Stroncature Digest #146
Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Politica della scienza · Stati Uniti
Il nuovo controllo politico sui finanziamenti scientifici federali negli Stati Uniti
L’8 agosto il Senato ha approvato una misura temporanea di finanziamento federale che contiene, quasi nascosta, una disposizione destinata a incidere sull’organizzazione della ricerca americana molto più a lungo dello shutdown che intende evitare: la Section 157 bloccherebbe fino all’11 dicembre la nuova Regulation for Federal Financial Assistance proposta dall’Office of Management and Budget il 29 maggio. La proposta non abolisce il peer review — l’Executive Order 14332 richiede anzi almeno un esperto disciplinare per i grant scientifici discrezionali. Fa qualcosa di più sottile e più efficace: costruisce sopra il giudizio esperto un livello obbligatorio di revisione affidato a senior appointees, ai quali si chiede espressamente di esercitare un giudizio indipendente e di non trattare le raccomandazioni ricevute come sostanzialmente vincolanti. Un progetto può quindi essere scientificamente valido, coerente con il bando, sostenuto dai programme officers, e non essere finanziato perché un criterio appartenente a un altro livello della decisione assume la precedenza. La revisione proposta del §200.340 estende la stessa logica alla durata: un award può essere terminato quando non contribuisca più alle priorità dell’agenzia o all’interesse nazionale, con richiamo esplicito alla possibilità che le priorità cambino in corso d’opera. Per una ricerca pluriennale che richiede personale, strumenti, campioni e sequenze sperimentali, questo non è un controllo periodico dei risultati: cambia la natura del rischio che il ricercatore e l’istituzione sopportano. La posta è misurabile — nel 2024 le fonti federali hanno finanziato oltre 64 miliardi delle spese universitarie di R&D, il 55 per cento del totale, con quote superiori al 70 per cento in fisica, ingegneria aerospaziale ed elettrica, scienze atmosferiche. E il punto decisivo non è la decisione finale su un singolo progetto: è che i ricercatori anticipano i criteri, e una regola di finanziamento non seleziona soltanto fra proposte esistenti — contribuisce a determinare quali proposte verranno formulate.
Industrie culturali · Concentrazione e pluralismo
Londra vincola la fusione Paramount-Warner all’accesso agli archivi di CNN e CBS News
Il 6 agosto il governo britannico ha autorizzato l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance — 110 miliardi di dollari di valore d’impresa — dopo aver ottenuto impegni vincolanti. Fra questi ce n’è uno che ha attirato meno attenzione degli obblighi su Channel 5 o CNN International, e che riguarda qualcosa di più profondo: per cinque anni dovrà essere mantenuto, a favore di licenziatari qualificati, l’accesso agli archivi di CNN, CBS News e Channel 5 a «standard commercial terms». La CNN Collection comprende oltre quattro milioni di asset su più di quarantacinque anni; l’archivio CBS News circa ottantacinque anni di materiale, compreso il non trasmesso. Il punto non è il mercato delle licenze. È che un archivio audiovisivo è l’infrastruttura da cui documentaristi e giornalisti ricavano le prove visive attraverso cui il passato può essere raccontato di nuovo, e che il controllo su quell’infrastruttura agisce a monte del diritto di espressione: non decide che cosa sia lecito dire, ma incide sui materiali con cui una certa affermazione può essere mostrata. Il fair use, negli Stati Uniti, non produce accesso — se il proprietario è l’unica fonte, resta lui a stabilire le condizioni alle quali la copia viene fornita. E la clausola 2.8 del Deed of Undertaking non definisce prezzi massimi, tempi di risposta, criteri di non discriminazione o procedure di contestazione; è stipulata a beneficio del Secretary of State e non attribuisce diritti azionabili da terzi. Un documentarista a cui venisse negato un filmato non acquista nulla. Ne emerge una configurazione ormai tipica delle industrie culturali: invece di impedire la concentrazione dell’infrastruttura, il regolatore la accetta e cerca di preservare alcune caratteristiche del pluralismo imponendo obblighi sull’uso di ciò che è già concentrato. Le norme sul pluralismo sono state costruite intorno a chi parla. Questo caso mostra che esiste anche un pluralismo degli input.
Terza Missione UniBa · Intelligenza artificiale e diritti
I diritti umani alla prova dell’intelligenza artificiale generativa
Un sistema generativo non si valuta soltanto dalla qualità delle risposte. Il modo in cui viene addestrato, validato, monitorato e messo a disposizione incide su privacy, non discriminazione, sicurezza, accesso all’informazione e libertà di espressione — e lo studio concentra l’analisi sui cinque punti in cui il funzionamento tecnico incontra la vita sociale: bias, privacy, cybersecurity, hate speech, disinformazione. La ricognizione delle pratiche di OpenAI, Microsoft AI, Google AI e Meta AI Research non serve a stilare una classifica, ma a mostrare che ciascuna azienda ha sviluppato competenze diverse in base ai problemi che incontra più spesso: le piattaforme attraversate da grandi flussi di contenuti hanno maturato esperienza specifica su disinformazione e discorsi d’odio, chi sviluppa modelli generativi lavora più a fondo su protezione dei dati e valutazione dei rischi. Non esiste una ricetta unica. Ma la parte più utile del lavoro è il riconoscimento che i cinque ambiti non sono compartimenti separati: un problema di sicurezza può compromettere la protezione dei dati personali, un modello che incorpora bias può produrre contenuti discriminatori, la disinformazione può colpire salute, sicurezza e fiducia nelle istituzioni, i discorsi d’odio possono intrecciarsi con narrazioni false amplificando vulnerabilità già presenti. Da qui discende la conclusione, che vale come criterio operativo per chiunque debba valutare un fornitore: la responsabilità non può risolversi in un singolo controllo o in una policy generale, ma richiede un insieme coordinato di misure — valutazione dei modelli, strumenti effettivi per gli utenti, verifiche sui contenuti, protezione dei dati, sicurezza delle infrastrutture, collaborazione con esperti esterni.
Testo ad accesso libero, con il PDF scaricabile.
Terza Missione UniBa · Spiegabilità dei sistemi automatici
“Spiegabilità XAI: aprire la scatola nera dell’intelligenza artificiale”
Chiedere a un large language model come sia arrivato a una certa risposta produce un testo generato esattamente come il primo: parola dopo parola, per massima probabilità condizionata. Non c’è garanzia che quella sia la spiegazione vera. È il nodo da cui parte Stefano Ferilli, che distingue con precisione trasparenza, comprensibilità, interpretabilità e spiegabilità — quest’ultima intesa come possibilità di ripercorrere i singoli passi di calcolo — e propone di ricomporre il livello subsimbolico neurale con quello simbolico del ragionamento controllato, cioè sistemi explainable by design anziché spiegazioni post hoc. Giuseppina Andresini porta il problema dove le conseguenze sono immediate: nella cyber security lo XAI non serve solo a giustificare l’allarme di un sistema di rilevamento delle intrusioni, ma a migliorarne l’accuratezza, a capire come le caratteristiche rilevanti cambino nel tempo mentre gli attaccanti modificano le proprie tecniche, e a individuare attacchi avversari invisibili a occhio nudo — due immagini identiche per noi hanno firme XAI diverse. Ma la stessa informazione è utilizzabile all’inverso: chi capisce quali caratteristiche il modello considera decisive sa anche cosa modificare per eluderlo. Corrado Mencar chiude il ragionamento sul piano organizzativo, con l’Hype Cycle di Gartner e una serie di casi già costati caro — dal sistema di selezione del personale di Amazon al chatbot che un giudice ha obbligato Air Canada a onorare — per arrivare a una nozione di IA certificabile fondata su quattro dimensioni: spiegabilità, verificabilità, responsabilità, tracciabilità. Marianna Cavone di InnovaPuglia mostra perché nella pubblica amministrazione questo non sia un raffinamento metodologico: nel procurement pubblico un modello a scatola nera è un rischio legale e democratico, perché la responsabilità dell’atto resta al funzionario. Un webinar che riguarda chiunque debba rispondere di una decisione presa con l’ausilio di un sistema automatico.
Terza Missione UniMiB · Diritto e conflitto ibrido
“Stati e predatori. La democrazia alla prova della guerra ibrida”
Quando un privato diventa indispensabile per la sicurezza, per la comunicazione militare, per l’accesso allo spazio o per l’elaborazione dei dati, non fornisce soltanto un servizio: acquisisce una quota di potere. Da questa constatazione muove l’open class ospitata all’Università di Milano-Bicocca, e la ricostruzione di Monica Bonini — dalla dottrina Rumsfeld alla centralità dei satelliti, fino a SpaceX e Palantir — serve a mostrare che lo Stato sovrano ha smesso di limitarsi ad acquistare strumenti tecnici da imprese private e ha cominciato a dipendere da soggetti che controllano tecnologie strategiche. Quirino Camerlengo riporta la questione dentro la Costituzione, distinguendo l’articolo 11, che ripudia la guerra come strumento di offesa, dall’articolo 52, che parla di dovere di difesa senza usare la parola guerra, e mostrando che la risposta costituzionale al conflitto ibrido non può essere cercata soltanto nelle norme sulla guerra in senso stretto. Elena Di Carpegna Brivio traccia l’evoluzione delle piattaforme attraverso tre immagini successive — buon samaritano, gatekeeper, predatore — e avverte contro il loro uso come categorie fisse: gli attori privati assumono ruoli diversi secondo i contesti, e il compito del diritto è guardarne concretamente poteri, funzioni e responsabilità. Carla Gulotta affronta il problema più duro del diritto internazionale applicato alla manipolazione informativa, l’attribuzione: stabilire se un’operazione sia riconducibile a uno Stato è raramente semplice, e anche le contromisure comportano rischi, perché contrastare la disinformazione spesso significa limitare canali informativi. Marta Sosa Navarro chiude sull’intelligenza artificiale nei conflitti armati e sposta il baricentro dove deve stare: non nell’attribuire responsabilità alla macchina, ma nel ricostruire la catena delle decisioni umane, istituzionali e private che ne rende possibile l’uso. Gli obblighi gravano sugli Stati, sulle parti in conflitto, sulle imprese e sugli individui — non sulle macchine.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.




