Stroncature Digest #138
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Nessun sistema può dimostrare se stesso
Tra la fine di aprile e la metà di maggio, Quanta Magazine — una delle riviste di divulgazione scientifica più autorevoli, specializzata in matematica e fisica — ha pubblicato tre saggi dedicati ai fondamenti della matematica: uno sul teorema di incompletezza di Kurt Gödel, uno su due studiosi che stanno ridisegnando le basi della topologia, uno su una corrente di pensiero che nega l’esistenza dell’infinito. Sono questioni che sembrano riguardare i soli specialisti, ma toccano in realtà un assunto molto diffuso nel nostro tempo: la fiducia che i sistemi che costruiamo — modelli predittivi, algoritmi, intelligenze artificiali, indicatori che misurano ogni cosa — possano essere completi e capaci di convalidarsi da soli. La matematica, che di tutte le scienze tratta la certezza con maggiore severità, sostiene da quasi un secolo che questo non è possibile. Conviene capire perché, evitando però l’uso disinvolto che spesso si fa del nome di Gödel.
“Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”
La nascita di Messico indipendente nel 1821 impone un’esigenza: dare un volto a un Paese nuovo, eterogeneo, in continua trasformazione. L’arte diventa lo strumento privilegiato di quella costruzione, e nessuno la incarna come Diego Rivera. La mostra che i Musei Capitolini ospitano a Palazzo Caffarelli dal 9 giugno al 13 dicembre 2026 — la più grande esposizione sull’arte messicana realizzata in Europa negli ultimi decenni, e la prima dedicata in Italia a Rivera — ne ricostruisce la statura attraverso oltre 140 opere, trenta delle quali del pittore e muralista. Accanto a lui, i capolavori di Frida Kahlo, José María Velasco, Orozco, Siqueiros, María Izquierdo, Tamayo e Dr. Atl, fino alle fotografie di Tina Modotti che lo immortalano. Quattro sezioni tematiche ripercorrono le genealogie della modernità messicana — dalla formazione accademica al confronto con le avanguardie europee, dal Rinascimento culturale post-rivoluzionario alle ricerche che superano il Realismo sociale — collocando Rivera al centro di una trama in cui retaggio precolombiano, culture popolari e istanze sociali convergono in una nuova iconografia nazionale. La mostra è promossa da Roma Capitale in collaborazione con MetaMorfosi Eventi e con il Museo Kaluz di Città del Messico.
“Il decollo dell’aviazione italiana. Propaganda, dibattiti e saperi tra le due Guerre”, Domenico Guzzo (Carocci, 2025)
C’è un paradosso all’origine del volo italiano: oggi l’aviazione è quasi identificata con la guerra, ma il suo decollo nel primo dopoguerra fu accompagnato dal sogno opposto, quello di un’aeronautica capace di farsi garante di una pace nuova tra i popoli. Da questa tensione muove il libro di Domenico Guzzo, che sceglie deliberatamente di non partire dalla tecnica o dalla storia militare per indagare invece ciò che il sottotitolo annuncia — propaganda, dibattiti, saperi — e ricostruire la nascita di un vero e proprio pensiero aviatorio, una rivoluzione antropologica verticale che fece del volo una delle frontiere simboliche della modernità. Attraverso fonti inedite e repertori d’epoca, il volume ricompone la dialettica tra aeronautica militare e aviazione civile dalla crisi del sistema liberale agli ultimi anni del fascismo, restituendo anche figure oggi dimenticate come il giornalista Tullo Morgagni, morto nel disastro aereo di Verona del 1919, primo grande trauma dell’aviazione nazionale, e dedicando attenzione particolare a come Mussolini trasformò la Romagna natale nella terra dell’”Ala d’Italia”. Nella presentazione ospitata da Stroncature, l’autore ne discute con Gastone Breccia e Maria Luisa Suprani Querzoli.
“Dopo la secolarizzazione. Affermazione e crisi del diritto moderno”, Paolo Becchi (Rubbettino, 2026)
La secolarizzazione ha distrutto la religione, o l’ha soltanto tradotta — trasformandone l’originale senza cancellarlo, secondo l’immagine di Walter Benjamin? È la domanda da cui muove l’ultimo libro di Paolo Becchi, che ripercorre la vicenda dei due testi fondativi della modernità giuridica, il Codice e la Costituzione, per interrogarne la pretesa di reggersi da soli. Inserendosi nella linea che da Carl Schmitt conduce a Blumenberg, Böckenförde e Habermas, Becchi mostra come quei due testi, pur nati nel segno dell’autonomia moderna, restino attraversati da forme sacrali e da un bisogno di legittimazione che il diritto non riesce mai del tutto a produrre da sé. Da questa tensione irrisolta emerge il principio della dignità umana, inteso non come formula normativa ma come universale che precede e fonda il diritto stesso. Nella presentazione ospitata da Stroncature, l’autore ne discute con Giampaolo Azzoni e Filippo Moretti dell’Università di Pavia, fino all’appendice sulla secolarizzazione nell’ebraismo che chiude il volume.
I dati non parlano da soli
Quando si parla di intelligenza artificiale si tende a immaginare che il risultato dipenda soprattutto dalla potenza del modello. La ricerca “LLaMAntino against Cyber Intimate Partner Violence” suggerisce il contrario: prima ancora che l’algoritmo intervenga, c’è un lungo lavoro umano che decide cosa osservare, come descriverlo e quali distinzioni contino davvero. Lo si vede con particolare nitidezza quando l’oggetto dell’analisi non è un fatto semplice ma un fenomeno sociale complesso come la violenza nelle relazioni. Una frase come “se sono così geloso è perché ti amo” può sembrare un segno di coinvolgimento affettivo; nel dataset viene invece classificata come aggressione psicologica, e “se non hai nulla da nascondere, dammi le tue password” come una forma di controllo digitale. Il significato non dipende dalle sole parole, ma dalla cornice interpretativa costruita da ricercatori ed esperti prima che il modello entri in gioco — al punto che neppure gli annotatori umani coincidono sempre, come mostra l’accordo solo moderato misurato sul riconoscimento della cyberviolenza. La lezione è netta: l’algoritmo non lavora su dati neutri, ma su dati costruiti, ordinati e resi significativi da un intervento umano che va sempre reso visibile. L’articolo nasce nell’ambito delle attività di Terza Missione promosse da Stroncature con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
“Controrivoluzione. Una storia politica del nostro tempo”, Giovanni Orsina (Marsilio, 2025)
Per capire l’insurrezione politica che attraversa le democrazie contemporanee — quella che chiamiamo populismo — non basta osservarla come rottura dell’ordine esistente: occorre interrogare il mondo contro cui essa si rivolge. Quel mondo, ricorda Giovanni Orsina, era animato dall’ambizione di conciliare libertà individuale e solidarietà sociale, integrazione globale e identità locali, crescita e sostenibilità — un progetto che prometteva equilibrio e inclusione, ma che nel tempo ha rivelato tensioni profonde. Ripercorrendo sessant’anni di trasformazioni della democrazia, il volume legge il passaggio da una rivoluzione di matrice liberale a un ordine sempre più segnato da istanze morali e normative, spesso incapace di riconoscere bisogni, paure e aspettative della vita quotidiana. La tesi più sottile riguarda però il rapporto tra populismo e liberalismo: un’opposizione che tende a trasformarsi in relazione speculare, in cui la rivolta assorbe i tratti dell’ordine che contesta e l’ordine assume i caratteri della propria contestazione — un gioco di riflessi in cui riaffiora la politica, ma in forma indebolita e conflittuale, segnata dalla difficoltà di riconoscere legittimità all’avversario. Nella presentazione che Stroncature ospita il 18 giugno alle 16, l’autore ne discute con Antonio Carioti e Mattia Feltri; modera Riccardo Pennisi.
“Federico II”, Fulvio Delle Donne (Salerno Editrice, 2026)
Cosa rende grande un personaggio storico, fino a consegnarlo a una memoria destinata a durare? È la domanda da cui muove il profilo critico che Fulvio Delle Donne dedica a Federico II, l’imperatore che Dante definì l’«ultimo imperadore delli Romani» e che incarnò con straordinaria consapevolezza l’idea di un potere chiamato a ordinare il mondo. Il libro ne ricostruisce la statura seguendo gli eventi in cui biografia, politica e mito finiscono per intrecciarsi, e individua nella costruzione dello Stato il centro di una trasformazione più ampia: diritto, politica, edilizia pubblica, nuove concezioni della nobiltà, scienza e poesia convergono in un sistema coerente in cui il potere non si limita ad amministrare, ma ambisce a dare forma a una civiltà. Ne emerge il ritratto di una figura eccezionale, sospesa tra storia e leggenda, capace di interpretare come poche altre le tensioni e le possibilità del Medioevo europeo. Nella presentazione che Stroncature ospita il 12 giugno alle 16, l’autore ne discute con Marino Zabbia dell’Università di Torino e Guido Cappelli dell’Università L’Orientale di Napoli; modera Riccardo Pennisi.
“Dieta e invecchiamento in salute: leggere il tempo biologico negli orologi epigenetici”, Laura Bordoni
Esiste un’età anagrafica, scandita dal calendario, e un’età biologica, che il corpo misura in modo proprio — e le due non sempre coincidono. Gli orologi epigenetici, strumenti di ricerca basati sulla metilazione del DNA, permettono oggi di stimare la seconda e di confrontarla con la prima, aprendo una domanda concreta: in che modo la qualità di ciò che mangiamo si associa ai segnali biologici dell’invecchiamento? È il filo conduttore del webinar che Stroncature ospita il 24 giugno alle 16, a partire dalla ricerca della prof.ssa Laura Bordoni pubblicata su The American Journal of Clinical Nutrition. Lavorando sui dati della coorte LifeLines-DEEP, lo studio rileva un’associazione tra una dieta di qualità migliore e una minore accelerazione dell’età epigenetica, mentre un carico glicemico elevato e una maggiore presenza di alimenti ultra-processati si accompagnano a segnali meno favorevoli. L’incontro mette a fuoco anche i limiti del lavoro — è uno studio osservazionale, che non consente di stabilire rapporti diretti di causa ed effetto — e proprio per questo non propone scorciatoie né indicazioni individuali, ma un’occasione per capire come la nutrigenomica stia studiando il rapporto tra alimentazione, salute e invecchiamento. Con l’autrice dialogano Cinzia Mannozzi e Giorgia Vici dell’Università di Camerino; modera Riccardo Pennisi. L’appuntamento rientra nelle attività di Terza Missione promosse da Stroncature con l’Università di Camerino.







