravela e il dott. Davide Morra. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
Per partecipare è necessario registrarsi.
“Il regno perduto degli dèi. Il paganesimo nell’Europa medievale (300-1200)” di Francesco Borri
Il prossimo 15 luglio alle 17:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Il regno perduto degli dèi. Il paganesimo nell’Europa medievale (300-1200)” di Francesco Borri (Carocci editore, 2026).
Tra la conversione di Costantino e la conquista di Arkona nel 1168, il cristianesimo si affermò progressivamente in larga parte dell’Europa. Questo processo, tuttavia, non cancellò subito le pratiche religiose precedenti. In molte aree comprese tra il Mediterraneo, il Baltico e l’Irlanda, uomini e donne continuarono a seguire usanze antiche, a celebrare rituali, a rivolgersi agli dèi e a mantenere forme di spiritualità che le fonti cristiane avrebbero definito pagane.
Il volume ricostruisce questo mondo attraverso testimonianze spesso frammentarie, ambigue e filtrate dallo sguardo di chi lo osservava dall’esterno. Cronache, racconti e riferimenti sparsi restituiscono immagini discontinue, ma preziose: fuochi accesi nei campi durante l’inverno, sacrifici celebrati nelle paludi del Nord, credenze legate alla luna, ai lupi e alle streghe, figure divine come Wodan e una moltitudine di numi di cui restano solo tracce incerte.
Ne emerge un viaggio dentro le zone meno illuminate della storia europea: foreste, margini dei regni, terre lontane dai centri della scrittura e del potere. Il libro non ricostruisce un sistema religioso compatto, ma segue i frammenti disponibili per comprendere come sopravvissero, mutarono e furono raccontate le antiche credenze europee nel lungo confronto con il cristianesimo.
Con l’autore dialogheranno la prof.ssa Lilian Diniz e il prof. Luca Bonardi.
Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
“Le politiche energetiche in Italia. Dalle crisi petrolifere alla rinuncia al nucleare (1975–1987)” di Silvio Labbate
Il prossimo 22 luglio alle 16:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Le politiche energetiche in Italia. Dalle crisi petrolifere alla rinuncia al nucleare (1975–1987)” di Silvio Labbate (Carocci, 2026).
Il volume ricostruisce la storia delle politiche energetiche italiane dagli anni Settanta fino all’abbandono del nucleare, assumendo come punto di osservazione il tema della sicurezza degli approvvigionamenti. La scarsità di risorse interne ha infatti rappresentato per l’Italia un vincolo strutturale, capace di incidere sulle scelte industriali, diplomatiche e strategiche del Paese.
A partire dalle crisi petrolifere e dal primo Piano energetico nazionale del 1975, il libro segue l’evoluzione di una politica spesso segnata da programmazioni fragili e risposte emergenziali. L’analisi mostra come le decisioni assunte in quegli anni abbiano contribuito a definire un modello energetico esposto a dipendenze esterne e a continui adattamenti.
La guerra in Ucraina del 2022 riporta al centro una domanda di lungo periodo: come l’Italia sia arrivata a dipendere in misura così rilevante dal gas naturale russo. Attraverso fonti d’archivio e documentazione storica, il volume mette in relazione crisi energetiche, scelte politiche, vincoli internazionali e crescente ruolo dei movimenti ambientalisti.
Con l’autore dialogheranno la prof.ssa Rosaria Leonardi e il prof. Giuseppe spagnulo. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
Per partecipare è necessario registrarsi.
Geostrategia
È una pubblicazione di Stroncature dedicata alla sicurezza internazionale e alle questioni strategiche. Tutte le analisi sono riservate agli abbonati a GeoStrategia.
Il pensiero strategico classico cinese e la questione di Taiwan
Ogni anno, puntualmente, torna la stessa domanda: sarà questo l’anno dell’invasione? Gli analisti scrutano le esercitazioni nello Stretto, contano le navi da sbarco, datano la “finestra” entro cui Pechino avrebbe ordinato alle proprie forze di essere pronte. L’attenzione è tutta rivolta a un evento futuro e improvviso — il giorno dell’attacco — come se il destino di Taiwan dovesse decidersi in quel momento, e in nessun altro. Eppure c’è qualcosa di curioso in questa attesa. Un’invasione anfibia contro un’isola difesa, con un garante esterno pronto a intervenire, è l’operazione militare più rischiosa e costosa che si possa immaginare; ed è singolare che si dia per scontato che una potenza paziente, erede della più antica e continua tradizione strategica del mondo, scelga proprio la via più azzardata per conseguire il proprio obiettivo. E se la domanda giusta non fosse “quando attaccherà”, ma se non attaccherà mai? Esiste una tradizione strategica — quella cinese classica — per la quale l’assalto frontale non è il culmine della strategia, ma il segno del suo fallimento: la prova che non si è saputo vincere prima, e altrove. Ed è in quella direzione che forse si deve guardare.









