Punti cardinali #173
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
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“Separation of Powers: How to Preserve Liberty in Troubled Times”, Cass R. Sunstein, (The MIT Press, 2026)
Pubblicato nel 2026 da The MIT Press, Separation of Powers: How to Preserve Liberty in Troubled Times di Cass R. Sunstein affronta una questione costituzionale che assume un significato particolarmente concreto nei periodi in cui cresce la domanda di governi capaci di decidere rapidamente, superare ostacoli istituzionali e intervenire con efficacia sulle emergenze. Il problema da cui muove il libro non riguarda soltanto la distribuzione formale delle competenze tra organi dello Stato, ma il rapporto fra potere, libertà e capacità delle istituzioni di impedire che l’autorità pubblica diventi arbitraria. Sunstein parte dalla constatazione che la separazione dei poteri può apparire inefficiente proprio quando i problemi collettivi sembrano richiedere risposte immediate: criminalità, immigrazione, crisi economiche, salute pubblica, ambiente o sicurezza possono alimentare la tentazione di affidarsi a un esecutivo meno vincolato. È precisamente in questa tensione fra efficacia e limite che il principio acquista, secondo l’autore, la sua importanza. La questione fondamentale diventa allora capire perché una democrazia debba deliberatamente costruire ostacoli all’esercizio del potere, anche quando tali ostacoli rallentano decisioni che potrebbero essere utili. Il riferimento iniziale alla Germania del 1933 e alla concentrazione delle funzioni nelle mani di Hitler serve a rendere visibile il rischio estremo che accompagna la cancellazione delle distinzioni istituzionali: Carl Schmitt poteva sostenere che dal Führer derivasse anche la funzione giudiziaria, ma proprio questa identificazione fra comando e giudizio mostra, per Sunstein, ciò che un ordinamento liberale deve impedire. Il libro considera dunque la separazione dei poteri non come una tecnica antiquata di ingegneria costituzionale, bensì come una risposta permanente al problema dell’abuso dell’autorità. Dietro la struttura delle istituzioni vi è una domanda elementare: quali condizioni consentono alle persone di vivere senza temere che chi governa possa contemporaneamente stabilire la regola, applicarla e giudicare chi l’ha violata? Sunstein lega così il costituzionalismo a una concezione della libertà che comprende una sfera protetta dall’intrusione pubblica, il governo della legge e il diritto all’autogoverno. Il valore della separazione dei poteri emerge precisamente perché nessuna qualità personale del governante può sostituire una struttura istituzionale capace di limitarlo.
“Hygiene in World History”, Peter N. Stearns (Routledge, 2026)
Pubblicato nel 2026 da Routledge, Hygiene in World History di Peter N. Stearns affronta un tema apparentemente quotidiano trasformandolo in uno strumento per comprendere alcune dinamiche fondamentali della storia umana. L’igiene riguarda infatti il rapporto che individui e comunità stabiliscono con il corpo, con l’ambiente e con la malattia, ma anche con ciò che viene percepito come sporco, contaminante, sgradevole o socialmente inaccettabile. Proprio perché molte pratiche contemporanee sembrano naturali – lavarsi le mani, fare il bagno, usare sapone e servizi igienici, eliminare i rifiuti, evitare determinati contatti durante un’epidemia – è facile dimenticare che esse possiedono una storia e che, in epoche e società differenti, la stessa idea di pulizia ha assunto significati molto diversi. Stearns invita quindi a considerare l’igiene non come una successione lineare di miglioramenti tecnici, ma come il risultato mutevole dell’interazione fra conoscenze disponibili, risorse economiche, istituzioni politiche, religioni, norme sociali, emozioni e abitudini apprese. La questione centrale diventa allora più ampia della semplice prevenzione delle malattie: occorre comprendere chi stabilisca che cosa sia pulito, quali comportamenti siano considerati necessari per proteggere la salute e perché alcune società accettino determinate pratiche mentre altre le respingano. In questo campo intervengono inoltre emozioni particolarmente potenti, soprattutto il disgusto e la paura, capaci tanto di favorire comportamenti protettivi quanto di trasformarsi in strumenti di esclusione sociale. La storia dell’igiene consente così di osservare da una prospettiva insolita fenomeni enormi come la formazione delle città, la disuguaglianza sociale, la diffusione delle religioni, l’espansione degli Stati, il colonialismo, l’industrializzazione e la globalizzazione. Il libro merita attenzione soprattutto perché incrina l’idea intuitiva secondo cui la modernità coinciderebbe semplicemente con il passaggio dalla sporcizia alla pulizia: alcune società premoderne possedevano pratiche estremamente sofisticate, mentre la modernizzazione ha prodotto, insieme a straordinari miglioramenti sanitari, coercizioni, discriminazioni e nuovi eccessi. È questa tensione tra salute e controllo, progresso e continuità, universalità dei bisogni e diversità delle risposte a costituire il problema storico che Stearns pone al centro dell’opera.
“The Algorithm: The Hypergrowth Formula That Transformed Tesla, Lululemon, General Motors, and SpaceX”, Jon McNeill, con Stephen Baker (Portfolio/Penguin, 2026)
Pubblicato nel 2026 da Portfolio/Penguin, The Algorithm: The Hypergrowth Formula That Transformed Tesla, Lululemon, General Motors, and SpaceX di Jon McNeill, con Stephen Baker, affronta una questione centrale per le imprese contemporanee: come trasformare organizzazioni, processi e prodotti quando la crescita, la competizione e l’innovazione tecnologica procedono a una velocità incompatibile con le tradizionali strutture decisionali. Il punto di partenza dell’autore è la propria esperienza come presidente di Tesla tra il 2015 e il 2018, periodo nel quale osservò dall’interno un sistema operativo che Elon Musk definiva “the Algorithm”. McNeill precisa tuttavia che il libro non intende essere né una biografia di Musk né una valutazione delle sue posizioni politiche o sociali: ciò che interessa è isolare un metodo di organizzazione e innovazione e verificare se possa funzionare indipendentemente dalla personalità del suo ideatore. La domanda che attraversa l’opera è quindi più generale: quanto di ciò che appare eccezionale nelle imprese ad altissima crescita dipende dal talento irripetibile di singoli individui e quanto, invece, può essere ricondotto a principi trasferibili? Il problema assume particolare importanza perché molte organizzazioni, crescendo, accumulano regole, procedure, autorizzazioni, livelli gerarchici e sistemi tecnologici concepiti per risolvere problemi del passato. Questi elementi possono inizialmente garantire ordine e controllo, ma possono successivamente trasformarsi in ostacoli alla capacità di adattamento. McNeill guarda dunque all’impresa come a un insieme dinamico di processi che devono essere continuamente interrogati, eliminati, semplificati e accelerati. L’obiettivo non è soltanto ridurre i costi: è aumentare la capacità dell’organizzazione di apprendere e modificarsi. L’esperienza di Tesla costituisce il principale laboratorio empirico, ma l’autore estende l’osservazione a General Motors, Lululemon, ristorazione, assicurazioni, servizi automobilistici e imprese nate nell’incubatore DVx Ventures. Ne emerge un interrogativo di fondo che riguarda qualsiasi organizzazione: quanta parte della complessità nella quale opera è davvero necessaria e quanta, invece, sopravvive semplicemente perché nessuno ha più chiesto perché esista? È precisamente in questa distanza fra ciò che viene considerato inevitabile e ciò che potrebbe essere ripensato che McNeill individua lo spazio dell’innovazione.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.




