Stroncature Digest #142
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Dai principi etici alle regole operative
L’IA Simbiotica pone un problema decisivo, che riguarda insieme tecnologia, diritto e filosofia morale: non basta stabilire quali principi debbano guidare l’intelligenza artificiale, bisogna capire come questi principi possano essere tradotti in pratiche concrete. Dire che un sistema deve essere trasparente, responsabile o centrato sull’essere umano non è sufficiente. Occorre rendere questi criteri utilizzabili nella progettazione, nello sviluppo, nella valutazione e nell’impiego dei sistemi. È qui che l’etica dell’IA Simbiotica diventa un compito operativo: trasformare valori generali in regole, procedure e modelli capaci di funzionare dentro situazioni reali.
“Dr. IA - M.D. Il futuro della medicina nell’era delle Intelligenze Artificiali”
Nel 2016 Geoffrey Hinton previde che entro un decennio non sarebbe più stato necessario formare radiologi. Undici anni dopo le scuole di specializzazione continuano a riempirsi, e la ragione di quell’errore dice sull’intelligenza artificiale in medicina più di molte previsioni riuscite: il riconoscimento delle immagini è solo una parte del lavoro del radiologo, che integra anamnesi, esami precedenti, contesto clinico e diagnosi differenziale in un giudizio che nessun sistema addestrato sui soli pixel è oggi in grado di riprodurre. Da questa constatazione muove l’incontro condotto da Emiliano Ippoliti con Edoardo Datteri, Vito Cantisani e Andrea Botticelli, che attraversa il campo evitando tanto la retorica catastrofista quanto quella della panacea. Al centro sta una distinzione che il dibattito pubblico tende a smarrire, quella fra sistemi simbolici, ispezionabili nelle regole che li governano, e sistemi neurali, la cui accuratezza si accompagna a un’opacità irriducibile: differenza tecnica che diventa immediatamente questione di fiducia e di responsabilità quando l’esito riguarda una diagnosi. Le esperienze cliniche e didattiche riportate mostrano un quadro meno lineare di quanto si immagini, dalla sperimentazione condotta alla Sapienza con avatar formativi, dove il gruppo che vi ha avuto accesso ha superato l’esame nel sessantatré per cento dei casi contro il venti per cento del gruppo di controllo, fino ai software di supporto già in uso in radiologia, che le linee guida europee ammettono soltanto come ausilio a una decisione che resta in capo al medico. Restano aperte le questioni più scomode: la qualità e la disponibilità dei dati di addestramento, i bias etnici emersi nella validazione dei software, il rischio del deskilling e l’ipotesi che l’abitudine a questi strumenti stia costruendo dipendenze destinate a essere monetizzate. Se non altro, il confronto restituisce alla discussione la sua misura propria, che non è quella dell’alternativa fra uomo e macchina ma quella, assai più concreta, del come vincolare la macchina entro percorsi definiti.
“Conservatorismo nel terzo millennio. Ipotesi a confronto”, a cura di Danilo Breschi
Conservare è una delle forme elementari attraverso cui gli esseri umani stanno al mondo: conserviamo affetti, oggetti, paesaggi, istituzioni, memorie e legami perché ne riconosciamo insieme la fragilità e il valore. Muove da questa constatazione, che precede ogni teoria politica e appartiene all’esperienza comune, il volume collettaneo curato da Danilo Breschi per UNINT University Press, presentato lo scorso 6 luglio a Stroncature. Il libro invita a ripensare criticamente il conservatorismo come tradizione politica e culturale, sottraendolo alle semplificazioni e alle diffidenze che ne hanno accompagnato la ricezione nel dibattito pubblico italiano, dove è stato più spesso oggetto di rimozione che di analisi. Lontano dall’essere postura nostalgica o mera resistenza al cambiamento, il conservatorismo viene qui interrogato come un insieme di idee, sensibilità e pratiche capaci ancora di offrire strumenti per comprendere le sfide del presente e di alimentare un confronto realmente plurale. Attraverso una pluralità di voci e prospettive, il volume esplora le implicazioni culturali e politiche di questa disposizione e si interroga sul contributo che il pensiero conservatore può offrire nel XXI secolo, restituendo complessità a una tradizione che continua a misurarsi con i temi della continuità, della responsabilità, della memoria e del cambiamento. Con il curatore hanno dialogato Alberto Mingardi, dell’Università IULM di Milano, e Giovanni Orsina, dell’Università LUISS di Roma.
“Comunicare l’Europa tra crisi e transizioni” di Marinella Belluati
Una sfera pubblica europea non è un risultato acquisito ma un processo aperto, e proprio per questo la comunicazione dell’Unione non può essere trattata come un accessorio della politica comunitaria. Lo mostra il volume di Marinella Belluati pubblicato dal Mulino e presentato a Stroncature lo scorso 8 luglio, che ricostruisce la genesi e l’evoluzione delle politiche di comunicazione europee lungo le principali fasi del progetto: dalle origini diplomatiche della comunicazione comunitaria alla riflessione habermasiana sullo spazio pubblico, fino alle sfide poste dai nuovi ecosistemi mediali, dalla governance dei dati e dalle crisi che hanno attraversato l’Europa contemporanea. È soprattutto nei momenti di crisi che la comunicazione si rivela per quello che è, un’infrastruttura strategica della governance democratica, e non una funzione ancillare da attivare a decisioni già prese. L’autrice segue il passaggio dall’idea di informazione a quella di comunicazione europea, il ruolo dei media nella visibilità dell’Unione, la regolazione del pluralismo e la tutela dell’integrità informativa, tenendo insieme la dimensione istituzionale e quella dei pubblici che dovrebbero riconoscersi in essa. Uno spazio politico attraversato da pluralità linguistiche, culturali, storiche e istituzionali pone infatti alla legittimazione democratica un problema che nessuna campagna di comunicazione risolve da sola. Ne risulta una riflessione sul modo in cui l’Europa diventa davvero pubblica: non quando comunica se stessa, ma quando la comunicazione si afferma come valore condiviso e bene collettivo, capace di trasformare un progetto politico in esperienza comune e partecipata. Con l’autrice hanno dialogato Rossana Sampugnaro, dell’Università di Catania, e Stefano Montaldo, dell’Università di Torino.
“Pace, pace, pace! Donne e uomini contro la guerra nel Medioevo” di Ermanno Orlando
Nel Medioevo occidentale la società tendeva a rappresentarsi soprattutto attraverso il conflitto, lasciando la pace sullo sfondo, quasi fosse un’assenza priva di rilievo storico: una consuetudine che la storiografia ha in larga misura ereditato, studiando e raccontando la guerra assai più di quanto abbia interrogato ciò che le si opponeva. Muove da questo squilibrio il volume di Ermanno Orlando pubblicato dal Mulino, che Stroncature presenterà il prossimo 24 luglio alle 17:00. Il libro ricostruisce la storia di donne e uomini che, tra il X e il XV secolo, pensarono, praticarono e difesero la pace: dai movimenti delle paci e tregue di Dio a Francesco d’Assisi, da Raimondo Lullo a Niccolò da Cusa, fino a Caterina da Siena e Giovanna d’Arco. Sono figure e percorsi assai diversi per collocazione sociale, sensibilità religiosa e strumenti impiegati, accomunati però dalla ricerca di un’alternativa alla violenza e dalla convinzione che essa fosse effettivamente pensabile. Ne emerge un Medioevo più complesso di quello consegnato all’immaginario comune, un’epoca attraversata da guerre e conflitti ma anche capace di elaborare ideali, linguaggi e pratiche di pacificazione, con una loro architettura concettuale e una loro efficacia. Il volume mostra così come la riflessione medievale sulla pace non appartenga soltanto all’archivio delle idee superate, ma possa ancora offrire domande utili al presente. Con l’autore dialogheranno Gabriella Piccinni, dell’Università di Siena, e Antonio Musarra, dell’Università La Sapienza di Roma. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Due sezioni, in particolare, raccontano meglio di ogni altra che tipo di editore siamo. La prima è Risorse non una vetrina promozionale, ma un servizio vero, con guide pratiche e aggiornate su ciò che serve davvero a chi fa ricerca — la riforma del reclutamento, i requisiti che rendono spendibile una monografia, l’open access. Al suo interno abbiamo costruito uno screening dei finanziamenti per pubblicare e tradurre opere accademiche: oltre quaranta canali europei, nazionali, regionali, di ateneo, privati e degli istituti di cultura all’estero, filtrabili per criterio, con finestre, requisiti e link ufficiali, e uno stato “aperto/chiuso” che si aggiorna da solo. Ogni posizione aperta rimanda alla fonte, ogni pagina indica la data dell’ultima verifica: nessun gergo, solo il mestiere.
La seconda è la Community: lo spazio dove l’idea del libro come luogo diventa concreta. Qui autori e lettori continuano a discutere di un’opera oltre i tempi stretti dell’industria editoriale — gli autori pubblicano contributi, segnalazioni ed eventi legati ai loro libri, e la redazione li rilancia nel circuito Stroncature. È il posto in cui si torna, dopo aver letto, per trovare ancora qualcosa. Il modo migliore per capirlo è visitarlo.




