Stroncature Digest #126
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Taylorismo digitale
Nel 2026, le grandi imprese stanno fallendo nell’adozione dell’AI agentiva. Non per ragioni tecniche, ma per una ragione concettuale che affonda le radici in un secolo di storia del lavoro: continuano a chiedere alle macchine di fare ciò che facevano gli esseri umani, senza mai fermarsi a chiedersi se quei processi abbiano ancora senso. Deloitte lo documenta nei suoi Tech Trends 2026; Braverman lo aveva previsto nel 1974. Questo articolo traccia il filo che collega il management scientifico di Frederick Winslow Taylor all’intelligenza artificiale agentica di oggi — e mostra che la domanda rimasta senza risposta è sempre la stessa: chi decide come si lavora, e chi ne paga il costo.
“Estetica e modernità. Sulle radici medievali dell’arte” di Daniele Guastini
Da dove nasce la modernità? Non dal Rinascimento, sostiene Daniele Guastini in Estetica e modernità. Sulle radici medievali dell’arte (il Mulino, 2026), ma da qualcosa di più antico e più sorprendente: dalla progressiva secolarizzazione di un’eredità cristiana che inizia con il francescanesimo e arriva al barocco, passando per le corti del Cinquecento e la crisi della Riforma. Il libro rovescia il racconto standard — l’arte moderna come emancipazione dalla religione — per mostrare che è proprio dentro quella tradizione religiosa che si formano i concetti di soggettività, esperienza e immaginazione su cui l’estetica moderna si regge. Ne abbiamo parlato con l’autore insieme a Giulia Giambrone e Francesco Restuccia.
“Piante, noi e loro” di Paola Bonfante
Paola Bonfante — biologa vegetale, cinquant’anni di ricerca sulle relazioni tra piante e funghi — ha scritto un libro che non somiglia a nessun altro sull’argomento: né divulgazione scientifica, né saggio umanistico, ma un tentativo di tenere insieme entrambe le cose senza sacrificare né l’una né l’altra. Dai miti di trasformazione di Ovidio all’ecofemminismo, dall’intelligenza delle piante al destino degli oliveti di Gaza, Piante, noi e loro (il Mulino, 2026) percorre il rapporto tra esseri umani e mondo vegetale con lo stesso doppio sguardo che Jane Austen applicava alla ragione e al sentimento. Ne abbiamo parlato con l’autrice insieme a Caterina Visco e Marco Giovannetti.
“Un paese che invecchia” a cura di Enrico Biale, Carlo Burelli, Anna Elisabetta Galeotti
Nel 2040, metà della popolazione italiana avrà più di cinquant’anni. Il tasso di fertilità è all’1,2 — ben al di sotto del 2,1 necessario per mantenere stabile la popolazione. Un paese che invecchia (Carocci, 2026), curato da Enrico Biale, Carlo Burelli e Anna Elisabetta Galeotti, affronta questo problema da una prospettiva insolita: non solo economica, ma filosofica e politica. Chi rappresenta i giovani in una democrazia in cui sono già una minoranza numerica? Come si misura la giustizia tra generazioni che vivono insieme, non tra quelle del passato e del futuro? E fare figli è davvero solo una scelta individuale, o è un bene pubblico che riguarda tutti? Ne abbiamo parlato con i curatori e con Marco Albertini dell’Università di Bologna.
“Il Tempo di Ares” di Stefano Lucarelli
Il prossimo 20 marzo alle 16:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Il Tempo di Ares” di Stefano Lucarelli (Mondadori, 2025). Il tempo di Ares è il tempo in cui la guerra diventa l’orizzonte dominante delle relazioni politiche, il linguaggio implicito con cui gli Stati misurano interessi, potenza e sicurezza. Come leggere questo passaggio? Il volume propone di affrontarlo a partire dalle categorie della critica dell’economia politica, rileggendo le relazioni internazionali alla luce del dibattito sulle “leggi” di movimento del sistema economico contemporaneo. L’analisi indaga, con attenzione empirica, i nessi tra commercio internazionale, centralizzazione dei capitali, dinamiche protezionistiche e crescita delle spese militari. Il tempo di Ermes – quello del commercio e della libera circolazione dei capitali – appare allora non come alternativa pacifica, ma come fase che può acuire gli scontri tra paesi, alimentare reazioni difensive e preparare, per gradi, l’ingresso nel tempo di Ares. In questa prospettiva, la guerra non emerge come improvvisa anomalia, ma come esito possibile di tensioni strutturali. Il libro si chiude individuando un possibile terreno di intervento: la riforma del sistema monetario internazionale come leva per disinnescare, o almeno contenere, la deriva verso un ordine sempre più orientato alla guerra. Con l’autore, dialogheranno la On. Sen. Cristina Tajani, e il Prof. Luca Fantacci. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
“Europa 1937. Guerre esterne e guerre civili” di Karl Polanyi a Cura di Michele Cangiani
Il prossimo 23 marzo alle 16:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Europa 1937. Guerre esterne e guerre civili” di Karl Polanyi a Cura di Michele Cangiani (Donzelli, 2025). Scritto nel 1937, alle soglie della Seconda guerra mondiale e nel pieno della guerra civile spagnola, questo saggio di Karl Polanyi ricostruisce con straordinaria lucidità la parabola dell’Europa uscita dalla Prima guerra mondiale. Al centro dell’analisi vi è il fallimento del sistema di Versailles: i conflitti generati dal ridisegno dei confini, la fragilità dei nuovi Stati, i vicoli ciechi della diplomazia europea, l’impotenza delle istituzioni internazionali e il progressivo riarmo. Già in queste pagine si profila uno dei nuclei teorici che diventeranno centrali ne La grande trasformazione: il legame tra la crisi della società di mercato, la disgregazione dell’ordine politico e l’ascesa del fascismo. Nell’Europa degli anni Trenta, osserva Polanyi, cambiano gli assi del conflitto: la polarità decisiva non è più quella tra Francia e Germania, ma quella tra Germania e Urss; allo stesso tempo, lo scontro tra fascismo e democrazia tende a prevalere su quello tra revisionismo dei trattati e difesa della sicurezza collettiva. La politica di potenza resta in campo, ma si intreccia sempre più strettamente con il conflitto sociale. Guerra esterna e guerra civile si contaminano, fino a diventare due volti dello stesso processo di disgregazione. Riletto oggi, questo testo mostra una capacità rara di parlare al presente. Come sottolinea Michele Cangiani nel saggio introduttivo, molte delle questioni allora irrisolte restano al centro dell’agenda politica contemporanea, mentre il conflitto “civile” che Polanyi individuava tra gli Stati europei si manifesta ormai su scala globale. Pur in un contesto radicalmente mutato, segnato da livelli inediti di concentrazione del potere economico, tecnologico e mediatico, la riflessione di Polanyi sulla società di mercato, sulla libertà e sulla democrazia continua a offrire strumenti preziosi per comprendere le trasformazioni del nostro tempo. Con l’autore, dialogheranno la prof.ssa Susanna Böhme-Kuby e il prof. Francesco Soverina. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.




