Punti cardinali #170
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“Axis of Empire: A History of Iran-US Relations”, Afshin Matin-Asgari (Verso, 2026)
Pubblicato da Verso nel 2026, Axis of Empire: A History of Iran-US Relations di Afshin Matin-Asgari affronta una relazione internazionale segnata da una sproporzione di potere così profonda da rendere insufficiente la consueta rappresentazione di due Stati imprigionati in un circolo di incomprensioni, diffidenze e occasioni diplomatiche mancate. Al centro del libro vi è una domanda più radicale: in quale misura la storia dei rapporti tra Iran e Stati Uniti può essere compresa se la si separa dall’espansione imperiale americana e dai suoi strumenti economici, militari e culturali? L’autore respinge l’idea che le tensioni fra i due paesi siano derivate principalmente da errori di percezione o da un progressivo deterioramento di relazioni inizialmente armoniose. Il problema riguarda piuttosto la formazione di una gerarchia internazionale nella quale Washington ha acquisito la capacità di orientare gli equilibri politici iraniani, sostenere forme autoritarie di governo, condizionare l’accesso alle risorse e determinare i limiti entro cui l’Iran poteva esercitare la propria sovranità. Questa prospettiva non conduce tuttavia a identificare automaticamente la resistenza all’egemonia statunitense con una politica di emancipazione. Matin-Asgari distingue nettamente l’antimperialismo dalla difesa degli Stati che si dichiarano antimperialisti: la natura oppressiva della politica americana non rende progressista il nazionalismo autoritario della monarchia Pahlavi e non assolve la Repubblica islamica dalle sue responsabilità interne. Il libro invita quindi a osservare simultaneamente due dimensioni: l’azione di una grande potenza impegnata a proteggere interessi strategici globali e le scelte delle élite iraniane, spesso disposte a servirsi della pressione esterna per consolidare il proprio dominio. Ne deriva una storia che non riguarda soltanto governi e diplomazie, ma anche missionari, studiosi, tecnici, imprese petrolifere, militari, studenti, movimenti rivoluzionari ed emigrati. Il rapporto fra Iran e Stati Uniti appare così come un campo nel quale circolano conoscenze, immagini, capitali e aspirazioni modernizzatrici, ma anche come il luogo di una lunga contesa sulla sovranità politica. È questa tensione fra incontro culturale e subordinazione imperiale, fra promesse di modernizzazione e distruzione delle alternative democratiche, a conferire all’opera la sua rilevanza storica e a spiegare perché le sue domande superino largamente la sola vicenda iraniana.
“Bounce: Balls, Walls, and Bodies in Games and Play”, Carlin Wing (The MIT Press, 2026)
Esistono attività apparentemente elementari che, se osservate con sufficiente attenzione, rivelano i modi in cui una società concepisce il corpo, lo spazio, il tempo e le relazioni tra gli individui. Il rimbalzo di una palla appartiene a questa categoria: è un evento ordinario, spesso associato all’infanzia o allo sport, ma implica sempre l’incontro tra una materia, una superficie, un ambiente e un gesto umano. In Bounce: Balls, Walls, and Bodies in Games and Play, pubblicato da The MIT Press nel 2026, Carlin Wing assume tale incontro come punto di osservazione per interrogare la formazione delle pratiche ludiche e delle culture che le rendono possibili. Giocare con una palla non significa soltanto imprimere una forza a un oggetto e prevederne la traiettoria. Significa imparare a misurare distanze, interpretare movimenti, riconoscere limiti, reagire all’incertezza e coordinare il proprio corpo con quello degli altri. Quando il gioco viene regolato, istituzionalizzato e trasformato in sport, queste capacità entrano in rapporto con sistemi più ampi: tecnologie industriali, forme di autorità, distinzioni sociali, rappresentazioni del genere, memorie coloniali e modelli scientifici della realtà. Wing affronta quindi una domanda fondamentale: che cosa possiamo conoscere di una cultura seguendo il movimento delle sue palle? La sua prospettiva unisce storia materiale, teoria dei media, esperienza atletica, osservazione etnografica e analisi delle tecnologie. Ne emerge un’indagine nella quale il rimbalzo non è un dettaglio marginale dello sport, ma una relazione capace di mostrare come corpi e oggetti si condizionino reciprocamente. Il libro merita attenzione proprio perché restituisce complessità a una pratica familiare, mostrando che anche il più semplice scambio tra una palla e una parete conserva tracce di mondi sociali, economici e politici molto più vasti.
“No One’s Coming: The Rogue Heroes Our Government Turns to When There’s Nowhere Else to Turn”, Kevin Hazzard
Pubblicato nel 2026 da Grand Central Publishing, No One’s Coming: The Rogue Heroes Our Government Turns to When There’s Nowhere Else to Turn di Kevin Hazzard affronta un problema che normalmente rimane invisibile fino al momento in cui assume la forma di un’emergenza: che cosa accade quando gli strumenti ordinari dello Stato, della medicina e dei trasporti non sono più sufficienti a salvare una vita? Il libro prende le mosse da situazioni nelle quali una persona si trova lontano da casa, gravemente malata, esposta a un agente contagioso e apparentemente irraggiungibile. In questi casi non basta disporre di un aereo, di un’équipe sanitaria o di un’autorizzazione governativa: occorre coordinare competenze che appartengono a mondi diversi e progettare procedure per circostanze mai affrontate prima. Hazzard osserva questo territorio di confine attraverso la storia di Phoenix Air, una società privata della Georgia divenuta, quasi senza che l’opinione pubblica ne conoscesse l’esistenza, un elemento essenziale della capacità statunitense di intervenire nelle crisi biologiche internazionali. La questione centrale non riguarda soltanto il coraggio individuale, ma la preparazione delle istituzioni di fronte a eventi rari e catastrofici. Il volume mostra infatti quanto sia difficile mantenere operative tecnologie costose e altamente specializzate quando il pericolo per il quale sono state create sembra remoto. Allo stesso tempo, interroga il rapporto tra apparati pubblici e iniziativa privata, tra protocolli e improvvisazione, tra conoscenza scientifica e decisioni che devono essere assunte prima che tutte le informazioni siano disponibili. Il titolo esprime perciò una condizione concreta, non un semplice principio morale: nelle zone più pericolose, quando ogni possibilità ordinaria è venuta meno, può davvero non esserci nessun altro pronto a intervenire. L’interesse del libro risiede nella ricostruzione dei processi attraverso i quali persone e strutture marginali diventano, in determinate circostanze, l’ultima risorsa di governi, medici e organizzazioni internazionali.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.





