Stroncature Digest #121
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
“Il dovere dello storico: Storia e narrazione del passato”
Lo scorso 20 gennaio, Stroncature ha ospitato una nuova puntata della rubrica “Tertulias” diretta da Chiara Vangelista. L’occasione della puntata è stato il primo appuntamento del nuovo filone di incontri “Il dovere dello storico”. Il titolo dell’incontro Storia e narrazione del passato. Con il 2026 prende avvio una nuova area di interesse che si affianca alle due consuete, Nuove ricerche e Lo stato dell’arte: Il dovere dello storico, una serie di conversazioni sulla storia come disciplina scientifica, in prospettiva americana e multidisciplinare, nel nuovo contesto sociale e culturale segnato dalla crescente delegittimazione del sapere scientifico. Inaugura questo percorso la tertulia dedicata a Storia e narrazione del passato. Partecipano Luisa Faldini (già ordinaria di Antropologia, Università degli Studi di Genova), Pilar García Jordán (già professoressa emerita di Historia de las Américas, Università di Barcellona – Cataluña) e Luigi Guarnieri Calò Carducci (ordinario di Storia e istituzioni delle Americhe, Università degli Studi Roma Tre). Introduce il dibattito Chiara Vangelista, già ordinaria di Storia e istituzioni delle Americhe presso l’Università degli Studi di Genova e direttrice della rubrica.
L’Architettura dell’emergenza: dalle Strutture dissipative all’ordine spontaneo
L’universo manifesta una tendenza intrinseca verso la creazione di strutture complesse che sembrano sfidare la direzione convenzionale dell’entropia, ovvero la naturale inclinazione dei sistemi fisici verso il disordine e l’uniformità termica. Superando la visione termodinamica classica, la quale prevede un declino inesorabile verso l’equilibrio statico, la scienza della complessità indaga come i sistemi “aperti” — quelli che scambiano costantemente energia con l’esterno — possano generare ordine dal caos. Questo fenomeno, definito emergenza, descrive la comparsa di proprietà collettive inattese, osservabili in ambiti che spaziano dalla chimica primordiale alla sincronizzazione biologica e alle dinamiche dei mercati finanziari. Il concetto di auto-organizzazione suggerisce che la coerenza globale non richieda un controllo centralizzato o un “architetto”, ma nasca spontaneamente dalle semplici interazioni locali tra i singoli componenti. Figure come Steven Strogatz e Ilya Prigogine hanno delineato i confini di una nuova fisica in cui la freccia del tempo non conduce inevitabilmente alla degradazione, ma permette la nascita di configurazioni strutturate e dinamiche. L’analisi che segue esplora i meccanismi che consentono alla materia di acquisire memoria e stabilità, rivelando la logica che governa l’evoluzione dei sistemi dinamici non lineari.
“Megamodernità” di Vanni Codeluppi
Il prossimo 18 febbraio alle 16:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Megamodernità” di Vanni Codeluppi (Laterza, 2026). Il nostro mondo corre sempre più veloce: attraversato da flussi digitali, saturato di immagini, costantemente sollecitato da notifiche e interazioni. Ma si tratta davvero di un’epoca nuova, o piuttosto dell’intensificazione radicale di processi già inscritti nella modernità? E come possiamo orientare lo sguardo in questo scenario accelerato e disorientante? Le società contemporanee si presentano come iperconnesse e apparentemente incomprensibili. I media digitali producono una continua sequenza di “choc” informativi, in un contesto segnato dalla frammentazione neoliberista delle strutture sociali. In questo quadro, l’autore definisce il nostro tempo come una “società sovreccitata”, attraversata da dinamiche che sollecitano senza tregua i corpi, le emozioni, le identità. Attraverso dieci concetti chiave – dal capitalismo estetico all’iperconsumo, dall’iperdivismo al corpo-flusso e al biocapitalismo – il libro indaga le forme simboliche, materiali e percettive del presente, interrogandosi su quanto vi sia di realmente nuovo e quanto, invece, rappresenti una deriva esasperata della modernità. Un saggio critico e necessario per comprendere il nostro tempo accelerato. Con l’autore dialogherà Federico Montanari, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Unimore). Modera l’incontro Riccardo Pennisi. Per partecipare è necessario registrarsi.
“Ubi libertas, ibi patria”
La frase “Ubi libertas, ibi patria”, che tradotta significa “Dove c’è libertà, lì è la patria”, incarna un principio fondamentale del pensiero liberale. In contrasto con l’idea di nazionalismo basato su legami di sangue o su un senso di appartenenza geografica incondizionata, questa massima eleva la libertà a criterio primario di identificazione con la patria. La libertà qui non è intesa solo come assenza di costrizioni, ma come la realizzazione di un ambiente in cui l’individuo può esprimere pienamente la propria individualità e partecipare attivamente alla vita politica e sociale. Questa concezione si oppone diametralmente all’idea espressa dal motto “right or wrong, this is my country”, che suggerisce una fedeltà incondizionata allo stato o alla nazione, indipendentemente dai suoi principi o dalle sue azioni. La frase latina, invece, pone i principi di libertà e giustizia al centro dell’identità nazionale, suggerendo che la vera patria è dove questi valori sono incarnati e difesi.




