Punti cardinali #105
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Mettiamo a disposizione degli abbonati schede analitiche, progettate per estrarre il nucleo teorico delle opere più rilevanti. Per gli abbonati, questo si traduce in un vantaggio intellettuale immediato: significa assimilare modelli e categorie che richiederebbero settimane di studio, aggirando i costi e le barriere linguistiche.
Significa fare proprio il meglio del pensiero globale, acquisendo una profondità di analisi che l’informazione generalista non potrà mai garantire.
Abbonati ora per leggere i nuovi volumi e accedere all’intero catalogo con migliaia di titoli di tutti gli ambiti disciplinari.
“Goodbye Globalization. The Return of a Divided World” Elisabeth Braw (Yale University Press, 2024)
In Goodbye Globalization. The Return of a Divided World (Yale University Press, 2024) Elisabeth Braw prende le mosse da un episodio simbolico: le perdite e poi il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel Baltico, che per anni avevano incarnato l’idea che l’interdipendenza economica potesse “addomesticare” la politica di potenza. La scena iniziale non serve solo a introdurre un’infrastruttura energetica: serve a mettere a fuoco un paradosso. Per decenni, una parte importante delle élite politiche e imprenditoriali occidentali ha creduto che legare economie, imprese e catene di fornitura avrebbe reso la guerra irrazionale, perché troppo costosa per tutti. Braw mostra invece come quella fiducia abbia trasformato la dipendenza reciproca in vulnerabilità: un legame può diventare leva, un investimento può diventare ricatto, una rete di scambi può diventare un fronte. Il libro, dichiaratamente scritto da una prospettiva occidentale, non racconta la globalizzazione come un processo astratto, ma come una successione di scelte e incentivi che sembravano ragionevoli nel momento in cui venivano presi, e che col tempo hanno prodotto conseguenze inattese: disuguaglianze politicamente esplosive, competizione sleale, erosione del consenso interno, ritorno dell’aggressività autoritaria. Il punto di fondo è che la globalizzazione non è soltanto una questione di prezzi più bassi e crescita: è una costruzione di fiducia, e quando quella fiducia si rompe il sistema si frammenta in blocchi, con effetti economici ma anche strategici.
“Unconquered States: Non-European Powers in the Imperial Age” H. E. Chehabi, David Motadel (Oxford University Press, 2024)
Nel 2024 Oxford University Press pubblica Unconquered States: Non-European Powers in the Imperial Age, un volume collettaneo curato da H. E. Chehabi e David Motadel che prende di petto una domanda di fondo spesso elusa nella narrazione classica dell’età degli imperi: che cosa accade quando l’espansione europea non incontra solo colonie e protettorati, ma anche Stati non europei che, pur sotto pressione estrema, riescono a conservare – almeno formalmente – la propria sovranità? Il libro invita a guardare l’imperialismo non soltanto come dominio diretto, ma come un insieme di pratiche, linguaggi e dispositivi che tendono a trasformare la sovranità in un bene “condizionato”, graduato e negoziabile. L’interesse dell’opera sta nel ribaltare l’angolo visuale: invece di raccontare il mondo ottocentesco e primo-novecentesco dalla prospettiva delle cancellerie europee, segue le strategie, gli apprendimenti, le resistenze e anche le ambivalenze delle élite politiche non europee poste di fronte a un ordine internazionale che si proclamava universale, ma funzionava in modo gerarchico. La posta in gioco non è solo descrivere un “resto” del mondo non conquistato: è comprendere come si costruisce, nel vivo di conflitti e negoziati, l’idea moderna di Stato sovrano e quali condizioni pratiche – militari, giuridiche, diplomatiche, simboliche – permettano a una comunità politica di essere trattata come pari, o di essere relegata a una semi-parità. In questa prospettiva, le vicende di Cina, Giappone, Impero ottomano, Persia/Iran, Siam/Thailandia ed Etiopia non appaiono come eccezioni curiose, ma come laboratori decisivi per capire la globalizzazione della politica internazionale nel secolo dell’imperialismo.
“From Click to Boom: The Political Economy of E-Commerce in China” Lizhi Liu (Princeton University Press, 2024)
Nel dibattito pubblico si tende a trattare l’e-commerce come un fatto “tecnologico”: una nuova modalità di vendita, un canale più efficiente, un pezzo di modernizzazione. Lizhi Liu propone invece di guardarlo come un fatto istituzionale e politico, cioè come un cambiamento che tocca il modo in cui una società costruisce fiducia, regola gli scambi, distribuisce potere fra attori pubblici e privati. In From Click to Boom (Princeton University Press, 2024) l’autrice prende la Cina come laboratorio estremo: un paese dove il commercio online diventa gigantesco pur in presenza di debolezze note del quadro legale e amministrativo, e dove piattaforme private finiscono per svolgere funzioni che, nella teoria economica e nella tradizione occidentale, ci si aspetta siano garantite dallo Stato. Il libro merita attenzione perché obbliga a spostare la domanda: non “quanto vende l’e-commerce”, ma “quali regole rende possibili”, “chi le scrive”, “con quali incentivi”, e “che cosa accade quando il governo decide di tollerare, usare, oppure reprimere quelle regole”. È un’indagine su un paradosso apparente che, una volta compreso, diventa una chiave per interpretare dinamiche più ampie: la crescita in assenza di istituzioni forti, la trasformazione del rapporto fra autorità pubblica e mercato, e la natura ambivalente del potere digitale.
“Everything Evolves: Why Evolution Explains More than We Think, from Proteins to Politics” Mark Vellend (Princeton University Press, 2025)
Pubblicato nel 2025 da Princeton University Press, Everything Evolves di Mark Vellend propone una tesi ambiziosa: l’evoluzione non è soltanto un capitolo della biologia, ma una chiave generale per comprendere come cambiano nel tempo forme, funzioni e organizzazioni di sistemi molto diversi, dai geni alle lingue, dalle tecnologie alle istituzioni. Il punto di partenza non è una celebrazione “onniesplicativa” di Darwin, bensì un interrogativo di metodo: quali tipi di spiegazioni servono quando vogliamo capire non soltanto “come funzionano” le cose, ma “come sono diventate” ciò che sono? Vellend sostiene che, accanto alle leggi fisiche che descrivono vincoli e meccanismi, esista un secondo registro esplicativo, fondato su processi di variazione, trasmissione e successo differenziale, capace di rendere intelligibili l’adattamento e la diversità in domini biologici e culturali. L’idea è insieme teorica e pratica: riconoscere l’ampiezza di questi processi aiuterebbe a leggere fenomeni contemporanei come l’innovazione tecnologica, la globalizzazione culturale, i punti di non ritorno negli ecosistemi o la dinamica delle norme sociali. Il libro, inoltre, si pone un obiettivo di chiarezza: costruire un lessico comune che permetta confronti senza forzare analogie semplicistiche tra “geni” e “idee”, o tra “organismi” e “aziende”, concentrandosi invece sul livello di astrazione in cui le somiglianze diventano davvero operative.
Licosia
È la casa e la casa editrice di Stroncature. Fondata nel 2015, pubblica testi di saggistica e opere scientifiche distribuite in Italia e all’estero, e attraverso Casalini nelle più importanti biblioteche europee.
LA CITTÀ CANCELLATA: Storia di Picentia, della guerra di Annibale e della vendetta di Roma
Il volume ricostruisce la vicenda storica della città di Picentia, dalla sua fondazione all’annientamento da parte di Roma all’indomani della seconda guerra punica. Situata tra Salerno e Pontecagnano, Picentia rappresenta un caso paradigmatico di damnatio memoriae: una città cancellata per aver parteggiato con Annibale, i cui abitanti furono dispersi e la cui identità fu rimossa dalla tradizione. Attraverso l’analisi incrociata delle fonti letterarie, archeologiche ed epigrafiche, il libro restituisce voce a una comunità cancellata dalla storia, indagando al contempo le strategie politiche e simboliche messe in atto dalla Repubblica romana per consolidare il proprio dominio. Una riflessione sulla forza della deterrenza, sul potere della memoria e sulle forme della sua manipolazione nella costruzione del passato.






