Punti cardinali #95
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“Dancing on Bones: History and Power in China, Russia and North Korea” Katie Stallard (Oxford University Press, 2022)
In Dancing on Bones. History and Power in China, Russia, and North Korea (Oxford University Press, 2022) Katie Stallard mette a fuoco un problema che riguarda non solo la politica di tre regimi autoritari, ma anche il modo in cui le società contemporanee costruiscono “senso” intorno a traumi collettivi: la storia non come ricostruzione del passato, bensì come infrastruttura di legittimazione, disciplina e mobilitazione. Il punto di partenza non è una teoria astratta, ma un’intuizione maturata sul terreno: quando il conflitto entra nella vita quotidiana, la narrazione del passato diventa un’arma che orienta paure, scelte e fedeltà. In questa prospettiva, la memoria pubblica non è un deposito neutro di ricordi; è un campo di forze in cui simboli, anniversari, musei, libri di scuola, processi e leggi disegnano i confini del dicibile e del pensabile. Il libro invita a chiedersi perché, in certe congiunture, il potere preferisca investire nel racconto della guerra e della sofferenza piuttosto che nel governo dei problemi materiali; e soprattutto come la produzione di un passato “utile” possa trasformarsi in un meccanismo stabile di dominio, capace di sopravvivere ai cicli economici, ai cambi generazionali e perfino alle crisi di legittimità. L’orizzonte implicito è globale: quando un leader definisce il presente come ripetizione di un’aggressione storica, il compromesso diventa tradimento e la prudenza diventa debolezza; da qui l’attualità politica di una storia della memoria.
“Das Gespenst der Inflation. Wie China der Schocktherapie entkam” (Suhrkamp, 2023), Isabella M. Weber
In “Das Gespenst der Inflation. Wie China der Schocktherapie entkam” (Suhrkamp, 2023), Isabella M. Weber prende sul serio un fatto spesso trattato come semplice variabile macroeconomica: l’inflazione non è solo un aumento generalizzato dei prezzi, ma un’esperienza sociale e politica che può destabilizzare regimi, frantumare fiducia, trasformare conflitti latenti in crisi aperte. Il libro invita a guardare alle transizioni economiche non come a esercizi di ingegneria istituzionale condotti “a tavolino”, ma come a processi attraversati da paure collettive, memorie storiche e dilemmi concreti di governo: come evitare che un cambiamento di regole scateni una corsa agli acquisti, una spirale di rincorse tra salari e prezzi, o un collasso dell’approvvigionamento? Quali strumenti ha lo Stato quando il meccanismo dei prezzi non riesce a coordinare rapidamente produzione e distribuzione? E in che modo l’ossessione per la “purezza” del mercato può finire per ignorare i passaggi intermedi necessari alla costruzione stessa di un mercato funzionante? Weber affronta questi interrogativi con una prospettiva storica e comparativa, centrata sul nesso tra stabilità dei prezzi, costruzione dei mercati e scelta politica nelle fasi di trasformazione accelerata.
“Data Grab: The New Colonialism of Big Tech and How to Fight Back” Ulises A. Mejias, Nick Couldry (The University of Chicago Press, 2024)
In “Data Grab. The New Colonialism of Big Tech and How to Fight Back” (The University of Chicago Press, 2024), Ulises A. Mejias e Nick Couldry propongono di guardare all’economia digitale con una lente che, di solito, riserviamo alla storia politica e imperiale: la lente del colonialismo. Non si tratta di una metafora ornamentale, ma di un tentativo di nominare un cambiamento materiale e sistemico: l’estrazione continua di dati dalle vite umane come nuova forma di appropriazione di risorse, capace di ridefinire potere, ricchezza, lavoro e conoscenza. Il libro chiede di prendere sul serio l’idea che la “normalità” tecnologica – app, piattaforme, intelligenza artificiale, dispositivi “smart”, infrastrutture cloud – non sia un semplice insieme di strumenti neutrali, bensì un ordine sociale che organizza la vita in funzione della cattura e della trasformazione di tracce quotidiane in valore economico e capacità di controllo. Da qui discendono interrogativi che attraversano l’intero impianto: chi decide le regole di questo ordine? quali forme di consenso lo legittimano? quali diseguaglianze eredita e quali nuove diseguaglianze produce? e soprattutto: che cosa perdiamo, come individui e come società, quando l’intimità delle pratiche ordinarie diventa “materia prima” per decisioni automatizzate e profitti concentrati? La posta in gioco, per gli autori, non è soltanto la privacy, ma la possibilità stessa di governare collettivamente il modo in cui viviamo, lavoriamo, apprendiamo e attribuiamo significato al mondo.
“Spice: The 16th-Century Contest that Shaped the Modern World” di Roger Crowley (Yale University Press, 2024)
Il libro in esame, pubblicato da Yale University Press nel 2024, offre un’immersione profonda nelle dinamiche che hanno plasmato il mondo moderno attraverso la lente del commercio delle spezie nel XVI secolo. Roger Crowley, noto storico e narratore di vicende marittime, esplora come la ricerca ossessiva di chiodi di garofano e noce moscata abbia innescato una competizione globale senza precedenti, trasformando radicalmente le relazioni internazionali, l’economia e la geografia stessa. L’opera si concentra su un periodo cruciale, dal 1511 al 1571, un sessantennio in cui l’Europa, spinta da avidità, curiosità e ambizione imperiale, ha esteso i suoi confini ben oltre l’immaginabile, collegando oceani e continenti in una rete commerciale globale. Attraverso una narrazione avvincente che mescola avventura, diplomazia e conflitti, Crowley ci invita a riflettere su come minuscole isole vulcaniche nell’arcipelago malese siano diventate l’epicentro di una lotta geopolitica che ha coinvolto potenze come Spagna e Portogallo, ridefinendo il concetto di potere e possesso su scala planetaria. Questo testo non è solo una cronaca di esplorazioni, ma un’analisi acuta di come il desiderio di spezie abbia agito da catalizzatore per la prima vera era della globalizzazione, sollevando interrogativi sulla natura dell’espansione europea e sulle sue conseguenze durature per i popoli e gli ecosistemi coinvolti.





