Punti cardinali #155
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“Refashioning the Renaissance. Everyday dress in Europe, 1500–1650” Paula Hohti, ed. (Manchester University Press, 2025)
Refashioning the Renaissance. Everyday dress in Europe, 1500–1650, curato da Paula Hohti e pubblicato da Manchester University Press nel 2025, affronta una questione storica apparentemente circoscritta, ma in realtà decisiva per comprendere la società europea tra Rinascimento e prima età moderna: il modo in cui le persone comuni si vestivano, sceglievano, adattavano e attribuivano significato agli abiti. Il libro non osserva la moda soltanto come fenomeno di corte, né come linguaggio esclusivo delle élite, ma la ricolloca dentro la vita quotidiana di artigiani, bottegai, piccoli commercianti, lavoratori urbani e rurali. La domanda di fondo riguarda la possibilità stessa di parlare di “moda” per gruppi sociali che la storiografia ha spesso rappresentato come marginali, immobili, legati alla necessità e privi di reale capacità di scelta. L’opera parte invece dall’ipotesi opposta: anche al di sotto della nobiltà, l’abito era uno strumento di distinzione, di aspirazione, di decoro, di reputazione e di partecipazione a trasformazioni economiche e culturali più ampie. La rilevanza del volume sta proprio in questo spostamento dello sguardo. Studiare un nastro, una calza, una perla irregolare, un tessuto imitativo o un farsetto ricostruito significa interrogare il rapporto tra consumo, lavoro, tecnica, desiderio e identità sociale. L’abito non appare come superficie ornamentale, ma come punto d’incontro tra materiali, competenze, mercati, norme e pratiche del corpo. Il libro, nato dal progetto di ricerca Refashioning the Renaissance, propone quindi una storia della moda più ampia e meno gerarchica, nella quale il Rinascimento non viene misurato soltanto attraverso i grandi committenti o i ritratti aristocratici, ma anche attraverso gli oggetti che circolavano nelle case, nelle botteghe, nei mercati, nei pegni e negli inventari delle famiglie ordinarie.
“Ungoverning. The Attack on the Administrative State and the Politics of Chaos”, Russell Muirhead, Nancy L. Rosenblum , Princeton University Press, 2024.
Ungoverning. The Attack on the Administrative State and the Politics of Chaos, pubblicato nel 2024 da Princeton University Press, è un libro che affronta una questione centrale ma spesso poco visibile nella riflessione pubblica contemporanea: che cosa accade quando il problema politico non è soltanto l’abuso del potere, ma la distruzione deliberata degli strumenti attraverso cui il potere pubblico può operare. Russell Muirhead e Nancy L. Rosenblum non si limitano a interrogarsi sulla crisi della democrazia in termini generali, né riducono il problema alla polarizzazione, al populismo o alla delegittimazione delle istituzioni rappresentative. Il loro punto di osservazione è più specifico: il funzionamento concreto dello Stato, cioè quella rete di uffici, competenze, procedure, dati, funzionari e agenzie che permette alle leggi di diventare azione pubblica. L’opera merita attenzione perché sposta il fuoco dalla scena più visibile della politica — elezioni, leadership, conflitto partitico, retorica pubblica — al terreno meno appariscente ma decisivo dell’amministrazione. È lì che, secondo gli autori, si misura la capacità di una democrazia liberale di rispondere ai bisogni collettivi, tutelare diritti, applicare norme, gestire crisi e mantenere un ordine civile. La domanda di fondo non è solo se le istituzioni democratiche possano essere contestate, ma se possano essere svuotate dall’interno fino a perdere la capacità di governare. In questo senso, il libro apre un interrogativo essenziale: una democrazia può sopravvivere se una parte significativa della sua classe politica, del suo movimento sociale di riferimento e della sua cultura giuridica considera lo Stato amministrativo non come uno strumento da riformare, ma come un nemico da demolire? Il titolo, gli autori e l’editore sono indicati nel frontespizio dell’opera, mentre la pagina editoriale riporta la pubblicazione presso Princeton University Press nel 2024.
“Leadership from Bad to Worse: What Happens When Bad Festers” Barbara Kellerman, Oxford University Press, 2024
Leadership from Bad to Worse. What Happens When Bad Festers, pubblicato da Oxford University Press nel 2024, affronta una questione che riguarda non soltanto la politica o l’impresa, ma il modo in cui le comunità organizzate consentono al potere di deteriorarsi nel tempo. Barbara Kellerman osserva la leadership da una prospettiva che non separa mai chi guida da chi segue: il problema non è soltanto il capo cattivo, incompetente, corrotto o autoritario, ma l’insieme delle relazioni, delle abitudini, delle convenienze e delle omissioni che gli permettono di restare al suo posto e di spingersi oltre. Il libro merita attenzione perché interroga un punto spesso rimosso: il male istituzionale raramente appare all’improvviso nella sua forma più compiuta. Più spesso prende corpo lentamente, in decisioni tollerate, in segnali sottovalutati, in deviazioni considerate provvisorie, in responsabilità distribuite tra molti soggetti. L’autrice parte da una domanda sobria ma radicale: che cosa accade quando ciò che è “bad”, cioè cattivo, inadeguato o dannoso, non viene fermato? La risposta non è consolatoria: se non incontra resistenze efficaci, tende a peggiorare. Il libro si colloca così in una riflessione più ampia sulla fragilità delle istituzioni democratiche, sulla crisi del capitalismo, sulla trasformazione dei seguaci nel XXI secolo e sulla difficoltà di riconoscere in tempo le derive del potere.




