Terza Missione #25
Stroncature è la piattaforma per la Terza missione, per la disseminazione scientifica e culturale e il trasferimento tecnologico. In collaborazione con Università ed Enti di ricerca pubblici produce contenuti e formati (video, podcast, testi divulgativi, infografiche) che servono alla diffusione, valorizzazione e trasferimento dei frutti della ricerca pubblica, nella convinzione che l’Università e la Ricerca, in una economia della conoscenza, siano il vero motore di progresso sociale e sviluppo economico. C’è di più: c’è la convinzione che raccontare le storie della Ricerca, le sfide a cui ricercatori e ricercatrici, studiose e studiosi dedicano la loro esistenza sia il modo migliore per suscitare l’entusiasmo delle giovani menti, per accettare la sfida a risolvere problemi sempre più complessi e difficili, spostando così un po’ più in là il confine che separa il noto e a ridurre il campo dell’ignoto.
Abbonarsi a Stroncature significa accedere a una infrastruttura cognitiva, il cui valore cresce nel tempo. L’abbonamento consente di utilizzare un patrimonio di oltre 1.400 video e podcast originali con dibattiti e seminari dei protagonisti della cultura e della ricerca italiana; più di 4.000 analisi e approfondimenti, in particolare su filosofia della scienza e studi sulla complessità, e un archivio di oltre 1.000 schede analitiche (in continuo aggiornamento) dedicate ai più importanti testi di saggistica pubblicati a livello globale. Nonchè tutti i materiali prodotti nell’ambito delle partnership tra Stroncature e di Dipartimenti universitari per le attività di Terza Missione.
“Presente e futuro dell’università” a cura di Tommaso Agasisti, Alfredo Marra, Margherita Ramajoli
Lo scorso 6 febbraio, Stroncature ha ospitato la presentazione del libro “Presente e futuro dell’università” a cura di Tommaso Agasisti, Alfredo Marra, Margherita Ramajoli. Nel corso della storia di un Paese, alcune istituzioni assumono un ruolo così centrale da diventare veri e propri pilastri dell’architettura sociale, economica e culturale. L’università è, senza dubbio, una di queste. In un tempo segnato da trasformazioni profonde e spesso disorientanti, l’università italiana si trova oggi al centro di interrogativi cruciali sul proprio ruolo, la propria funzione pubblica e il contributo che può offrire al futuro del Paese. Questo volume raccoglie gli interventi di economisti, giuristi, sociologi e demografi che, con approccio multidisciplinare, affrontano le sfide che investono la formazione, la ricerca e la relazione tra accademia e società. Libertà accademica, transizione demografica, terza missione, qualità della didattica, governance: ogni capitolo propone chiavi di lettura critiche e strumenti di analisi per un confronto aperto e plurale. Rivolto a docenti, studenti, amministratori e cittadini interessati alla vita pubblica, il libro invita a ripensare l’università come infrastruttura strategica della democrazia, capace di generare conoscenza, formare coscienze critiche e guidare i processi di sviluppo culturale e civile del Paese. Con uno dei curatori prof. Tommaso Agasisti, ha dialogato il prof. Matteo Turri.
L’Evoluzione della Terza Missione: : dalla singola iniziativa al progetto strategico
Il sistema universitario italiano ha ridefinito il concetto di Terza Missione (TM), trasformandolo da una serie di attività individuali e spontanee in una responsabilità istituzionale coordinata. In passato, la partecipazione a conferenze o le apparizioni mediatiche dei singoli docenti erano considerate il fulcro di questa missione; oggi, invece, i documenti dell’ANVUR e del Ministero dell’Università e della Ricerca impongono una gestione basata su obiettivi strategici e risultati misurabili. Questa transizione richiede il passaggio da iniziative isolate a progetti strutturati, capaci di generare un impatto reale e duraturo sul territorio. La pianificazione diventa quindi lo strumento essenziale per garantire che le attività accademiche non restino confinate entro le mura dell’ateneo, ma contribuiscano concretamente allo sviluppo sociale, economico e culturale della società. Solo attraverso una visione d’insieme è possibile rispondere alle nuove esigenze di trasparenza e utilità sociale richieste dalle attuali normative nazionali ed europee.
Quando un evento “conta” davvero: imprevedibilità e collegamento con l’inadempimento
Durante il Covid-19 molte imprese hanno scoperto una cosa semplice e dura: i contratti non vivono nel vuoto. Dipendono da trasporti, porti, dogane, fornitori, personale, tempi di consegna. Quando il contesto si è spezzato, sono arrivati ritardi, blocchi, deviazioni dei mezzi, chiusure e sospensioni improvvise. A quel punto la domanda non era più teorica: “posso essere considerato inadempiente?” e, soprattutto, “questa crisi è davvero la causa del mio mancato rispetto del contratto?”. Il testo insiste su un punto: per rispondere serve un criterio, non uno slogan. Il primo criterio è capire che cosa si sta invocando davvero. Nel paper si sottolinea che la pandemia, da sola, è un’etichetta troppo generica: in concreto pesano le conseguenze operative, spesso legate alle misure restrittive adottate per contenere il virus. Si parla di chiusura delle frontiere, blocchi nei porti, deviazione dei veicoli, difficoltà nel trasporto, confinamento della popolazione e fermo di imprese e fabbriche. In altre parole, “conta” ciò che ha materialmente inciso sulla catena di fornitura e sulla possibilità di eseguire, più che la parola “Covid” in astratto. È lì che si cerca l’impedimento o lo squilibrio che ha colpito il contratto.
“Erba e clima: perché la primavera decide la produttività dei pascoli” di Andrea Catorci
In montagna la produttività dei pascoli cambia di anno in anno. A volte l’erba cresce in modo abbondante e regolare; altre volte arriva tardi, resta bassa o si secca presto. Chi lavora con l’allevamento o con la fienagione lo sa bene: basta una stagione storta per cambiare quantità e qualità del foraggio disponibile. Per capire perché succede, però, non basta dire “ha piovuto poco” o “ha fatto caldo”: conta quando arriva la pioggia, quando parte la crescita, quanto dura la siccità e come reagisce la vegetazione nelle settimane decisive. Lo studio usa un indicatore chiamato NDVI (Normalized Difference Vegetation Index, cioè “indice di vegetazione delladifferenza normalizzata”), ricavato da immagini satellitari, che misura quanto una superficie appare “verde” e attiva dal punto di vista vegetativo. Più l’NDVI è alto, più la copertura vegetale è densa; più è basso, più la vegetazione è scarsa o stressata. Nel lavoro questo indice viene usato come proxy (cioè come stima indiretta) delle variazioni nella produzione di biomassa erbacea sopra il suolo: in parole semplici, di quanta “massa verde” può tradursi in foraggio nella fase più produttiva della stagione.





