Stroncature Digest #144
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Le nuove condizioni di accesso ai mercati ricchi e le prospettive dei paesi in via di sviluppo
Per sessant’anni la via d’uscita dalla povertà è stata nota e ripetibile: vendere lavoro a basso costo a compratori più ricchi ed esigenti, imparare dal loro standard, salire di un gradino. La condizione non era scritta in nessun trattato — che i paesi ricchi accettassero di assorbire quelle esportazioni, e quindi di registrare un deficit verso chi le produceva. L’articolo sostiene che quella condizione è venuta meno, e lo argomenta attraverso tre criteri di accesso oggi operativi. Dal 24 luglio gli Stati Uniti applicano dazi calibrati sulla presenza o l’assenza, negli ordinamenti di sessanta economie, di un apparato normativo che filtri le proprie importazioni: la penalità colpisce dunque l’assenza di capacità amministrativa, non le condizioni di produzione. Altre sedici economie sono sotto indagine per una ragione più elementare — producono più di quanto consumino — e nella lista, accanto a Bangladesh e Cambogia, figurano Unione Europea, Giappone e Corea, cioè le riuscite storiche del modello: il surplus commerciale non ne è l’abuso, ne è il risultato atteso. E dal primo gennaio il meccanismo europeo di aggiustamento del carbonio grava chi non è in grado di documentare le proprie emissioni, con maggiorazioni crescenti sui valori di default. Nessuna delle tre è una violazione che un esportatore possa cessare di commettere: sono attributi strutturali del suo sistema produttivo e amministrativo. A questo si aggiunge un vincolo che il dibattito trascura, e che l’articolo misura sulla sequenza dei procedimenti fotovoltaici: lo spostamento dalla Cina al Sud-est asiatico ebbe una vita utile di circa undici anni prima dell’accertamento, quello etiope è stato intercettato in dodici mesi. Se la finestra attesa di accesso si misura in mesi e l’ammortamento di un impianto in anni, l’investimento non viene rifiutato dal dazio: non viene finanziato affatto. Ne segue la tesi conclusiva — il commercio internazionale ha cessato di essere regolato da regole e ha cominciato a essere regolato da priorità, e il fornitore che accede non è più il più efficiente ma il più classificabile.
Sandro Pertini, di Gianluca Scroccu (Salerno Editrice)
Pertini si è raccontato per primo, e con un anticipo notevole sui tempi: già nel volume del 1970 aveva costruito quello che Gianluca Scroccu chiama il proprio storytelling, intuendo — mentre i partiti entravano in crisi — che a un uomo politico sarebbe servita una storia personale da offrire come esempio e punto di riferimento. Il risultato è una figura ancora oggi presente nell’immaginario collettivo, dai social al fumetto al cinema, e proprio per questo poco studiata: mancava una biografia scientifica fondata sulle carte d’archivio, e mancava soprattutto la documentazione del settennato, ora consultabile presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica. Su quella base Scroccu smonta il luogo comune più resistente, quello di un Pertini coraggioso e onesto ma privo di fiuto politico: fu il presidente che ruppe l’egemonia democristiana affidando a un laico l’incarico di formare un governo, e che negli anni del terrorismo oppose all’estremismo di destra e di sinistra la propria biografia resistenziale — a chi invocava la resistenza tradita ricordava che la resistenza non si continua con le armi ma dentro lo schema costituzionale. Ne emerge un percorso lungo quasi settant’anni, scandito da svolte repentine e da un’incoerenza che il libro non nasconde, tenuto insieme da tre riferimenti costanti: l’antifascismo, l’unità del Partito Socialista e la difesa degli interessi delle masse popolari. E da una lingua — quella della Costituzione, comprensibile al premio Nobel come a chi ha frequentato solo le elementari — fatta di parole concrete: case, scuole, ospedali, sanità.
Stiamo tornando al Medioevo, di Giuseppe Sergi (Laterza, 2026)
Il titolo è antifrastico, come tutti quelli della collana Fact checking: Giuseppe Sergi è convinto del contrario, e il libro nasce dal moltiplicarsi di volumi di politologi, economisti e analisti della società contemporanea che parlano di ritorno al Medioevo o di neofeudalesimo. La risposta non passa però dal ridicolizzare gli usi impropri — di quello si è già occupato Marco Brando — ma dallo spiegare il Medioevo com’era davvero, e da lì far vedere che i vassalli di Trump non hanno nulla in comune con il vassallaggio medievale, che prevedeva una prestazione militare precisa e non una generica obbedienza. La piramide feudale non è mai esistita; il potere, nei secoli centrali, si costruisce dal basso attraverso le signorie rurali, e Sergi osserva che proprio questo aspetto positivo sfugge quasi sempre ai lettori, come se il potere fosse concepibile solo quando delegato dall’alto. Il Comune non nasce come entità borghese ma su basi aristocratiche; il podestà è forestiero non per neutralità ma perché ultraspecialista, giurista e retore, e nessuna città può formarne uno all’anno senza lasciarlo disoccupato; prima dell’XI secolo il Papa non è il capo incontrastato della Chiesa e i vescovi non sono suoi funzionari, ma vengono eletti dal clero e dal popolo della diocesi. A queste correzioni strutturali si aggiunge il pulviscolo di quelle più note — lo ius primae noctis mai esistito, i processi per stregoneria assai più moderni che medievali. La tesi di fondo riguarda però l’uso pubblico di quei secoli: il Medioevo attrae sia per distanziamento, l’esotismo di ciò che è remoto, sia per l’atteggiamento opposto del non cambia mai nulla, e i due movimenti convergono perché entrambi producono acquiescenza. Da cui la posizione più netta del libro, sull’ignoranza preferibile all’errore: meglio non sapere nulla che dover prima disfare, e meglio ancora, per uno storico, non amare il proprio oggetto.
Quando un modello grande insegna a uno piccolo — Terza Missione, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Nella cybersicurezza non basta riconoscere una minaccia: serve farlo con modelli insieme affidabili e sostenibili nell’uso operativo. VINCENT risponde con un’architettura in due passaggi. Un primo modello, più ricco, viene addestrato non solo a distinguere i comportamenti benigni dalle diverse forme di attacco, ma anche a mettere in evidenza quali parti dei dati pesino di più nella decisione; su quella base si costruiscono immagini rielaborate che orientano l’apprendimento di un secondo modello, più piccolo e leggero, destinato a diventare il sistema finale di classificazione. Il modello grande non è quindi la soluzione: è la guida. E il trasferimento non consiste nel passaggio delle sole risposte corrette — lo studente impara anche dal modo in cui il maestro distribuisce il proprio giudizio fra le possibilità, ricevendo un segnale sfumato la cui nettezza è regolata da un parametro dedicato. È questo che distingue la distillazione da una semplice riduzione: il modello piccolo non copia meccanicamente, viene guidato da una conoscenza più strutturata di quanta ne avrebbe potuta apprendere da solo. Lo studio non si ferma alla proposta e la sottopone a quattro verifiche interne — la rete semplice da sola, il modello ricco da solo, la distillazione senza le immagini rielaborate, la distillazione con una guida meno sofisticata — e in tutti e quattro i casi VINCENT prevale. È il risultato più significativo: non basta disporre di un modello più ricco da cui imparare, contano anche quale informazione viene trasferita e in che modo entra nell’apprendimento finale.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.




