Complexity-as-a-service
Stroncature è una piattaforma per la disseminazione scientifica, culturale e tecnologica e fa due cose: 1) produce strumenti (Punti cardinali, Global Opinions, Bollettino dei Libri) e approfondimenti (Analisi & Ricerche) che hanno come metodo l’analisi delle conseguenze non intenzionali delle azioni umane intenzionali e delle caratteristiche emergenti di sistemi complessi, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alla semplificazione (riduzionismo) che domina il discorso pubblico, dove tutto è retto dalla logica dell’intrattenimento e della polarizzazione. ; 2) promuove la diffusione della conoscenza scientifica in partnership con Università e dai centri di ricerca, contribuendo alla Terza Missione (public engagement, valorizzazione della ricerca, disseminazione, trasferimento tecnologico…), con l’obiettivo di creare cinghie di trasmissione che connettano il motore della Ricerca con il sistema produttivo e la società civile.
Analisi e ricerche
La commercializzazione della ricerca dopo il proof of concept
Venti milioni di dollari per sei-otto imprese tecnologiche che hanno già superato una parte sostanziale delle verifiche scientifiche: il nuovo programma sperimentale della National Science Foundation interviene dove un progetto può sembrare pronto per il mercato e rimanerne ancora lontano. Il problema interessa direttamente università, imprese e finanziatori. Dopo aver dimostrato che una tecnologia funziona, occorre decidere quale prova giustifichi l’investimento successivo: continuare a perfezionare il prototipo potrebbe non affrontare più l’incertezza che impedisce di trovare un cliente. Come si riconosce quel passaggio, prima di impiegare altre risorse nella direzione sbagliata? Il confronto con gli strumenti europei e con le valutazioni dei programmi precedenti mette in discussione anche il modo in cui viene misurato il successo del trasferimento tecnologico. Un’impresa che continua a ricevere finanziamenti e una tecnologia che trova un impiego effettivo non raccontano necessariamente la stessa storia. Per chi deve accompagnare una ricerca fuori dal laboratorio, distinguere questi percorsi cambia la valutazione del progetto.
Se la circolazione atlantica sta perdendo stabilità
Le osservazioni continue dell’AMOC, la grande circolazione che trasporta acqua e calore lungo l’Atlantico, risalgono al 2004; i processi da comprendere possono invece svilupparsi su molti decenni. Questa differenza di tempi rende particolarmente difficile riconoscere quando il sistema stia perdendo la capacità di reagire alle perturbazioni. Un lavoro pubblicato a settembre confronta simulazioni nelle quali segnali simili precedono evoluzioni differenti: in alcuni casi la circolazione collassa, in altri recupera. Che cosa deve allora riconoscere un indicatore perché sia utile, anche quando l’esito peggiore non si verifica? La domanda riguarda il significato delle prove con cui vengono sostenuti gli allarmi climatici. Comprendere che cosa misurino le osservazioni, quali assunzioni entrino nei modelli e quanto conti la velocità del cambiamento permette di leggere con maggiore precisione sia gli avvertimenti sia le rassicurazioni. Cercare soltanto una data per il collasso lascia fuori proprio le condizioni necessarie per valutarne il rischio.
Quando le previsioni climatiche non bastano
Prepararsi per tempo a una siccità può rendere una comunità apparentemente meno prospera e scoraggiare i vicini dall’imitarla. È uno dei risultati di una simulazione dei sistemi pastorali dell’Africa australe pubblicata su Nature Sustainability: un modello costruito per studiare le relazioni fra previsioni, risorse economiche e decisioni, non per descrivere automaticamente il comportamento delle popolazioni reali. Il problema che solleva va oltre l’accuratezza meteorologica. Una famiglia può ricevere l’informazione giusta e non riuscire ad agire; un intervento può proteggerla nell’immediato e modificare le condizioni dalle quali dipenderà in seguito. Anche il successo osservabile di una strategia può essere diverso dal suo beneficio effettivo. Quali elementi occorre allora considerare prima di estendere una misura che sembra funzionare? La questione riguarda chi progetta e valuta le politiche di adattamento, ma anche il modo in cui ciascuno interpreta i risultati di un intervento: ciò che viene adottato più facilmente non è necessariamente ciò che produce gli effetti migliori.
Disseminazione scientifica e Terza Missione
Perché un robot non può sostituire una relazione umana
Un robot può rispondere con coerenza, diventare una presenza familiare e suscitare un attaccamento autentico nella persona che lo utilizza. Stabilire se questo basti a costituire una relazione richiede però criteri diversi da quelli con cui si valuta la qualità della conversazione. Piercosma Bisconti e Antonio Carnevale affrontano il problema attraverso il concetto filosofico di riconoscimento: che cosa significa incontrare qualcuno che possiede un punto di vista indipendente dal nostro, anziché un dispositivo progettato per interagire con noi? La distinzione diventa particolarmente importante quando la macchina viene proposta come compagnia per bambini, anziani o persone fragili. Il beneficio percepito e la natura del rapporto sono questioni connesse, ma non coincidenti. La ricerca invita a esaminarle senza negare l’utilità dei robot e senza attribuire loro una reciprocità sulla sola base delle reazioni che suscitano. Il contributo, liberamente consultabile, nasce dalle attività di Terza Missione di Stroncature in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Seminari e presentazioni
“Materie prime che muovono il mondo. Rare, critiche, contese” di Elio Giamello
La rarità di un elemento e la difficoltà di procurarselo sono problemi differenti. Per comprenderne le conseguenze occorre tenere insieme le proprietà dei materiali, i processi necessari a utilizzarli e le condizioni nelle quali vengono scambiati. In Materie prime che muovono il mondo. Rare, critiche, contese (il Mulino, 2026), Elio Giamello affronta questa relazione dal punto di vista della chimica. Nel confronto con Mauro Botta e Maria Cristina Paganini, la discussione entra anche in una questione spesso risolta troppo rapidamente con il richiamo al riciclo: quali conoscenze permettono davvero di separare e recuperare gli elementi contenuti nei prodotti, e che cosa impedisce di trasformarle in processi industriali? La composizione di un oggetto e il modo in cui viene progettato possono rendere quel recupero molto diverso da quanto suggerisca una generica promessa di riutilizzo. L’incontro permette di interrogare la dipendenza dalle materie prime partendo dai vincoli fisici e tecnologici che le decisioni economiche devono affrontare. La registrazione è liberamente accessibile.
“Leggere Deledda” di Monica Cristina Storini
L’immagine di Grazia Deledda come narratrice appartata, legata a un mondo sardo immutabile, lascia difficilmente spazio alla scrittrice che costruisce relazioni intellettuali, segue le traduzioni e organizza la propria attività professionale. In Leggere Deledda (Carocci), Monica Cristina Storini rimette in discussione quella rappresentazione attraverso il percorso delle opere e della loro ricezione. Nel confronto con Sabina Ciminari e Caterina Venturini emerge una domanda che riguarda anche la formazione del canone letterario: perché un riconoscimento come il Nobel non garantisce una presenza altrettanto stabile nelle letture e nell’insegnamento? Le categorie con cui una scrittrice viene classificata possono aiutare a comprenderla, ma possono anche rendere meno visibile ciò che non vi rientra. Tornare ai romanzi significa allora verificare quanto le interpretazioni ricevute consentano ancora di leggere i personaggi, il paesaggio e i conflitti della sua narrativa. La discussione è disponibile gratuitamente in versione integrale.
Prossimi appuntamenti
“Una modernità apparente. L’architettura coloniale italiana dal Mediterraneo all’Africa orientale” di Mia Fuller
Il 28 settembre alle 16:00 Stroncature ospiterà Mia Fuller per discutere Una modernità apparente. L’architettura coloniale italiana dal Mediterraneo all’Africa orientale (Viella, 2026), con Paola Salvatori ed Emanuele Ertola; modera Riccardo Pennisi. Tripoli, Addis Abeba e gli insediamenti coloniali in Libia ed Etiopia permettono di affrontare il rapporto fra ciò che un potere intende rappresentare attraverso l’architettura e ciò che riesce effettivamente a governare. La costruzione di edifici e città associati a un’idea di modernità può convivere con amministrazioni disordinate, progetti incoerenti e conflitti politici. Come leggere allora quelle opere senza assumere come descrizione della realtà l’immagine che erano chiamate a promuovere? Il confronto mette in relazione le scelte degli architetti con quelle di amministratori e pianificatori, riaprendo la questione di ciò che lo spazio costruito consente di conoscere del colonialismo italiano. La partecipazione è gratuita, previa registrazione.
“John Dewey fra natura umana e democrazia. Una biografia intellettuale” di Roberta Dreon e Matteo Santarelli
Quali condizioni permettono a una società democratica di apprendere dall’esperienza e modificare le proprie decisioni? Il rapporto fra conoscenza, educazione e partecipazione attraversa il pensiero di John Dewey e pone un problema che non si esaurisce nella descrizione delle istituzioni. Riguarda le capacità che le persone sviluppano, il ruolo della scienza nella vita pubblica e le possibilità concrete di confrontare esperienze differenti. Il 2 ottobre alle 16:00 Roberta Dreon e Matteo Santarelli presenteranno su Stroncature John Dewey fra natura umana e democrazia. Una biografia intellettuale (Carocci, 2026). Con gli autori dialogheranno Barbara Formis e Stefano Oliverio, con la moderazione di Riccardo Pennisi. Ricostruire il percorso del filosofo nel contesto della storia statunitense permette di interrogare anche le tensioni della sua proposta, senza ridurla a un richiamo generico alla partecipazione. La partecipazione all’incontro è gratuita, previa registrazione.
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