Stroncature Digest #143
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Dati che diventano immagini: un altro modo di riconoscere le minacce informatiche
Terza Missione, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
L’idea è cambiare la forma in cui i dati vengono rappresentati: non più insiemi di valori numerici, ma immagini a colori, dove conta anche la disposizione spaziale delle informazioni. La scelta non è estetica. Le caratteristiche che descrivono un’attività informatica vengono prima ricondotte a una scala comune, poi associate ciascuna a un punto dell’immagine e tradotte in colore sui tre canali rosso, verde e blu — una codifica che sostituisce la scala di grigi adottata dagli stessi autori in un lavoro precedente. Il passaggio decisivo, però, riguarda il collocamento: le caratteristiche correlate fra loro vengono poste in punti vicini, così che relazioni destinate a disperdersi in una tabella si conservino nello spazio dell’immagine. Gruppi di caratteristiche che tendono a comparire insieme formano allora zone riconoscibili, e da questa organizzazione emergono configurazioni ricorrenti che funzionano come vere e proprie firme visive delle diverse classi di minaccia. Il modello, dal canto suo, non legge l’immagine tutta insieme: la divide in riquadri e mette in relazione ciò che compare nelle diverse zone — e la dimensione dei riquadri non è un dettaglio, perché incide sull’accuratezza e la scelta migliore cambia col tipo di dati. Il metodo è messo alla prova su due terreni distinti, il malware e le intrusioni di rete, con quattro raccolte di dati (CICMalDroid20 e CICMalMem22 per il primo, NSL-KDD e UNSW-NB15 per le seconde). È qui il risultato più interessante: dati eterogenei ricondotti a una forma comune, leggibile come insieme di configurazioni visive anziché come sequenza di numeri.
Rassegna della stampa tedesca #174
La settimana tedesca si legge lungo un’unica linea: la distanza fra le ambizioni dichiarate e la capacità effettiva di realizzarle. Il ritiro di Jens Spahn dalla guida del gruppo CDU/CSU viene interpretato dalla stampa non come un avvicendamento ma come una verifica sull’architettura di potere della coalizione, poiché a uscire è insieme un rivale interno e il principale mediatore fra Cancelleria, deputati dell’Unione e SPD; nello stesso momento Michael Kretschmer riapre da Dresda il conflitto sulla “Brandmauer”, giudicandone obsoleto il linguaggio in vista delle elezioni nell’Est. Sul piano strategico il ventiseiesimo Consiglio dei ministri franco-tedesco di Brühl produce un avvicinamento nella deterrenza nucleare — dopo un rifornimento in volo congiunto fra un Rafale idoneo alla missione nucleare e un Eurofighter, militari della Bundeswehr dovrebbero partecipare entro l’anno a un’esercitazione atomica francese, presentata come complemento e non alternativa alla condivisione NATO — mentre le indicazioni di Boris Pistorius su MGCS, dopo il fallimento già acquisito di FCAS, delineano una cooperazione che sopravvive più facilmente sulle architetture di rete che sulle piattaforme. Che l’aumento della spesa non coincida con la capacità lo mostrano i ritardi del programma D-LBO per le comunicazioni digitali dell’esercito e la dipendenza da materie prime critiche cinesi, descritta dalla Süddeutsche come un dilemma collettivo. Lo stesso scarto attraversa la sicurezza interna, con Alexander Dobrindt che riclassifica la minaccia di attentati da astratta ad alta e collega la valutazione a una riforma dei servizi che ne amplierebbe le facoltà operative, e la protezione delle infrastrutture, dove la SWP analizza 351 attacchi informatici alla sanità fra 2022 e 2025 e il caso Unimed del maggio 2026, con dati sottratti a oltre centomila pazienti. Sul versante sociale convivono i tagli ai corsi d’integrazione denunciati dalle Volkshochschulen, gli oltre ventimila minori vittime di violenza sessuale registrati dal BKA con crescente ruolo dell’adescamento online, e la partita sulla gestione della futura pensione a capitalizzazione, circa trenta miliardi l’anno a regime, contesa fra Kenfo e Bundesbank. L’economia restituisce lo stesso quadro ambivalente: la strategia federale per start-up e scale-up con 150 misure a fronte di uno 0,15 per cento del PIL destinato al capitale di rischio contro lo 0,8 statunitense, gli oltre ottocento miliardi di investimenti promessi entro il 2028 dalle 139 imprese di “Made for Germany” — senza che sia chiarita la quota realmente aggiuntiva — e, in direzione opposta, l’irrigidimento degli standard di credito rilevato dalla Bundesbank proprio in immobiliare, manifattura, automotive e produzioni energivore.
Economie e coercizioni. I prelievi signorili non fondiari nell’Italia del XIV e XV secolo, di Maria Ginatempo (Viella)
Un libro di fiscalità che a prima vista non lo sembra, perché rinuncia all’equazione tra fiscalità e Stato: nell’Italia del Tre e Quattrocento convivono sullo stesso territorio fiscalità multiple che interagiscono fra loro, e i poteri signorili vanno considerati pubblici a pieno titolo. Da questa premessa Maria Ginatempo ricava un inventario dei prelievi non fondiari — pedaggi e oneri doganali, oneri personali, banalità e monopoli, prestazioni militari e civili — e restituisce alla sfera giurisdizionale, sottraendoli a quella patrimoniale privata in cui la storiografia tradizionale li ha spesso confinati, i diritti sulle risorse collettive: boschi, pascoli, acque. È in gran parte lì che si misura l’impatto economico della signoria. La seconda parte del volume adotta un approccio cartografico che attraversa la penisola per geoeconomie anziché per regioni — aree montane dalle Alpi all’Aspromonte, aree marginali non contigue, aree in espansione del Sud, Italia padana — e ne fa emergere profili distinti: signori imprenditori al nord, signori condottieri al centro, al sud figure sostenute dal controllo delle risorse collettive e dai privilegi regi. Attraverso tutto il libro resta ferma una sola domanda: non quanta ricchezza venga prodotta, ma a vantaggio di chi sia redistribuita.
Il regno perduto degli dèi. Il paganesimo nell’Europa medievale (300-1200), di Francesco Borri (Carocci)
Il paganesimo europeo non si esaurisce con Costantino né con Teodosio: attraversa quasi un millennio, e nel VII e VIII secolo pagani potevano ancora essere aristocratici potenti, non minoranze residuali. Francesco Borri muove da un problema di fonti che è anche un problema di metodo: dei pagani parlano quasi esclusivamente i cristiani, in opere storiche, teologiche e geografiche dove i pagani sono sempre oggetto e mai soggetto, descritti con pregiudizio e per lo più con una reticenza che qualcuno ha chiamato una congiura del silenzio — mentre la scrittura, arrivata insieme al cristianesimo, raggiunge quelle regioni quando i pagani stanno già declinando o spostandosi oltre i suoi confini. La tentazione decostruttiva era forte, e l’autore la dichiara: vi ha rinunciato perché servivano acrobazie intellettuali sempre più complesse per annullare l’evidenza. Restano allora testimonianze di natura pratica — sermoni, penitenziali, formule di battesimo ed esorcismo — che lasciano intravedere una religiosità vissuta: pregare Minerva mentre si fila, badare al piede con cui si esce di casa. Il termine stesso è un conio cristiano, categoria di alterità dai contorni mobili, dove finivano l’ubriachezza e la sensualità quanto la caccia o la filatura. Ne emerge una storia non lineare, fatta di riemersioni, che culmina nel 1168 con la conquista del santuario di Arcona sull’isola di Rügen — e la tesi che il paganesimo non fosse una sopravvivenza destinata a spegnersi, ma un’alternativa efficace alle religioni rivelate.
Che cos’è un algoritmo, di Marcello Frixione e Daniele Porello (Carocci, 2026)
Un algoritmo è un procedimento finito che da un input conduce a un output, e non ha bisogno di calcolatori: le quattro operazioni imparate alle elementari sono algoritmi, e procedimenti algoritmici si trovano presso i Babilonesi, in Euclide, in Aristotele. Marcello Frixione e Daniele Porello muovono da questa constatazione per una ricostruzione che assume un’inversione cronologica come cardine: la caratterizzazione rigorosa del concetto arriva prima dell’informatica. L’articolo di Turing è della metà degli anni Trenta, le macchine calcolatrici digitali una decina d’anni più tardi, e la domanda che genera tutto non è tecnologica ma matematica — come sappiamo di non sbagliarci quando facciamo matematica, dopo i paradossi di fine Ottocento. Il libro procede per gradi: algoritmi con carta e penna, poi gli elementi della teoria della computabilità, poi l’efficienza, che decide quali problemi siano risolvibili in pratica e quali richiedano tempi di calcolo fuori da ogni realismo, infine le reti neurali profonde e i modelli linguistici. Ne emerge un paradosso che gli autori mettono al centro: la teoria nasce producendo risultati di limitazione — Turing sull’arresto, Rice sull’impossibilità di un algoritmo che dica in generale cosa fa un altro algoritmo — eppure proprio da lì si apre un’espansione applicativa che nessuno dei suoi fondatori avrebbe potuto prevedere. Con una conseguenza attuale: l’opacità dei sistemi odierni non è una novità delle reti neurali, ma un limite iscritto nella teoria classica. E una tesi di fondo, che il libro persegue come compito civile prima che didattico: le tecnologie non cadono dal cielo, sono algoritmi progettati da qualcuno, e riconoscerlo è la condizione per poterne discutere.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Due sezioni, in particolare, raccontano meglio di ogni altra che tipo di editore siamo. La prima è Risorse non una vetrina promozionale, ma un servizio vero, con guide pratiche e aggiornate su ciò che serve davvero a chi fa ricerca — la riforma del reclutamento, i requisiti che rendono spendibile una monografia, l’open access. Al suo interno abbiamo costruito uno screening dei finanziamenti per pubblicare e tradurre opere accademiche: oltre quaranta canali europei, nazionali, regionali, di ateneo, privati e degli istituti di cultura all’estero, filtrabili per criterio, con finestre, requisiti e link ufficiali, e uno stato “aperto/chiuso” che si aggiorna da solo. Ogni posizione aperta rimanda alla fonte, ogni pagina indica la data dell’ultima verifica: nessun gergo, solo il mestiere.
La seconda è la Community: lo spazio dove l’idea del libro come luogo diventa concreta. Qui autori e lettori continuano a discutere di un’opera oltre i tempi stretti dell’industria editoriale — gli autori pubblicano contributi, segnalazioni ed eventi legati ai loro libri, e la redazione li rilancia nel circuito Stroncature. È il posto in cui si torna, dopo aver letto, per trovare ancora qualcosa. Il modo migliore per capirlo è visitarlo.




