Stroncature Digest #145
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Il controllo delle liste elettorali negli Stati Uniti si sposta dai singoli Stati ai dati federali
Al 7 agosto 2026 l’amministrazione federale americana aveva perso ventuno cause consecutive nel tentativo di ottenere dagli Stati copie non oscurate dei registri elettorali — in alcuni casi comprensive di data di nascita, numero di patente e ultime quattro cifre del Social Security Number. Letta come cronaca giudiziaria, è una serie di sconfitte. Letta come questione istituzionale, è qualcosa di più inquietante: il memorandum dell’Office of Legal Counsel del 12 maggio 2026 non chiede di verificare se gli Stati mantengano correttamente le liste, chiede i dataset necessari a confrontare sistematicamente gli elettori registrati con gli archivi federali su cittadinanza e immigrazione. La differenza non è di grado. Il Help America Vote Act del 2002 aveva già centralizzato milioni di registrazioni dentro ciascuno Stato per renderle più affidabili; è precisamente quella infrastruttura a rendere oggi tecnicamente possibile un controllo federale molto più penetrante. E il punto decisivo è che Washington non avrebbe bisogno di istituire formalmente un registro nazionale: basterebbe rendere interoperabili archivi che continuano ad appartenere ad amministrazioni diverse. Gli Stati continuerebbero a iscrivere e cancellare; il luogo in cui vengono prodotti i casi da decidere si sposterebbe altrove. Il caso del New Jersey — circa 6.600 registrazioni improprie generate da un errore software della Motor Vehicle Commission — mostra perché la questione non sia risolvibile per via tecnica: la stessa anomalia amministrativa può nascere da una dichiarazione falsa, da un errore di un operatore o da un malfunzionamento, e la categoria «non cittadino presente nel registro» non stabilisce da sola né l’origine né la responsabilità. Il potere di classificare precede il potere di sanzionare. È la trasformazione che questo conflitto rende visibile: le istituzioni possono cambiare profondamente senza che nulla si modifichi nella distribuzione formale delle competenze, perché una parte della capacità effettiva di governo migra verso l’infrastruttura che produce l’informazione rilevante. Un problema che riguarda l’America oggi e che riguarderà chiunque amministri popolazioni attraverso banche dati.
Il testo integrale — con l’analisi di United States v. Benson, il problema statistico dei falsi positivi nell’incrocio di archivi su popolazioni molto grandi, e gli indicatori che nei prossimi mesi confermeranno o smentiranno la tesi — è riservato agli abbonati.
Dichiarare che l’IA debba essere responsabile non basta
I documenti sull’intelligenza artificiale responsabile si sono moltiplicati, e gli obiettivi che dichiarano sono largamente condivisibili: non discriminare, proteggere la privacy, rafforzare la sicurezza, limitare i contenuti dannosi. Il problema comincia dove quei documenti finiscono. Un principio non dice come identificare un rischio, quali dati controllare, come correggere un errore, quali garanzie offrire a chi subisce la decisione di un sistema automatico — e sono queste le scelte che determinano se una persona qualificata verrà scartata da una selezione di curriculum o si vedrà negare un prestito. Lo studio prende sul serio proprio questo passaggio, analizzando su fonti pubbliche le strategie di OpenAI, Google AI, Meta AI Research e Microsoft AI lungo cinque dimensioni: bias, privacy, cybersecurity, hate speech, disinformazione. Il confronto smonta l’idea che esista una ricetta unica: le piattaforme attraversate da grandi flussi di contenuti hanno maturato competenze diverse da quelle di chi sviluppa modelli generativi, e le misure vanno calibrate sugli usi effettivi. Ne emerge anche un limite meno discusso: gran parte della ricerca e degli strumenti di verifica resta costruita su prospettive occidentali, mentre i rischi di un sistema cambiano con la lingua, il contesto sociale e le vulnerabilità locali in cui viene realmente impiegato. La conclusione è netta e scomoda per chi trova comodo il linguaggio dei principi: poiché molto di ciò che accade dentro le organizzazioni resta invisibile, la trasparenza non è un valore aggiunto ma la condizione perché quei principi diventino garanzie verificabili.
Testo integrale ad accesso libero, con il PDF scaricabile.
Rassegna della stampa tedesca #176
Nella settimana fra il 30 luglio e il 5 agosto la stampa tedesca ha convergiuto su una sola domanda, posta in forme diverse: se il paese sia in grado di adeguare istituzioni, finanza pubblica e industria a una fase più conflittuale. Handelsblatt registra il paradosso più netto del momento — per anni gli alleati hanno chiesto a Berlino di assumersi maggiori responsabilità militari, e ora la rapidità con cui la Germania può diventare la principale potenza convenzionale del continente riattiva interrogativi su dipendenze, leadership e stabilità delle maggioranze future. Merz ripete che i vicini devono sentirsi più sicuri, non subordinati; il fallimento della quotazione di KNDS mostra intanto che proprietà e governance del maggiore produttore di carri e artiglieria decideranno dove si localizza la produzione e come si regge l’equilibrio con Parigi. Sul fronte della sicurezza, il quadro si è fatto più concreto e meno rassicurante: un drone con esplosivo di tipo militare rinvenuto presso un Antonov ucraino all’aeroporto di Lipsia, una campagna russa di video manipolati diretta contro le elezioni regionali secondo il modello Matrjoschka, e l’avvertimento delle autorità sull’intelligenza artificiale che abbassa la soglia di competenza necessaria per attaccare e moltiplica scala e velocità delle offensive. All’interno, i numeri raccontano una pressione diversa: nel 2025 il saldo migratorio dei cittadini tedeschi è stato negativo per circa 97.000 persone, l’automotive ha perso 50.000 occupati, e uno studio IWH calcola nel programma dell’AfD in Sassonia-Anhalt — data intorno al 41 per cento prima del voto del 6 settembre — una lacuna annua di almeno 2,2 miliardi, oltre mille euro per abitante. Il filo comune, che attraversa riarmo, pensioni, Reno in secca e rating sovrano, è se la Germania saprà trasformare spesa d’emergenza in produttività e capacità industriale durevole.
Terza Missione UniBa · Intelligenza artificiale e sostenibilità
“Smart Agriculture: la scienza del risparmio idrico”
Irrigare ogni giorno alla stessa ora è uno schema comodo per chi organizza il lavoro e sbagliato per la pianta, il cui metabolismo cambia con le condizioni ambientali e fisiologiche. Da questa constatazione elementare parte l’incontro ospitato da Stroncature il 30 giugno con Giovanna Castellano, Pasquale Giungato e Lucio Colizzi dell’Università di Bari, e ne discendono tre percorsi tecnici distinti che convergono sullo stesso obiettivo: dare ciò che serve, dove serve, quando serve. Castellano illustra come droni con telecamere multispettrali rilevino caratteristiche delle piante invisibili a occhio nudo, e come il riconoscimento delle infestanti — problema di segmentazione semantica particolarmente ostico, perché le erbacce condividono con le colture il verde e talvolta la forma delle foglie — venga affrontato con architetture basate su Vision Transformer. Il vincolo vero non è il modello ma l’annotazione manuale pixel per pixel, e la ricerca lavora per aggirarlo. Colizzi presenta il versante opposto, quello dei sensori nel terreno che misurano macronutrienti, pH, conducibilità, temperatura e umidità: i numeri riportati sono un risparmio medio del 50 per cento dell’acqua e una riduzione dei fertilizzanti fra il 30 e il 67 per cento, con sperimentazioni su kiwi a Latina e fragola fuori suolo in Basilicata. Giungato applica invece la Life Cycle Assessment al riuso delle acque reflue di un birrificio pugliese — fino a dieci litri di effluenti per litro di birra — e il risultato è il più istruttivo del webinar, perché non è lineare: il sistema di recupero azzera quasi l’impatto idrico ma peggiora altre categorie, per via della produzione delle membrane di ultrafiltrazione. Sullo sfondo resta il paradosso della Green AI, che Castellano nomina senza attenuarlo: i modelli che riducono gli sprechi consumano a loro volta energia e acqua per il raffreddamento dei data center.
Terza Missione UniCam · Ecologia e sistemi pastorali
“Erba e clima: perché la primavera decide la produttività dei pascoli”
Per un’azienda zootecnica di montagna l’erba non è vegetazione spontanea: è il capitale produttivo di base, da cui dipendono gli animali, i prodotti e la tenuta economica dell’intera impresa. L’incontro ospitato da Stroncature il 1° aprile con Andrea Catorci, Federico Maria Tardella e Paola Scocco dell’Università di Camerino muove da qui e arriva a un risultato che ribalta l’intuizione comune. Lo studio condotto nell’Appennino centrale, intorno alla riserva di Torricchio, mostra che circa metà della variabilità produttiva delle praterie dipende da fattori climatici — le precipitazioni di marzo, l’aridità di aprile e maggio, e gli strascichi dell’annata precedente, perché un anno negativo indebolisce le piante e ne compromette la ripresa. Ma gli effetti non si distribuiscono in modo uniforme: sono proprio le aree normalmente più produttive a risultare oggi più esposte allo stress climatico, mentre le zone naturalmente aride reggono meglio perché ospitano specie già adattate. Ne discende una conseguenza gestionale netta, e scomoda per chi ha sempre lavorato per consuetudine: il carico di bestiame considerato ottimale fino a oggi potrebbe non esserlo più. Alla quantità si aggiunge la qualità. Negli anni secchi il foraggio contiene più fibre e più lignina e meno proteine; Scocco spiega come questo alteri il funzionamento del rumine, peggiori lo stato corporeo degli animali e si trasmetta a produzione di latte, riproduzione, formaggio e reddito. Le forme di adattamento discusse — body condition score, integrazioni mirate nei momenti critici, pascolo più flessibile — non sono correttivi marginali ma il passaggio da una gestione per calendario a una gestione per condizioni.
“Economie e coercizione. I prelievi signorili non fondiari nell’Italia del XIV-XV secolo” di Maria Ginatempo
Quando si parla di fiscalità signorile si pensa quasi sempre alla terra e alla rendita fondiaria. Maria Ginatempo guarda altrove, e da lì ricostruisce un’immagine diversa del potere tardomedievale: pedaggi, tributi, prestazioni obbligatorie, sfruttamento delle risorse collettive. È un insieme di strumenti che non si limitano a raccogliere ricchezza — la producono nella misura in cui producono obbligo, facendo della coercizione un elemento costitutivo dell’ordine economico e non un suo accidente. Il libro (Viella, 2026) copre l’intera penisola, dalle Alpi alla Sicilia, con un approccio comparativo e “cartografico” che restituisce la distribuzione e il peso reale di questi prelievi nei diversi contesti regionali, mettendoli in relazione con gli altri circuiti di redistribuzione della ricchezza: statali, cittadini, comunitari. La scelta metodologica ha una conseguenza precisa. Misurare l’impatto anziché presupporlo permette di uscire dalle letture pregiudiziali sulle signorie — arcaismo residuale da un lato, protagonismo statale dall’altro — e di collocarle dentro i processi di costruzione degli Stati medievali per quello che effettivamente vi hanno pesato. Ne emerge una lettura articolata del rapporto fra potere, fiscalità e trasformazione delle società italiane fra Medioevo ed età moderna, che interessa chiunque si occupi di come si formano le capacità estrattive di un’autorità territoriale. Con l’autrice dialogano Marta Gravela e Davide Morra.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.


