Stroncature Digest #127
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Il fallimento del concetto di Smart City
Nel maggio 2020, Sidewalk Labs — la società di Alphabet dedicata ai progetti urbani — abbandonò il progetto Quayside a Toronto, citando l’incertezza economica portata dalla pandemia. Era stata la promessa più ambiziosa del decennio: un quartiere interamente progettato dalla tecnologia di Google, con taxi autonomi, marciapiedi riscaldati, raccolta automatica dei rifiuti e un “livello digitale” pervasivo capace di ottimizzare ogni aspetto della vita urbana. Dopo due anni e mezzo di controversie pubbliche, non rimase nulla. La spiegazione ufficiale parlava di pandemia. La spiegazione reale era più scomoda: i cittadini di Toronto non volevano che una Big Tech privata raccogliesse i loro dati, decidesse come usarli e si appropriasse, di fatto, di funzioni di governo urbano. L’ottimizzazione era reale. La domanda su chi ne avrebbe non era mai stata posta apertamente.
“All’altezza del presente. Due saggi sui silenzi nella scuola” di Pietro Enrico Bossola
Qual è la domanda che la scuola non può evitare? Non come si insegna meglio, non come si aggiornano le competenze degli insegnanti — ma che cosa sostiene il desiderio di chi insegna, e che cosa fa sì che un sapere colpisca davvero. All’altezza del presente. Due saggi sui silenzi nella scuola di Pietro Bossola affronta queste domande attraverso la psicoanalisi: non come griglia diagnostica applicata alla crisi scolastica, ma come strumento per leggere qualcosa che la scuola condivide con l’intera epoca — la perdita di un fondamento che orientava il sapere, la frenesia che nasconde un’inerzia, la parola che circola senza produrre effetti. La crisi della scuola, in questa prospettiva, non è un problema da risolvere con più formazione o più strumenti: è una parte interna della crisi del presente, non esterna ad essa. Alla presentazione del volume all’Università di Verona, Matteo Bonazzi e Silvia Vizzardelli hanno sviluppato con l’autore tre nodi centrali del libro — il rapporto tra sapere e godimento, la pulsione di morte come inerzia piuttosto che come autodistruzione, e la solitudine come condizione necessaria di qualsiasi trasmissione autentica.
“Il Tempo di Ares” di Stefano Lucarelli
La narrazione dominante sui conflitti contemporanei individua le cause nei leader irrazionali, negli scontri di civiltà, nelle rotture improvvise di un ordine internazionale che avremmo dato per acquisito. Il tempo di Ares di Stefano Lucarelli (Mondadori, 2025) propone una lettura diversa e più scomoda: le guerre non interrompono un ordine pacifico, ne sono il prodotto. L’instabilità sistemica che stiamo attraversando affonda le radici nelle contraddizioni strutturali di un sistema monetario internazionale fondato sull’egemonia del dollaro, sugli squilibri permanenti delle bilance commerciali, sulla capacità di un singolo paese di vendere debito al posto di beni. Un ordine che portava in sé, fin dalla sua origine, le cause della propria rottura. Stroncature ha presentato il volume con l’autore, la senatrice Cristina Tajani e Luca Fantacci, che ha sviluppato con precisione le implicazioni della proposta keynesiana del Bancor come possibile architettura alternativa — e le ragioni per cui quella proposta fu accantonata a Bretton Woods, e perché torna oggi più urgente che mai.
“Faber fortunae” di Alessandro Zattoni
Il prossimo 17 aprile alle 16:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Faber fortunae” di Alessandro Zattoni (LUISS, 2025). In Italia l’impresa non nasce mai in un vuoto storico o culturale. Si forma, piuttosto, all’incrocio tra bellezza e fragilità strutturali, tecnica e forma, etica del lavoro e ricerca del bello. Faber fortunae indaga il nucleo profondo di questa vocazione, ricostruendo l’originalità di un modello imprenditoriale che affonda le sue radici nella romanità classica e nella spiritualità benedettina, nell’Umanesimo rinascimentale e nell’economia civile, per arrivare fino a esperienze moderne come quella di Adriano Olivetti, ancora oggi paradigma internazionale di visione innovatrice. Da questa lunga stratificazione culturale emerge un capitalismo produttivo e relazionale, capace di costruire valore non solo per sé, ma anche per i territori e le comunità in cui opera. In questo modello il profitto non è il fine ultimo, bensì uno strumento per generare coesione, qualità, durata. Alessandro Zattoni esplora con rigore e partecipazione il mondo delle medie imprese italiane del cosiddetto “quarto capitalismo”: realtà che, pur muovendosi in un contesto segnato da instabilità politica, burocrazia e inefficienze amministrative, riescono a coniugare intuizione, creatività, responsabilità sociale e competitività internazionale. Proprio in questa tensione tra limiti sistemici e straordinarie capacità prende forma ciò che l’autore definisce il “segreto italiano”: una combinazione irripetibile di ingegno, cultura umanistica, flessibilità mentale e senso del limite, grazie alla quale le imprese italiane riescono a produrre beni originali, relazioni durevoli e comunità solide. Faber fortunae è un invito a riscoprire l’impresa come forma alta di civiltà e a riconoscere, nella qualità del fare, una delle chiavi possibili per il futuro del Paese. Con l’autore, dialogheranno Reza Arabnia e Linda Gilli. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
Per partecipare è necessario registrarsi.
“Erba e clima: perché la primavera decide la produttività dei pascoli” con Andrea Catorci
Il prossimo 1° aprile, Stroncature ospita un incontro dal titolo “Erba e clima: perché la primavera decide la produttività dei pascoli”. L’appuntamento si inserisce nelle attività di Terza Missione promosse da Stroncature in collaborazione con l’Università di Camerino e prende le mosse dalla ricerca del prof. Andrea Catorci, “How the interplay between management and interannual climatic variability influences the NDVI variation in a sub-Mediterranean pastoral system: Insight into sustainable grassland use under climate change”. Il webinar riprende in forma accessibile i punti centrali dello studio, concentrandosi su una domanda concreta: come si intrecciano le scelte di gestione dei pascoli e la variabilità climatica tra un anno e l’altro, e che cosa questo intreccio produce in termini di produttività. Il filo conduttore è l’osservazione dell’andamento della vegetazione attraverso un indicatore sintetico (NDVI), utilizzato per descrivere come “risponde” il pascolo alle condizioni climatiche e alle pratiche di gestione. A partire da qui, l’incontro mette a fuoco che cosa può rendere più o meno sostenibile l’uso dei pascoli in un contesto di cambiamento climatico. Nel corso dell’incontro il prof. Catorci discuterà con la prof.ssa Paola Scocco e il dott. Federico Maria Tardella. Modera l’incontro Riccardo Pennisi.
Per partecipare è necessario registrarsi.




