Stroncature Digest #131
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
L’effetto dell’AI sulla distribuzione della ricchezza
C’è un’asimmetria al cuore della fase economica che stiamo attraversando, e il dibattito pubblico fatica ancora a nominarla con precisione. Le imprese che adottano l’intelligenza artificiale registrano aumenti di produttività documentati. I profitti aziendali nei settori più esposti raggiungono livelli storicamente elevati. I mercati finanziari premiano queste imprese con valutazioni che superano qualsiasi precedente. Eppure i salari reali nelle economie avanzate restano fermi o crescono meno della produttività, la quota del lavoro nel reddito nazionale continua una lenta ma persistente discesa, e la concentrazione patrimoniale ha raggiunto, nei paesi anglosassoni, livelli inediti dalla fine del dopoguerra. Qualcosa si è rotto — o meglio, si è andato progressivamente sciogliendo — nel meccanismo che, almeno dagli anni successivi al secondo conflitto mondiale, trasferiva una quota significativa dei guadagni di produttività dal capitale al lavoro e da lì all’intera economia. Capire dove si è rotto quel meccanismo, e perché l’intelligenza artificiale rischia di accelerare la sua rottura, è la premessa necessaria di ogni discussione seria sulle politiche pubbliche, sulla regolamentazione, e sulla forma stessa che il capitalismo contemporaneo sta assumendo.
“L’Atene dei diritti” di Mirko Canevaro
Demostene preso a pugni in faccia da un ricco ateniese davanti a migliaia di spettatori, durante le Dionisie del 348 a.C., e che non reagisce. Da questo episodio apparentemente minore Mirko Canevaro — professore ordinario di storia greca all’Università di Edimburgo — costruisce un libro che smonta una delle certezze più solide della storiografia occidentale: che i diritti soggettivi siano un’invenzione esclusivamente moderna. La chiave è la parola timé, tradotta convenzionalmente con “onore” ma che significa in realtà valore, dignità, base del riconoscimento sociale; e il suo plurale timai, che designa l’intero spettro delle pretese legittime che da quel valore discendono. Nel linguaggio stesso della polis democratica, dunque, dignità individuale e diritti che ne derivano erano già tenuti insieme prima che la modernità credesse di inventarli. Il libro non cede però alla tentazione della continuità facile: i diritti ateniesi sono intrinsecamente sociali e bidirezionali, nascono dalla relazione e non dall’individuo isolato, e soprattutto non furono mai universalizzati — gli ateniesi sapevano, per usare una formula di Paul Veyne, che l’umanità è una, ma non vollero saperlo, e la schiavitù è il luogo in cui quella contraddizione si manifesta con la massima brutalità. Nella discussione del 15 aprile, Barbara Carnevali (EHESS Parigi) e Matteo Zaccarini (Università di Bologna) hanno interrogato l’autore sul dark side del riconoscimento, sulla soglia storica della Rivoluzione francese, e su cosa succede quando una categoria subalterna smette di rivendicare l’onore che le viene concesso dall’interno del sistema e fa saltare il tavolo.
“Storia internazionale dal 1919 a oggi” (il Mulino) di Antonio Varsori
Un manuale che nasce da un’insoddisfazione — quella di uno storico che ha insegnato per vent’anni storia delle relazioni internazionali senza trovare un testo capace di tenere insieme rigore analitico, respiro interpretativo e accessibilità didattica. Antonio Varsori, professore di merito all’Università di Padova, ha risposto con Storia internazionale dal 1919 a oggi (il Mulino), arrivato ora alla terza edizione aggiornata fino al 2025. Il volume ripercorre un secolo di trasformazioni del sistema internazionale — dalla Conferenza di Parigi alla guerra in Ucraina, dall’illusione dell’ordine unipolare post-1989 al disordine multipolare attuale — integrando la dimensione politico-diplomatica con quella economica, sociale e culturale, e rifiutando tanto la semplice successione degli eventi quanto l’eurocentrismo che ha a lungo governato il genere. Nella discussione del 13 aprile, Maria Eleonora Guasconi (Università di Genova) e Benedetto Zaccaria (Università di Padova) hanno interrogato Varsori sulla scelta del 1919 come termine a quo, sul peso crescente degli attori non statuali, sullo scetticismo verso l’Unione Europea che affiora nelle pagine conclusive, e su quella che Zaccaria ha definito la linea di lettura più profonda del volume: non una storia di guerre e trattati, ma una storia di equilibri che si rompono e si cercano — in cui le parole che ricorrono con maggiore frequenza non sono “sicurezza” ma “speranza” e “timore”.
“La mente appassionata” di Anita Gramigna (Carocci, 2025)
Il vero benessere non ha nulla a che vedere con il piacere passivo. Parte da questa tesi — semplice nell’enunciazione, radicale nelle implicazioni — La mente appassionata di Anita Gramigna (Carocci, 2025), pedagogista ed epistemologa dell’Università di Ferrara, che costruisce un elogio della mente capace di integrare logica, desiderio e gioia contro quella che lei chiama la storica scissione tra razionalità ed emozionalità. Il libro non è un manuale del benessere né una terapia: è una proposta pedagogica controcorrente che individua nel desiderio — etimologicamente “mirare alle stelle”, sempre progettuale, sempre relazionale, mai consumabile nell’immediato — il motore autentico della conoscenza e il contrario del nichilismo. La bellezza è epistemologia, non decorazione: ci abitua a un pensiero connettivo che ha riflessi etici diretti. Il silenzio è uno spazio educativo, non un’assenza. L’intelligenza artificiale è un sistema di algoritmi a logica probabilistica, non intelligenza, e il suo uso come sinonimo di innovazione è per Gramigna una forma di conservazione che abitua le menti a risposte veloci a domande profonde. Nella discussione del 10 aprile, Camilla Boschi e Paola Bastianoni (Università di Ferrara) hanno interrogato l’autrice sul ruolo della trascendenza e della spiritualità laica in questo quadro, sul desiderio come antidoto all’egocentrismo contemporaneo, e sui metaloghi con i bambini — dialoghi sul dialogo attorno alla morte, alla guerra, alla malattia — come luogo in cui lo sguardo ironico e inconsapevolmente metaforico dell’infanzia rivela gli errori epistemologici nascosti nelle retoriche degli adulti.
“Professioni della creatività” di Andrea Bellini e Silvia Lucciarini
Il prossimo 4 maggio alle 16:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Professioni della creatività” di Andrea Bellini e Silvia Lucciarini (Carocci, 2026).
Il lavoro creativo incarna una delle contraddizioni più evidenti del presente: promesso come spazio di autonomia e realizzazione, si traduce spesso in precarietà, instabilità e incertezza. Questo volume assume l’economia creativa come un osservatorio privilegiato per comprendere le trasformazioni del lavoro contemporaneo, un ambito in cui si ridefiniscono continuamente i confini tra innovazione e vulnerabilità.
Attraverso un approccio che intreccia riflessione teorica e ricerca empirica, gli autori analizzano le forme del lavoro creativo in Italia, mettendo in luce l’impatto dei nuovi modelli organizzativi e le strategie con cui i lavoratori cercano di adattarsi a un contesto in rapido mutamento. Particolare attenzione è dedicata alle cooperative mutualistiche, che emergono come dispositivi di protezione e come spazi di sperimentazione di nuove forme di solidarietà per una forza lavoro sempre più frammentata.
Il libro restituisce così il quadro di un decennio di ricerche, mostrando come il lavoro creativo anticipi dinamiche destinate a investire l’intero sistema produttivo. Tra mercato e comunità, tra competizione e mutualismo, si apre la possibilità di ripensare gli equilibri tra individualismo e cooperazione nelle società contemporanee.
Con gli autori, dialogheranno Sonia Bertolini dell’Università di Torino e Roberto Pedersini dell’Università di Milano. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
Per partecipare è necessario registrarsi.
“Innovazione e sviluppo” di Luca Meldolesi
Il prossimo 6 maggio alle 16:30, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Innovazione e sviluppo” di Luca Meldolesi (Rubbettino, 2025).
Ogni generazione è chiamata a misurarsi con l’innovazione e lo sviluppo, producendo uno sforzo originale capace di rispondere alle sfide del proprio tempo. In un’epoca segnata dall’accelerazione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, questa esigenza appare ancora più urgente. Ma è illusorio pensare che ogni trasformazione debba nascere da zero.
Il pensiero di Albert Hirschman offre, in questo senso, un punto di riferimento ancora decisivo. Formatosi nel crocevia storico della Seconda guerra mondiale e affermatosi a livello internazionale tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Hirschman ha elaborato una prospettiva teorica e pratica capace di attraversare e interpretare le crisi economiche, politiche e culturali del suo tempo. Al centro della sua riflessione vi è un metodo aperto, sperimentale, spesso “auto-sovversivo”, che invita a ripensare continuamente gli strumenti dell’analisi e dell’azione.
L’eredità che ne deriva non è un sistema chiuso, ma una risorsa da riattivare. In un contesto segnato dal ritorno delle rivalità tra grandi potenze e, al contempo, da una diffusione globale dei processi di innovazione, il lascito hirschmaniano si rivela particolarmente fecondo. Il volume ne propone una rilettura che mette in luce la capacità di coniugare pensiero e pratica, offrendo strumenti utili per comprendere e orientare le trasformazioni del presente.
Con l’autore, dialogheranno il prof. Gennaro Di Cello e il prof. Vincenzo Marino. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
Per partecipare è necessario registrarsi.




