Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Che cosa manca perché una tecnologia diventi un’impresa?
Una tecnologia può essere scientificamente eccellente, protetta da brevetti e sostenuta da finanziamenti e tuttavia non arrivare mai al mercato, perché tra il laboratorio e un’impresa funzionante possono mancare competenze manageriali, conoscenza del cliente, capacità regolatoria, capitale, produzione o perfino il gruppo di persone capace di costruire l’organizzazione. È significativo che lo European Innovation Council stia creando una rete di mentor, imprenditori, investitori ed executives destinata a intervenire proprio in questa fase, quando spesso la società ancora non esiste. Se per trasferire una tecnologia bisogna costruire anche chi sarà in grado di svilupparla, cambia profondamente il significato stesso del technology transfer.
Il modello Cambridge per trasferire la ricerca fuori dall’università
Cambridge Enterprise non tratta il trasferimento della conoscenza come un percorso unico che porta inevitabilmente dal brevetto alla startup: utilizza licensing, consulenza, proof of concept, capitale iniziale, formazione imprenditoriale e reti internazionali come strumenti differenti per problemi differenti. È questa architettura, più dei singoli numeri di brevetti o spin-off, a rendere Cambridge un caso interessante: alcune conoscenze hanno bisogno di capitale, altre di un’impresa esistente, altre ancora possono produrre valore attraverso una consulenza senza diventare mai una società. La questione diventa allora capire se il vero vantaggio di un sistema di trasferimento tecnologico risieda nella quantità di imprese che crea o nella capacità di mantenere aperti abbastanza percorsi perché ogni conoscenza possa trovare quello appropriato.
Che cosa intendiamo quando diciamo che un robot è sociale?
Un robot può parlare, riconoscere una persona, rispondere e adattare il proprio comportamento, ma nessuna di queste capacità stabilisce da sola che cosa significhi davvero definirlo “sociale”. Una parte della relazione nasce infatti dalla macchina, mentre un’altra viene costruita dall’essere umano, che interpreta gesti e risposte, attribuisce intenzioni e può arrivare a trattare un artefatto come se davanti a sé ci fosse qualcuno. È in questa distanza tra ciò che il robot effettivamente fa e ciò che noi crediamo di incontrare che si apre una questione destinata a diventare sempre più importante con la diffusione dei robot nella cura, nell’assistenza e nella vita quotidiana: quando parliamo della socialità delle macchine, stiamo descrivendo una loro proprietà o anche qualcosa che accade dentro di noi?
“Una modernità apparente. L’architettura coloniale italiana dal Mediterraneo all’Africa orientale” di Mia Fuller
Le città e gli edifici costruiti dall’Italia nei territori coloniali non furono soltanto prodotti dell’architettura, ma strumenti attraverso cui un progetto politico cercò di rendersi visibile nello spazio, spesso mostrando proprio nelle sue realizzazioni la distanza tra ambizioni imperiali, retorica della modernità e capacità effettiva di amministrare e trasformare i territori. Tripoli, Addis Abeba e gli insediamenti coloniali diventano così una fonte per leggere il colonialismo italiano attraverso ciò che progettò, ciò che costruì e ciò che non riuscì a realizzare. Il 28 settembre alle 16:00 Stroncature ne discuterà con Mia Fuller, Paola Salvatori ed Emanuele Ertola.
“John Dewey fra natura umana e democrazia” di Roberta Dreon e Matteo Santarelli
Per John Dewey la democrazia non poteva essere separata dal modo in cui gli esseri umani apprendono, costruiscono conoscenza e modificano le proprie convinzioni attraverso l’esperienza: non soltanto un sistema di istituzioni, quindi, ma una forma di vita che richiede educazione, pluralismo e capacità collettiva di affrontare problemi comuni. Rileggere oggi Dewey significa tornare a interrogare il rapporto tra scienza, esperienza, partecipazione e qualità della vita democratica senza ridurre il suo pensiero a una teoria dell’educazione o a una pagina della storia del pragmatismo. Il 2 ottobre alle 16:00 Stroncature ne discuterà con Roberta Dreon, Matteo Santarelli, Barbara Formis e Stefano Oliverio.
“La ricerca come bene comune. L’Università oltre la terza missione”
Che cosa cambia quando l’università non si limita a trasferire conoscenza alla società, ma costruisce conoscenza insieme alle amministrazioni, alle comunità, ai territori e alle persone che possiedono forme di sapere nate dall’esperienza? È una distinzione che mette in discussione la stessa idea di “terza missione”, perché coinvolge il modo in cui vengono scelti i problemi di ricerca, il rapporto tra discipline, la libertà accademica e la funzione pubblica dell’università. Francesca Gelli, Andrea Iorio, Emanuela Sorbo e Luca Casarotto ne hanno discusso su Stroncature insieme a Francesco Raniolo, affrontando anche le tensioni tra valutazione, partecipazione, conflitto e autonomia della ricerca.
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“Leonesse. Le guerriere del Rinascimento” di David Salomoni
Le donne che nel Rinascimento difesero castelli, guidarono uomini armati o parteciparono direttamente a conflitti sono state spesso raccontate come anomalie individuali, figure eccezionali emerse improvvisamente in un mondo della guerra interamente maschile. Ma che cosa accade se casi simili ricorrono all’interno delle stesse famiglie e degli stessi territori, e se alcune fonti mostrano l’esistenza di un’educazione, anche informale, capace di preparare quelle donne a comandare durante una crisi militare? È da questa domanda che David Salomoni ricostruisce una dimensione poco osservata del Rinascimento italiano, senza trasformarne le protagoniste in icone contemporanee e riportandole invece dentro le strutture politiche, familiari e militari del loro tempo.
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Eleatiche si occupa di futuro
Eleatiche è un servizio di analisi di Stroncature attivo dal 2022, nato per osservare in modo sistematico come tecnologia, geopolitica, regolazione, capitale e trasformazioni organizzative stanno modificando mercati, imprese e modelli di business. Il lavoro parte da un principio semplice: i cambiamenti più importanti raramente si manifestano all’improvviso; prima diventano visibili attraverso segnali deboli, nuove tecnologie, modifiche normative, investimenti, sperimentazioni industriali, nuovi comportamenti dei consumatori e nuove forme di organizzazione dell’impresa. Eleatiche cerca di individuare questi segnali quando sono ancora dispersi, collegarli tra loro e capire se stiano formando una traiettoria più ampia.
Il metodo è fondato su ricerca documentale, fonti istituzionali e scientifiche, dati, casi aziendali, documentazione regolatoria e analisi comparative internazionali. Ogni tema viene ricostruito distinguendo ciò che è già accaduto da ciò che è ancora in formazione, ciò che è strutturale da ciò che può essere temporaneo, e ciò che viene annunciato da ciò che trova già riscontro nei comportamenti delle imprese, negli investimenti o nella regolazione. L’obiettivo non è produrre previsioni generiche sul futuro, ma capire quali condizioni stanno emergendo nel presente, quali meccanismi potrebbero trasformarle in nuovi mercati, nuovi modelli di business o nuovi assetti competitivi e quali elementi potrebbero invece rallentarne o impedirne lo sviluppo.
Dal 2022 Eleatiche segue così l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, delle tecnologie industriali, delle nuove infrastrutture digitali, dei modelli di proprietà e finanziamento, delle strategie di crescita, delle trasformazioni del lavoro e delle nuove forme di relazione tra imprese e clienti. Il punto non è descrivere semplicemente una tecnologia o una tendenza, ma comprenderne le conseguenze economiche e organizzative: che cosa diventa possibile che prima non lo era, quali attività cambiano, quali intermediari perdono o acquistano importanza, quali competenze diventano necessarie e quali nuove strutture di mercato possono emergere.



